IL TERRAZZINO DEI GERANI TIMIDI

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Il debutto letterario di Anna Marchesini

In questo suo primo romanzo, Anna Marchesini – nota da oltre vent’anni al grande  pubblico per il suo straordinario talento di attrice comica e drammatica – mette nero su bianco il suo grande amore per la parola scritta. Il terrazzino dei gerani timidi, edito in Italia da Rizzoli, deve infatti esser letto in primo luogo come un vero e proprio atto d’amore verso la Letteratura. A metà strada tra l’autobiografia e il racconto d’invenzione, il romanzo ripercorre l’infanzia e la preadolescenza di una fanciulla nata nell’Italia del 1950, alter ego della stessa autrice. Intorno a questa bambina, dal temperamento docile e sensibile, gravita un nutrito corollario di personaggi: l’obesa e infelice suor Giuseppina, la vecchia e scorbutica Ghita, le bizzarre sorelle di don Luigi e,  non in ultimo, l’ingombrante figura della madre. Quest’ultima, con la sua presenza pregnante, attraversa tutto il romanzo venendo a configurarsi come uno dei personaggi più emblematici. Dal terrazzino di casa la bambina osserva una piccola abitazione diroccata che sopravvive isolata in una porzione di prato incolto; tra lo sguardo della bambina e questo rudere malinconico si frappone una fila di gerani, testimoni anche loro dello scorrere del tempo. Sul terrazzino, da un’ottica privilegiata e personalissima, la bambina coltiva i suoi pensieri, le sue riflessioni, le sue prime letture.  A condurla lungo le strade della città e tra le persone, come una sorta di filtro e lente deformante, c’è la madre. La bambina è in un certo qual modo costretta a guardare il mondo anche attraverso gli occhi della madre, una donna infelice, votata perennemente al sacrificio e con una visione del mondo cruda e disincantata. Tra le stranezze di questa madre c’è quella di condurre periodicamente la figlia negli ospedali a far visita ad ammalati sconosciuti, anonimi corpi sofferenti sui quali lo sguardo acerbo della bambina è costretto a posarsi. Sospesa tra una rigida educazione religiosa in un istituto di suore e un clima familiare tutt’altro che felice, la piccola protagonista si guadagna a fatica una propria percezione del mondo che le sta intorno, lo stesso mondo con il quale da grande sarà chiamata a interagire. Il primo giorno di scuola, la prima comunione, l’educazione femminile… gli aneddoti che si susseguono nel romanzo, e che vedono di volta in volta coinvolta la figura inerme di questa bambina, concorrono tutti ad imbastire una riflessione sul senso dell’infelicità e del dolore: è infatti questo il tema centrale e il leit motiv del Terrazzino dei gerani timidi. La Marchesini adotta un linguaggio colto, dichiaratamente letterario, ma al tempo stesso riesce a parlare con semplicità, forte di quell’esperienza teatrale legata all’immediatezza della comunicazione. Il generoso ricorso alle metafore, la scansione non cronologica degli eventi conferiscono alla storia narrata un sapore del tutto particolare, e sottolineano l’autenticità e l’urgenza del messaggio che vi è riposto. La straordinaria descrizione della faticosa salita all’organo dell’obesa suor Giuseppina è sicuramente uno dei passaggi più riusciti del romanzo.

Giuseppe Maggiore

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