INTEGRAZIONE DEI DISABILI A SCUOLA

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Classe V A – Scuola “Karol Wojtyla” – Palagonia

L’avere invitato in classe alcuni dei nostri nonni è stata un’occasione importante ed interessante per capire quanto sono cambiati i tempi. Tra le tante cose ascoltate ci ha colpito molto il sapere che i disabili non potevano frequentare la scuola per cui, con la nostra insegnante d’italiano, abbiamo approfondito l’argomento e abbiamo voluto sapere in che modo i disabili siano stati ammessi a scuola. Oggi essi fanno parte integrante delle classi anche se, a causa della crisi economica, attualmente le ore di sostegno  a loro assegnate sono state ridotte. Nell’antichità i disabili venivano considerati un peso inutile per la società, infatti, i romani gettavano dalla Rupe Tarpea i bambini malformati in quanto, non avrebbero mai potuto contribuire alla grandezza dell’impero. L’integrazione dei disabili a scuola è recente, risale infatti ai primi anni del ‘900. Fino ad allora, venivano chiusi in istituti dove spesso subivano violenze fisiche che aggravavano la loro situazione. Fu Maria Montessori, la prima donna medico d’Italia, a capire che i “bambini non normali” necessitavano di attività particolari basate sui cinque sensi e sulla manipolazione per scoprire il mondo circostante e sviluppare le potenzialità nascoste. Fino agli anni ‘60 lo Stato assicurava l’assistenza ai disabili che, però, non avevano ancora l’aiuto di insegnanti di sostegno e quindi non godevano di alcun intervento educativo. Quelli tranquilli venivano raggruppati nelle classi speciali mentre i bambini iperattivi, violenti e turbolenti venivano inseriti nelle classi differenziali. Con la legge 118 del 30 marzo 1971 si fece il primo passo verso l’integrazione con l’eliminazione delle barriere architettoniche, cioè porte strette, scale e bagni non adatti, in modo che, chi era costretto a muoversi sulla sedia a rotella o a portare le stampelle potesse frequentare la scuola senza difficoltà, perché l’istruzione è diritto di ogni cittadino come stabilisce l’articolo 34 della Costituzione italiana. Fu solo con la legge 517 del 1977 e la 280 del 1982 che furono abolite le classi speciali e differenziali; i portatori di handicap furono inseriti nelle classi comuni e per la prima volta fece il suo ingresso a scuola l’insegnante di sostegno che ha il compito di  aiutare l’alunno a sviluppare le sue potenzialità, seguendo un percorso appositamente programmato per lui. Per noi bambini è normale avere in classe qualche compagno o compagna diversamente abile, e sapere che fino a qualche decennio fa non potessero frequentare la scuola ci sembra ingiusto e grave. Oggi, grazie alle leggi che il nostro parlamento nel corso degli anni ha approvato, l’articolo 34 della Costituzione è stato rispettato: ma ancora c’è molto da fare. Tale articolo dice che anche i bambini e i ragazzi affetti da disabilità fisica o psichica hanno diritto a frequentare la scuola. Secondo noi avere un diversamente abile in classe è motivo di arricchimento, perché ci rende più sensibili e ci fa diventare più responsabili, inoltre ci aiuta a crescere più tolleranti e rispettosi nei confronti di ogni tipo di diversità; del resto ciascuno di noi è unico e pertanto “diverso” da ogni altro.

Erica Brancato, Chiara D’amico, Giulia Di Stefano, Simona Bardaro, Alessia Giannuso, Irene Mazzara, Graziella Liggieri.

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