UNIVERSO IMPERFETTO. Il Neo del Creatore, il nuovo saggio di Marcelo Gleiser

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di Massimiliano Sardina

“La perfezione e l’imperfezione

 sono in realtà soltanto modi del pensare.”

Baruch Spinoza

Fino a che punto la perfezione e la simmetria possono considerarsi alla base della Creazione? C’è davvero un equilibrio di corrispondenze e di specularità nel Grande Disegno? Può essere contemplata l’idea di una grande legge onnicomprensiva capace di spiegare e al contempo di legare tutte le altre leggi? Una convinzione atavica, comune a molti filosofi e scienziati (da Platone ad Einstein) riserva un posto privilegiato alla cosiddetta “teoria dell’unificazione”, che postula l’esistenza di un misterioso principio concatenante capace di connettere tutti i fenomeni universali all’interno di un medesimo quadro organico. In netta contrapposizione alla teoria dell’unificazione (conosciuta anche come teoria elegante) Gleiser tesse un vero e proprio elogio dell’imperfezione e della asimmetria, a suo dire le sole responsabili della protogenesi cosmologica. Una tesi autorevole e coraggiosa, così l’ha definita Roald Hoffmann, Nobel per la chimica. Per Gleiser l’indagine astrofisica deve necessariamente prescindere dalla ricerca di una verità ultima, da quello che lui definisce “monoteismo della ragione” ed indirizzarsi invece, più umilmente, su una ricerca in fieri. <<Per quanto meravigliosa sia, la scienza è una costruzione umana, un racconto che creiamo per dare un senso al mondo intorno a noi. Le verità alle quali perveniamo, come la legge di gravitazione universale di Newton o la teoria della relatività speciale di Einstein, sono davvero grandiose, ma hanno una validità limitata. C’è sempre qualcosa da spiegare che travalica la portata di una teoria. Ci saranno nuove rivoluzioni scientifiche, le concezioni del mondo cambieranno eppure, vanesi come siamo, diamo troppo peso alle nostre conquiste. I nostri successi ci hanno indotto a credere che quelle verità parziali siano le tessere di un unico mosaico, le componenti di una Verità ultima che aspetta di essere scoperta.>>. Gleiser non ha dubbi, dobbiamo rassegnarci a un universo infinitamente complesso governato da leggi altrettanto complesse, leggi che all’occorrenza possono tranquillamente neutralizzarsi l’una con l’altra, o invertirsi, o riformularsi senza una logica apparente; non usa mezzi termini per bollare questa aspirazione totalitaria come una chimera, un mito, un Graal parascientifico, ma al tempo stesso mostra di comprendere le ragioni che sottendono questa ricerca, ragioni tipicamente umane che anelano all’individuazione di un senso, di uno scopo nel mistero dell’esistenza (ed è qui che la razionalità scientifica secondo Gleiser si colora di metafisica religiosa). Se gli Unificatori proclamano: “Esiste un insieme fondamentale di leggi fisiche, scritte in profondità dentro l’essenza della Natura, che sta dietro a ogni cosa. Con il tempo scopriremo queste leggi e daremo un senso a tutto quanto. L’insieme di queste leggi costituisce l’incarnazione della teoria del campo unificato, l’espressione suprema della simmetria matematica nascosta della Natura; noi la chiamiamo la teoria del Tutto.”…sul fronte opposto i Credenti invece non hanno dubbi: “Conosciamo già tutte le risposte, sono scritte nel Libro sacro. La creazione è opera del nostro Dio onnipotente; soltanto un potere soprannaturale poteva esistere prima dello spazio e del tempo, solo un potere soprannaturale poteva trascendere la realtà materiale per crearla.” Senza dubbio si tratta di due posizioni ben schierate: Unificatori da una parte e Credenti dall’altra. Ma, si domanda Gleiser, abbiamo soltanto queste due alternative? <<Per millenni abbiamo vissuto sotto il favoloso incantesimo dell’Uno. Inginocchiati nei nostri templi o alla ricerca della matematica “mente di Dio” abbiamo desiderato ardentemente una connessione con ciò che sta oltre l’umano, abbiamo sognato una perfezione astratta che non possiamo trovare nella nostra vita. E così abbiamo evitato di fare i conti con noi stessi, rifiutandoci di accettare la fragilità della nostra esistenza.>> Gleiser assume una posizione di vera e propria militanza programmatica quando proclama: <<È giunto il momento di andare avanti, di scrollarci di dosso il vecchio imperativo della perfezione per accogliere le lezioni di una nuova visione scientifica del mondo. Essa esplora il potere creativo delle imperfezioni della Natura e accetta il fatto che esistano dei limiti alla conoscenza.>> L’imperfezione regna sovrana fin dalle origini: se la materia e l’antimateria si fossero trovate in perfetto equilibrio noi infatti non saremmo qui. Grazie a quel piccolo eccesso di materia l’universo si è foggiato così come lo conosciamo; questa condizione d’instabilità ha innescato il lungo processo di aggregazione di polveri interstellari che da planetesimali hanno poi dato vita ai pianeti. L’universo si è evoluto grazie a uno squilibrio primordiale, in seguito a una eccezionalità assolutamente asimmetrica e imperfetta (la casualità di una successione di eventi ha poi fatto il resto). Anche il celebre astrofisico Stephen Hawking individua nell’imperfezione il principio originante che ha consentito all’universo di strutturarsi. Gleiser ricorre alla metafora del neo, tirando in causa persino l’icona di Marilyn Monroe: un neo è sufficiente a rompere una simmetria, ma lo si può benissimo considerare un valore aggiunto, un vezzo che nobilita e diversifica la bellezza. L’imperfezione è bella perché produce originalità e varietà. A sostegno delle idee di Gleiser ci sono, d’altra parte, i risultati più recenti dell’indagine scientifica comparata; spesso e volentieri i conti non tornano, una perfetta simmetria matematica e geometrica si rivela sempre più avulsa dalle leggi che governano il nostro universo.

Nel 2011, alla luce delle attuali conoscenze in campo astronomico e astrofisico, è quanto mai
anacronistico ostinarsi a perseguire una teoria dell’unificazione. L’elettricità, l’elettromagnetismo, la forza nucleare forte e la forza nucleare debole stentano a essere riconducibili a un’unica madre; per di più non sappiamo se le costanti fisiche valide nel nostro sistema solare siano uguali in altre aree dell’universo. Oltre che sulle asimmetrie della materia e della vita, Gleiser non manca di riflettere ampiamente anche sull’asimmetria del tempo, sulla sua natura misteriosamente curva. Gleiser ci ricorda che sappiamo davvero ancora troppo poco dell’universo che ci circonda e di cui facciamo parte, e che le domande più importanti della scienza restano ancora aperte, spalancate sull’infinitamente grande e sull’infinitamente piccolo. Il saggio Il Neo del Creatore, edito in Italia per Rizzoli, oltre a offrirsi come un agevolissimo testo di divulgazione racchiude tutti i traguardi più recenti tagliati dall’indagine astrofisica internazionale, compresa la teoria delle superstringhe (degna avversaria delle teorie unificatrici). Attualmente Marcelo Gleiser insegna fisica e astronomia negli Stati Uniti, al Dartmouth College. Tra i suoi più celebri testi divulgativi segnaliamo L’Universo Danzante (1997) e Il Profeta e l’Astronomo (2002).

Massimiliano Sardina

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