UNA PICCOLA RESISTENTE

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Martedì, 19 luglio 2011 con la mia famiglia ci siamo recati a Palermo per partecipare alla manifestazione in ricordo della strage di via D’Amelio, dove persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Ero felicissima quando l’ho saputo, ma allo stesso tempo sorpresa. Sapevo di assistere ad un evento particolare e estremamente importante. Solitamente durante il viaggio in macchina soffro un po’, ma quella mattina, stranamente, stavo benissimo; l’attesa di arrivare mi ha distolto il pensiero dal viaggio. Ero convinta, chissà perché, di dovermi trovare in una piccola via senza tanta gente e, invece, quando sono arrivata mi sono accorta che era un bel viale affollato. Di mattina c’è stata una piccola manifestazione per i bambini dove Rita Borsellino ha spiegato chi era Paolo, cosa faceva per combattere la mafia e con quale grinta lo faceva. Il momento più bello è stato però quando ho dato il mio disegno a Salvatore Borsellino, lui l’ha guardato, mi ha abbracciata forte e dopo avermi ringraziata mi ha detto che non l’avrebbe appeso all’albero d’ulivo piantato nel punto dove è stato ucciso Paolo, in quanto aveva paura che si sgualcisse, ma l’avrebbe custodito lui con cura. Quell’ albero è stato piantato dopo la sua morte, a diciannove anni è diventato grandissimo e la gente vi appende tanti pensieri e piccoli oggetti. Si  dice che Paolo Borsellino è stato ucciso perché lo Stato trattava con la mafia, egli voleva scoprire la verità, ma stava andando oltre e quindi lo hanno fatto fuori. Dopo la sua morte, dalla sua borsa scomparve l’agenda rossa dove scriveva le cose più importanti e probabilmente qualcuno aveva paura di essere scoperto. Se oggi avessimo la possibilità di leggere quell’agenda rossa probabilmente scopriremmo tante verità nascoste. Nel pomeriggio ho avuto l’onore di salire sul palco e partecipare alla manifestazione antimafia leggendo un pensiero di Gioacchino Zerbo, che esprimeva l’affetto nutrito da tanti siciliani nei confronti del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta, e che invitava a riflettere sui tragici eventi successi in Sicilia. Mi hanno definita una “piccola resistente”. In quel momento non mi sembrava vero: stavo leggendo sullo stesso palco dove poco dopo avrebbero letto i parenti di quegli eroi, Salvatore Borsellino e i magistrati antimafia di Palermo che ogni giorno rischiano la loro vita come Paolo. Mi sentivo una di loro. Senza dubbio un’esperienza indimenticabile! Chissà se anch’io un giorno potrò diventare un procuratore antimafia per sconfiggere la mafia e migliorare la nostra società.

Simona Bardaro, Classe V A – I.C. “Gaetano Ponte”, Palagonia

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