RETTORE DOLCE E SENZA TEMPO. Il nuovo album della cantautrice veneta

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di Leone Maria Anselmi

Torna Rettore con un nuovo cd di inediti (edito da Edel), a sei anni di distanza dal precedente lavoro Figurine. Caduta massi è un album ispirato e compiuto: quello che si dice il disco della maturità. A un mese dall’uscita le recensioni, prima fra tutte quella di Fegiz, sono state all’unanimità positive ed entusiastiche, e per dovere di cronaca segnaliamo l’ingresso del cd direttamente in top-twenty nella classifica ufficiale Fimi. Suoni vintage-rock qua e là venati di ska e interpolazioni elettroniche, ma non mancano le atmosfere melodiche più tradizionali; come di consueto Rettore firma tutti i testi e Claudio Rego le musiche (agli arrangiamenti lavorano anche Maurizio Galli e Fabrizio Cesare). Caduta massi convince e avvince già al primo ascolto, in particolare i brani L’onda del mar (primo singolo radiofonico estratto) e La vecchiaia. Un disco coraggioso e insolito dove trovano posto, ben fuse tra loro, una colta ironia e una visione dell’amore insieme disincantata e romantica (Cosa ci faccio in questa arena se sono troppo fiera per far pena?…Ma non trovo le parole per fartelo capire, amarti e partorire, amarti e poi morire…). Giunta alla sua sedicesima fatica discografica la Leonessa di Castelfranco dimostra di avere ancora grinta e talento da vendere, a dispetto di quelle major che negli anni non l’hanno supportata come avrebbero dovuto. Se morirò, morirò con l’orchestra, sarà un cambio di giostra, avrò tre soldi in tasca… Sono ancora bella, ma l’estate è un’onda breve… Non mancano le riflessioni sulla morte, e più in generale sull’età che avanza (al già citato La vecchiaia fa da contraltare il brano Adolescente). Caduta massi suona anche come una sorta di testamento o di summa e riepilogo di un percorso artistico trentennale, ed è forse qui che risiede la sua forza, il suo fascino, la sua credibilità. Nei solchi di queste dieci tracce inedite ritroviamo una Rettore assolutamente coerente, schietta e sincera come sempre, fragile e insieme prorompente. Brava Donatella!

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