L’ITALIA DELLE RISORSE Il patrimonio artistico-ambientale come antidoto alla crisi

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di Leone Maria Anselmi

La crisi c’è già, ristagna nell’aria, anche se a quanto pare il peggio deve ancora arrivare. Gli italiani dovranno rimboccarsi le maniche ben al di sopra dei gomiti e, come si suol dire, stringere la cinghia. I ripetuti inviti al sacrificio – come se finora fossimo vissuti nel lusso e nella bambagia – non preannunciano niente di buono, e certo non contribuiscono a riaccendere gli animi e a infondere fiducia nelle istituzioni; quelle stesse istituzioni (lo scriviamo minuscolo appositamente) che abbiamo profumatamente pagato affinché ci tutelassero quanto meno nei nostri diritti fondamentali: il diritto al lavoro in primis, e quindi il diritto al futuro. Dovremmo ricevere, ora che siamo nel bisogno, e invece dobbiamo dare, dare, dare ancora (e non solo in termini di semplici rinunce). Ma cosa ci aspettavamo da governi e governicchi che non hanno investito il becco di un centesimo in ricerca, crescita e sviluppo? Dare “perle ai porci”, recita un vecchio detto popolare, ed è questa la fine che hanno fatto le tasse e le imposte puntualmente versate dagli onesti contribuenti a fronte di servizi mai ricevuti. Ora agli italiani vien chiesto di porgere i porcellini di ceramica (i salvadanai del popolo dei risparmiatori) e di attendere le martellate. Eppure, in tempi non sospetti, aleggiava sul Paese la promessa di un milione (dico un milione!) di nuovi posti di lavoro. A questo punto la domanda sorge spontanea: da cosa sarebbero dovuti sorgere questi fantomatici posti di lavoro? Forse da infrastrutture mai potenziate? Da canali di ricerca e sperimentazione mai supportati? Dalla cultura e dalle arti mai concretamente incentivate? Da un patrimonio storico, artistico e ambientale mai razionalmente valorizzato? O credevamo forse, poveri illusi, che sarebbe bastato affidarsi al miracolo del “sorriso televisivo”, a uno spot pubblicitario convincente e rassicurante? Beh, ormai è andata così e non si torna indietro. Sappiamo fin troppo bene, d’altra parte, a chi e a quale sistema imputare certe responsabilità. Quello che fa veramente specie però è vedere naufragare un Paese “ricco” come il nostro, un Paese che potrebbe vivere anche solo dell’indotto turistico; possediamo più del 50% del patrimonio storico-artistico mondiale, e come lo facciamo fruttare? Il problema sembra che risieda a monte, nella mancata organizzazione dialogale di ministeri, soprintendenze, enti e regioni, e più nello specifico nella non-razionalizzazione di un piano unitario finalizzato alla valorizzazione e conseguente promozione. I modelli europei parlano da soli (basti pensare alla Germania o alla Francia, che tra l’altro possiedono solo una briciola di quello che possediamo noi, ma quella briciola l’hanno saputa far fruttare). Un altro grosso problema, più insormontabile forse, riguarda la distribuzione delle competenze. Il Bel Paese abbonda di perfetti ignoranti che ricoprono cariche altisonanti, piazzati lì per interessi di partito o per favori personali, personaggi non solo sprovvisti dei titoli universitari correlati alla mansione ricoperta ma anche delle più elementari competenze in materia. Architetti messi a fare gli archeologi, ex giornalisti televisivi riciclati nei Beni Culturali etc., fino alle vallette della tivù sistemate in Parlamento. Basterà un governo tecnico a restituire dignità e credibilità (e soprattutto competenza) agli organi istituzionali? Non possiamo che augurarcelo. Si uscirà dalla crisi solo all’indomani di una riformulazione seria di tutto l’assetto vigente. Il nostro grandioso patrimonio storico-artistico-ambientale può offrire risorse preziose per il rilancio dell’economia e del turismo e attende solo che gli interventi necessari siano individuati, avviati e sostenuti. Pensiamo solo, per non fare che qualche esempio, a tutta la Magna Grecia che abbiamo in Sicilia (Selinunte, Segesta, Agrigento…) o ai territori dell’Agro Romano (un tempo una delle mete privilegiate del Grand Tour). La materia prima c’è (e anche troppa). L’Italia è un frutteto: bisogna solo togliere le erbacce e annaffiare. Annaffiare!

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2 thoughts on “L’ITALIA DELLE RISORSE Il patrimonio artistico-ambientale come antidoto alla crisi

  1. in Italia bisognerebbe salvaguardare e valorizzare ciò che si ha: cominciando dal paesaggio
    e continuando con tutto ciò che riguarda la cultura dalle arti alle scienze, dalla produzione alla ricerca!!!!

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