MARIO VENUTI Intervista esclusiva / Nuovo album nel 2012

Read Time4 Minutes, 53 Seconds

di Mauro Carosio

Un percorso musicale, quello di Venuti, che si dispiega lungo un intenso trentennio, e un impegno cantautorale racchiuso in ben sette album. Voce calda, intima, complice, un‘identità musicale fin dall’inizio matura e coerente, legata alle radici siciliane ma al tempo stesso aperta alle contaminazioni d’oltre frontiera. Ultimamente lo abbiamo visto anche recitare nelle vesti di Pilato nel musical Jesus Christ Superstar (per la regia di Massimo Piparo), al fianco di Matteo Becucci, Simona Bencini e Max Gazzè. Venuti è certamente una delle note più autentiche del panorama musicale nazionale. Amedit lo incontra alla vigilia dell’uscita del nuovo album, per ripercorrere con lui i momenti più salienti del suo percorso artistico.

 

Partiamo dall’inizio: dall’82 al ’90 sei stato un membro di una delle band italiane più amate del periodo. Emozioni e ricordi.

Eravamo molto giovani, io solo 19 anni, un entusiasmo e una energia irripetibili, anche tanti errori dovuti all’inesperienza, ma comunque una bellissima avventura. E poi dal punto di vista artistico ancora oggi inseguo la stessa voglia di creare la pop song perfetta, solo che oggi ho più padronanza dei miei mezzi espressivi.

Poi hai atteso quattro anni prima di debuttare come solista, cosa è successo in quel lasso di tempo?

Anche se non ho pubblicato dischi, quei quattro anni sono stati una tappa fondamentale della mia crescita. Sciolte le briglie della band, mi si sono aperti orizzonti musicali nuovi, viaggi, letture, una scoperta continua. Assorbivo come una spugna. Potrei dire che vivo ancora di rendita di quegli anni, nel senso che allora ho elaborato una sintesi artistica che mi porto dietro ancora oggi.

Da Un po’ di febbre (titolo del primo album n.d.a.) all’ultimo: Recidivo, quali sono state le tappe più importanti per la tua formazione?

Un po’ di febbre era con un piede nel passato e uno nel mio futuro. Poi tutto si è svelato in maniera più compiuta. Anche l’assimilazione del Tropicalismo Brasiliano e la traduzione che ne ho fatto in salsa mediterranea, sono  cose avvenute proprio negli anni ’90. Recidivo, invece segna la chiusura definitiva con quel mondo e una riappropriazione delle mie radici, europee e Italiane in particolare.

Sanremo, sarà tutto quello che vogliamo di nazional-popolare etc. etc. ma su quel palco tu hai vinto il premio della critica nel 2004 con Crudele. Com’è cantare sul palco dell’Ariston? Ci torneresti?

L’Ariston è una brutta bestia per tutti i cantanti, solo che te ne rendi conto solo quando sei lì e devi gestire il carico di attenzioni che senti addosso. Solo con l’ultimo, quello del 2008 con “A ferro e fuoco” posso dire di aver domato la bestia, ero più sereno e ho cantato all’altezza delle mie possibilità. A questo punto potrei farne altri senza problemi.

Tu hai scritto anche per altri: Antonella Ruggiero, Carmen Consoli, Raf, Patrizia Laquidara per citarne alcuni, come ti poni di fronte a un collega che ti chiede un brano?

A volte le canzoni sono già scritte e per caso vengono scelte da un interprete, ma ho fatto anche cose su richiesta con risultati altrettanto buoni.

Se si può chiedere: un collega che stimi e uno che non stimi.

I colleghi che stimo sono tanti, a cominciare da alcuni della scuola romana tipo Max Gazzè, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri fino ai Subsonica. Ma ce ne sono molti altri. So che è impopolare da dire, ma trovo Vasco troppo sopravvalutato, anche se in effetti l’uomo mi sta anche simpatico..

Una carriera quasi trentennale. Che senso ha oggi, in piena crisi, registrare un nuovo disco?

Si spera che sia il disco e non la musica ad essere in crisi. E poi un artista non smette mai di esserlo, anche nelle contingenze sfavorevoli del mercato.

Com’è cambiato il modo di fare musica in Italia, e com’è il pubblico che va ai concerti?

Il rituale del concerto sarà anche stanco, ma la differenza la fa l’artista con il suo repertorio e la sua capacità di stare sul palco e offrire davvero uno show. E il pubblico reagisce di conseguenza. Il pubblico dei concerti a volte se ne frega di quello che passa in Radio o TV. E questo fa ben sperare

La scena italiana può essere considerata provinciale?

Essere provinciali o con un carattere geografico preciso non sempre è un male, può voler dire autenticità. Ma il livello comunque è abbastanza alto professionalmente e la proposta è molto varia.

Hai mai pensato di cantare in inglese?

Mi viene più naturale cantare nella lingua in cui sogno e mi esprimo meglio. La mia patria è la mia lingua, diceva Pessoa!

Una playlist personale. Qual è l’ultimo disco che hai ascoltato o comprato?

L’ultimo è Eden dei Subsonica, anche il disco della figlia di Sting è molto carino. Poi Ryan Adams e i Coldplay tra le altre cose… Le playlist sono sempre variabili e fluttuanti a seconda del momento…

Ricordi invece qual è il primo disco che hai comprato?

Il primo disco che ho comprato credo fosse Blue Moves di Elton John

Qual è la tua canzone a cui sei più affezionato e perché

Fortuna è sicuramente la mia canzone-amuleto e per me ha un significato particolare

Quanto c’è delle tue origini siciliane nella tua musica?

Le mie origini Siciliane a volte vengono fuori, ma molto più spesso mi sento un artista globale

La canzone che avresti voluto scrivere.

What a wonderful world di Louis Armstrong

Programmi futuri?

Sto terminando il nuovo album che uscirà nel 2012. Quindi tra un po’ si riparte, anche in tour..

La pubblicazione del nuovo album di inediti (le session si sono concluse a fine novembre) è prevista per i primi mesi del 2012. La produzione artistica è affidata a Roberto Vernetti. Tutti i brani sono di Venuti e Kaballà (a parte due che portano la firma del solo Venuti).

Discografia: Un po’ di febbre (1994), Microclima (1996), Mai come ieri (1998), Grandimprese (2003), Magneti (2006), L’officina del fantastico (2008), Recidivo (2009).

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