PRECIOUS La vittima preziosa di un horror sociale

Read Time2 Minutes, 50 Seconds

Precious, tratto dal romanzo Push di Sapphire, è il secondo film del regista americano Lee Daniels (sceneggiatura scritta da Geoffrey Fletcher). Il faccione nero della protagonista s’impone già dalla prima inquadratura con la pregnanza di un’icona. La storia di Precious è quanto di più triste, nel senso squallido del temine, si possa raccontare. Al linguaggio crudo del romanzo di Sapphire, Daniels accompagna una trasposizione altrettanto spietata. Precious è preziosa perché incarna tutte le diversità e perché ne subisce tutti gli svantaggi. Il primo nemico di Precious è se stessa, il suo inquietante e oggettivamente sgradevole aspetto esteriore: è obesa, gonfia, goffa e sgraziata; è troppo alta e imponente per essere una minorenne, per essere una femmina; la sua pelle è nera, nerissima, in un mondo dove i belli continuano che dir se ne voglia ad essere i bianchi; non è intelligente, o perlomeno non lo è abbastanza per conquistare la promozione scolastica; è povera, troppo povera, e non ha intorno a lei qualcosa che possa nemmeno lontanamente assomigliare a una famiglia. Non è finita qui. Precious è stata messa ben due volte incinta da suo padre, e vive con una madre alcolizzata e altrettanto violenta che la accusa di averle soffiato l’uomo; come se non bastasse, per aggiungere un ulteriore ingrediente di squallore all’ameno quadretto familiare, Precious è costretta a subire anche le attenzioni sessuali di sua madre; è quest’ultima, inoltre, che la costringe a ingozzarsi di cibo al fine di venire sempre meno appetibile agli occhi del padre stupratore. Quella di Precious è una vita aberrante e senza speranza. La colonna sonora delle sue giornate sono gli insulti reiterati che la madre le rivolge quotidianamente, unitamente a percosse e a violenze psicologiche di ogni tipo. Le inquadrature, lo dicevamo all’inizio, mostrano impietosamente la situazione nel dettaglio, con primi piani sfacciati e piani sequenza che lasciano poco spazio all’immaginazione. Il faccione di Precious riempie e rabbuia lo schermo irradiando nello spettatore tutta la sua miseria. Troverà conforto nella figura di un’insegnante che la aiuterà gradualmente a riconquistare un po’ di fiducia in se stessa. Precious individua nella nuova scuola e nel sostegno di questa insegnante la prima possibilità di riscatto della sua vita. La sofferta conquista della propria autostima deve però subire un ulteriore schiaffo del destino, Precious scopre infatti di essere sieropositiva. Il film decide di chiudere deliberatamente con una nota di speranza, anche se riesce davvero difficile immaginare una Precious serena e felice proiettata nel futuro. Grazie all’insegnante che la prende a cuore e che si occupa di lei, Precious impara il concetto di diversità come valore (la sua insegnante è lesbica, mentre sua madre le aveva sempre parlato male delle persone omosessuali). Precious è un film parabola. La protagonista è una sorta di Cristo patiens messo in croce dalla sua stessa sacra famiglia. La via crucis non conduce al patibolo ma si snoda all’incontrario verso una potenziale salvezza. Precious, in ultima istanza, veicola un messaggio valoriale legato a tutte le diversità, in contrapposizione a certi schemi consueti e modelli sociali accettati perché considerati normali. Il film si regge su performance attoriali di altissimo livello, ma trae sicuramente il suo maggior punto di forza nell’indovinatissimo viso della protagonista (l’esordiente Gabourey Sidibe) che, come si suol dire, buca lo schermo. Precious è arrivato in Italia con circa due anni di ritardo. Il film si è aggiudicato due Oscar e oltre sessanta premi nel circuito dei festival internazionali.

Leone Maria Anselmi

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