PARANORMAL-CINEMA Alcune considerazioni su Paranormal Activity 1&2

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Non staremo a specificare né il nome del regista né tantomeno quello dello sceneggiatore, perché davvero non ne varrebbe la pena. Questi due film però risultano oltremodo interessanti sul piano del linguaggio cinematografico. Sulla falsariga di Blair Witch Project di Daniel Myrich e Eduardo Sanchez (1999, capostipite del genere e tra l’altro un ottimo film, tradotto in italiano come Il mistero della strega di Blair) in Paranormal Activity si torna all’effetto-verità delle riprese finto-amatoriali. Ma se in Blair le telecamere erano in mano ai personaggi (testimoni e insieme documentatori dei fenomeni sovrannaturali), qui invece sono fisse, asettiche, installate all’interno di una casa come quelle che sorvegliano le banche. Niente mano umana: un’amputazione più che mai funzionale all’amplificazione del sentore straniante. Su questo aspetto il secondo capitolo della saga, distribuito in Italia in autunno, funziona di più. Dopo gli abusi del gotico e dello splatter il cinema horror sembra si stia indirizzando su una persuasione emotiva più morbosa e perturbante, e qual migliore medium dell’effetto-reality per assicurarsi il coinvolgimento del pubblico. E pensare che il CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul Paranormale) pagherebbe oro se solo un fotogramma di quelle riprese contenesse qualcosa di autentico (ma questo è un altro discorso). Al di là dei singoli punti sottolineati fin qui mi sento di spezzare una lancia in favore di questo tipo di operazioni, che se non altro ci risparmiano il cattivo gusto degli effetti speciali triti e ritriti, lavorando più su quello che non si vede, e aprendo la riflessione su tematiche più ampie. Un tempo le telecamere erano complicati e costosi marchingegni manovrati da rispettabili e scorbutici cineasti, ma oggi? Oggi sono banalissimi optional di un telefonino, pronti a riprendere tutto quello che gli capita sotto tiro (ectoplasmi compresi). Lo strumento, come si dice, è passato di mano (e questo chi fa Cinema lo deve tener presente).  Peccato, però. Paranormal Activity aveva tutte le carte in regola per essere un bel film, un dignitoso film horror, almeno stando al soggetto e alla tipologia di linguaggio cinematografico… Ma che fine hanno fatto gli sceneggiatori?

Massimiliano Sardina

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