DECADANCING. Ivano Fossati e la musica che resta

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di Mauro Carosio

A sessant’anni compiuti da poco, Ivano Fossati ha annunciato il suo ritiro dalla scena musicale. Si congeda  lasciandoci l’ultima perla della sua vastissima produzione: Decadancing, un disco che non si discosta molto dagli ultimi per stile, sonorità e impegno politico-umanitario. Spirito schivo e riservato, Fossati ha attraversato quarant’anni di storia della musica italiana lasciando segni indelebili fatti semplicemente di canzoni (brani che ha scritto per sé e per i maggiori interpreti della musica “leggera” nazionale). Viaggiatore solitario lucido e disincantato, ha sempre ricercato nuove rotte e percorsi da inseguire senza mai lasciare del tutto la sua Genova, città densa di storia e malinconia, da sempre una roccaforte della canzone italiana. E proprio a Genova, dove è nato il 21 settembre 1951, nella zona vicino al porto e alla città vecchia cara a De Andrè, Fossati manifesta fin da bambino la sua passione per le sette note iniziando a suonare prima il pianoforte e poco dopo la chitarra e le percussioni. I suoi primi esperimenti sono legati a quel che si chiama “rock progressivo”, un genere dal quale si discosterà col tempo e l’età matura. Siamo all’inizio degli anni ’70 e Fossati fonda i Delirium, gruppo “hippy” che rimarrà nella storia quanto meno per la loro apparizione al festival di Sanremo col brano Jesahel, un successo immortale. Fossati intraprende la carriera da solista nel ’73 con l’album Il grande mare che avremmo attraversato e da qui seguiranno una serie di dischi di successo che culminerà nel ‘79 con La mia banda suona il rock, croce e delizia per l’autore. Il brano che dà il titolo all’intero lavoro diventa un tormentone che Fossati ripudierà in futuro al punto di smettere di proporlo dal vivo. Nuova virata, nuovo viaggio verso un percorso meno rock e più intimistico. Siamo negli anni ’80, è il periodo di Panama, 700 giorni, Ventilazione e di uno dei suoi più grandi capolavori: La pianta del tè (1988), disco elegante e ricercato, ricco di atmosfere originali e impreziosito dalle voci di Teresa de Sio, Francesco de Gregori e Fabrizio de Andrè. E ancora un Fossati in stato di grazia quello che negli anni ’90 offre, con tre album di grande valore musicale e stilistico, una grande prova d’autore. Discanto, Lindbergh (lettere da sopra la pioggia) e Macramè, sono nuovi gioielli di poesia e freschezza espressiva che vedono il contributo dell’amica Fiorella Mannoia, con cui collabora in maniera assidua producendo uno dei dischi migliori della cantante: I treni a vapore. E sempre questi anni lo vedono protagonista dell’ennesima rinascita artistica di Patty Pravo con Angelus, un brano incluso nell’album Notti guai e libertà del ’98, e ripresa dallo stesso Fossati nel disco La disciplina della terra del 2000. “Noi artisti abbiamo la fortuna di manipolare suoni e parole. Possiamo farci stare dentro pensieri molto larghi. Forse anche troppo. Amo molto la canzone tradizionale, ma sono curioso, e tendo a slargarla. Ho tanta voglia di percorrere strade artistiche sempre più oblique”. Con questa dichiarazione Fossati annuncia nel 2001 l’uscita del suo unico disco strumentale: Not one word, il progetto “senza parole” a lungo annunciato e ora realizzato; musiche oniriche, atmosfere a volte dense a volte rarefatte per un cameo indimenticabile nella storia del musicista genovese. Nel terzo millennio altri tre dischi memorabili: Lampo viaggiatore, L’arcangelo e Musica moderna. Perle di perfezione stilistica e brani che rimarranno nella memoria di molti per le corde toccate in cui l’ascoltatore si riconosce: Il bacio sulla bocca, Ho sognato una strada, Musica moderna e tanto altro. L’addio dalle scene si materializza con Decadancing, un disco in pieno stile fossatiano che non denota nessuna crisi creativa, un album denso dove i temi trattati toccano il cuore del  pubblico e dove perfino un addio come quello raccontato in Settembre rimane triste, ma carico di speranza, la stessa speranza che in modo disincantato ci offre in Quello che manca al mondo, dal titolo emblematico. Grazie di tutto maestro!

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