“Qualunquemente”, Antonio Albanese un politico di casa nostra

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Una risata amara, insieme alla triste consapevolezza di una comicità che non rallegra veramente. Sì, troviamo lo sketch divertente, troviamo la battuta disimpegnata; ma Qualunquemente, ultima fatica cinematografica del grandissimo Antonio Albanese, non è questo. Partiamo dalla trama: Cetto La Qualunque (interpretato da uno straordinario Albanese) è un ignorante, immorale e disonesto imprenditore calabrese, costretto alla latitanza all’estero per alcuni anni a causa dei suoi loschi affari. Tornato in terra natìa, si rende conto che le sue proprietà, frutto di disonestà, sono in pericolo a causa di un’ondata di legalità del nuovo candidato sindaco, De Santis. La Qualunque decide quindi di scendere in politica, ovviamente col fine ultimo di tutelare i propri averi. Impossibile non notare come il personaggio rispecchi una realtà che conosciamo bene: il politico è il furbo, parassita della comunità, vizioso, lussurioso, che si muove per i propri interessi personali, in barba alla cosa pubblica. Una sintesi, quella di Cetto La Qualunque, che riesce a rappresentare fedelmente la parte maggioritaria di quella casta che, ahinoi, ci governa. L’onestà non paga, ne esce sconfitta: lo dimostra il De Santis, onesto insegnante, avversario politico di La Qualunque, che viene schiacciato dagli atti vili, disonesti, mafiosi, del protagonista.

I buoni perdono, i cattivi vincono, chi alza la voce fa ciò che vuole e chi si muove nell’onestà scompare; la prepotenza è la via da seguire per il successo, mentre chi non ricorre a brogli, chi non ricorre a soprusi, perisce. Pdp, “Partito Du Pilu” (“pilu”, pelo, in italiano, è una sineddoche che indica la donna), poi, è quanto mai azzeccato per rappresentare questo personaggio. “Cchiù pilu pi tutti”, il celebre motto di Cetto, che tanto dovrebbe far ridere quanto pensare, non può che rimandare alle promesse elettorali che determinano poi il risultato delle elezioni, oltre che ad una visione tipicamente maschilista della società (di cui La Qualunque è campione). Il punto più alto di quest’opera più drammatica che comica lo troviamo nella conclusione: nel film, così come nella vita, l’onestà non trionfa, i buoni non vincono, i cattivi se la ridono. La genialità di Albanese sottolinea questa realtà grottesca, la sua satira dipinge una realtà devastata, e Cetto, e la sua disonestà, vincono. La comicità scompare di fronte a questa rappresentazione della vita, e lascia il posto ad un sorriso amarissimo; la gag viene oscurata dall’orribile consapevolezza che quello che vediamo, che tanto vorremmo fosse solo un’esagerazione del vero, è realtà. Di cosa ridere, quindi?

Giuseppe Campisi

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