I NONNI IN CLASSE RACCONTANO

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di Giulia Di Stefano (Scuola K. Wojtyla – Palagonia)

La festa dei nonni è stata per noi alunni delle quinte di scuola primaria un’occasione per svolgere delle attività davvero interessanti: abbiamo messo in scena uno spettacolo in dialetto siciliano dal titolo “Tempi moderni” che, divertendoci, ci ha fatto capire come sono cambiati i modi di vivere nel corso del tempo. Abbiamo anche invitato alcuni nostri nonni che hanno raccontato della loro infanzia, dei loro giochi, della scuola ed episodi particolari della loro vita. La nonna di Simona Bardaro ha raccontato che in famiglia erano dodici e vivevano tutti nella stessa stanza insieme ad alcuni animali da cortile. I poveri aiutavano altri poveri e si regalavano i vestiti non più utili. C’era molta più onestà e fiducia: le porte venivano lasciate aperte anche perché, essendo poveri, non avevano timore dei ladri. Se ci si allontanava, per qualche motivo, si chiedeva alla vicina di controllare la casa e anche qualche figlio piccolo che dormiva. Ma la cosa che mi ha colpito di più è stato il fatto che i disabili non venivano accettati a scuola, infatti suo fratello sordomuto, pur avendo ottime potenzialità non poteva frequentarla. Nonna Carmela ha raccontato che il suo sogno era indossare un abito bianco da sposa, ma non ha potuto mai coronare questo sogno perché fece la “fuitina”, cioè scappò con il suo fidanzato che, a sua volta, sognava di poter studiare. Ma anche questo fu un sogno impossibile, perché essendo poveri doveva lavorare. Nonna Carmela non ebbe mai  una bambola, per questo motivo ora le colleziona. Abbiamo invitato in classe anche la nonna di Erica Brancato che proviene dalla Slovenia e ha raccontato la sua infanzia e le tradizioni del suo paese. Questo ha suscitato in tutti noi grande curiosità, perché potevamo mettere a confronto due culture diverse. Ci ha raccontato che a scuola usavano le penne stilografiche e che, appena arrivati, dovevano togliere le scarpe e indossare le ciabatte per evitare di sporcare il parquet. A scuola ci si andava a piedi anche quando nevicava e alla fine delle lezioni due bambini ripulivano la classe. I disabili erano ammessi, ma non avevano insegnanti di sostegno. A Pasqua si portavano rami con fili colorati e frutta in chiesa. La Prima Comunione veniva festeggiata davanti alla chiesa, dove si allestivano dei tavoli con dolci e golosità che ogni bambino portava da casa. Nonna Alina ha raccontato lo sgomento che provò quando arrivò a Palagonia, tanto che voleva tornare in Slovenia:  c’era molta arretratezza e la suocera era parecchio invadente, infatti, le proibì di indossare la gonna al ginocchio; le donne sposate dovevano portarla lunga. Il sentire tutti questi racconti è stata un’esperienza che mi è piaciuta particolarmente perché tutte queste storie dei tempi passati mi hanno fatto capire quanti cambiamenti ci sono stati in questi anni. Oggi mi piacerebbe che la gente fosse più sincera e disponibile come ai tempi dei nostri nonni, e ancora, desidererei tanto poter giocare per strada senza timore che mi succeda qualcosa. Ascoltando i sogni di quei bambini di allora ho capito che sono una bambina fortunata, alla quale non manca nulla, e che posso studiare o avere dei giocattoli senza dover “sognarli” come cose impossibili. Ma la cosa  più bella è stata sentire, attraverso le loro esperienze di vita, i nostri fantastici nonni ancora più vicini a noi bambini che affascinati  non ci stancheremo mai di ascoltarli.

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