GENOVA E L’AFRICA DELLE MERAVIGLIE

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L’arte africana nelle collezioni italiane

A Genova dal 31 dicembre è in corso la grande esposizione: “L’Africa delle meraviglie: arte africana nelle collezioni italiane”. La mostra si snoda all’interno di due spazi tra i più prestigiosi e suggestivi del capoluogo mediterraneo:  al Palazzo Ducale e in misura minore presso il Castello D’Albertis. L’obbiettivo principale dell’evento è quello di far conoscere a un vasto pubblico opere d’arte africana tradizionale poco note e in molti casi mai esposte prima, un po’ per il carattere privato delle  loro provenienze e un po’ per l’aspetto marginale del collezionismo italiano d’arte africana rispetto a quello di altri paesi. Altro intento importante della mostra è quello di promuovere una riflessione sull’Africa e sulla sua arte passando attraverso il filtro del collezionismo italiano. In esposizione più di trecento opere che portano il visitatore direttamente nel cuore delle culture dell’Africa sub-sahariana: dal Mali al Congo, dalla Costa d’Avorio al Camerun, passando attraverso il Ghana e la Liberia. Quello che in Occidente diventa un’opera d’arte spesso in Africa nasce sotto tutt’altra insegna, è interessante  decifrare e interpretare i cambiamenti spaziali e semantici a cui va incontro un oggetto nel corso della sua esistenza. Così come le persone, anche gli oggetti hanno una loro biografia, si spostano, migrano da un luogo all’altro, hanno una loro vita e raccontano le loro storie. Gli oggetti in mostra sono approdati nelle collezioni italiane e i curatori hanno voluto testimoniare il cammino effettuato dagli oggetti in questione: dal luogo di provenienza a quella che è la loro dimora attuale. Testimonianze avvallate da video disseminati lungo il percorso espositivo, realizzati nelle case dei collezionisti che, raccontando le loro esperienze, forniscono un utile appendice documentaria e diventano nello stesso tempo parte integrante dell’esposizione. Guardare l’Africa attraverso l’arte e non attraverso la lente, a cui siamo purtroppo più avvezzi, delle carestie, delle guerre e delle emergenze sanitarie, è un modo per dare risalto a una ricchezza culturale enorme che spesso non è dato vedere e che per molto tempo è stata negata. Il continente dei “senza” (religione, cultura, tecnologie) degli adoratori dei feticci, dei selvaggi è ancora oggi oggetto di pregiudizi duri da sfatare completamente. E pensare che basterebbe volgere uno sguardo più attento per accorgersi di come le avanguardie storiche del secolo scorso (Picasso, Derain, Matisse) abbiano tratto ispirazione e valorizzato “l’arte negra”  portandola  al centro dell’attenzione occidentale. E proprio perché l’arte contemporanea continua a modellare il nostro sguardo, i curatori Giovanna Parodi da Passano e Ivan Bargna, antropologi e specialisti d’arte africana, hanno voluto coinvolgere negli allestimenti l’artista contemporaneo Stefano Arienti, che con le sue opere e installazioni ci aiuta a evocare, in modo sensibile, esperienze diverse, ma forse meno lontane di quel che pensiamo. Ed è proprio tramite gli allestimenti che la mostra vuole comunicare, senza eccessive spiegazioni o pesanti apparati didattici che i curatori hanno voluto evitare. Una enorme pedana bianca, volutamente grande e invasiva e un contesto quasi asettico è la struttura che si presenta all’ingresso del percorso; sulla pedana, che assorbe quasi tutto lo spazio della prima grande sala del Palazzo Ducale, sono posti gli oggetti,  strappati in tal modo da qualunque collocazione data da preconcetti, questi oggetti sono portati fuori dall’Africa  e sono esposti come se si trovassero in una enorme e immaginaria cattedrale. La maggior parte di loro sono esposti senza protezione, questo per preservare il  momento dell’incontro ravvicinato con l’oggetto e della nostra reazione molto forte a un impatto visivo di straordinaria potenza. Il tutto offerto in maniera accessibile a un vasto pubblico che verrà condotto attraverso le proprie suggestioni a interrogarsi sullo sguardo che dedica agli oggetti e al “viaggio” che sta compiendo. La mostra proseguirà fino al 5 giugno e sarà sede di incontri ed eventi a tema durante l’intero periodo. Informazioni più dettagliate si possono trovare sul sito www.palazzoducale.genova.it.

Mauro Carosio

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