Morrissey, “The last famous international rockstar”.

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di Mauro Carosio

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Cover of Bona Drag

La storia di Morrissey “solo” inizia con lo scioglimento degli Smiths, il gruppo britannico di cui è stato il front man dal 1982 al 1987, una delle band più influenti e apprezzate del panorama musicale di quel periodo.

“Moz”, per alcuni è un modello e una guida, per altri un genio della scrittura, un prode del libero pensare. Senz’altro resta un personaggio che, da tempo, si è guadagnato un posto d’onore nella “hall of fame” della musica internazionale.

Steven Patrick Morrisey, conosciuto come “Jim” e ribattezzato “Moz”, nasce a Manchester il 22 maggio 1959 da una modesta famiglia di immigrati irlandesi.

Infanzia e adolescenza spese a seguire i suoi interessi musicali e letterari, combattendo con un carattere introverso, complesso e solitario, tormentato da episodi depressivi che non lo abbandoneranno più.

Dopo aver militato in alcuni gruppi rock locali, ottenendo i primi riconoscimenti della critica, nel 1982 fonda, insieme al chitarrista Johnny Marr, il gruppo che lo consacrerà alla fama mondiale: gli Smiths.

Un successo planetario che dura un lustro, fino a quando le divergenze di opinione tra Morrissey e Marr, sul corso da dare al futuro della band, diventano insormontabili.

Inizia un nuovo capitolo, ancora in corso.

Nel 1988 esce il primo lavoro da solista di Moz: Viva Hate; l’influenza degli Smiths è molto forte, l’album svetta immediatamente ai vertici delle classifiche di vendita grazie anche a singoli particolarmente azzeccati quali Suedehead e Everyday is like Sunday. Due anni dopo è la volta di Bona Drag, una raccolta particolarmente apprezzata, oggetto di culto per i fan che ne festeggiano quest’anno il ventesimo anniversario. Brani come The last famous international playboy e November spawned a monster sono i principali responsabili del trionfo: Morrissey si impone non più come ex-Smiths, ma come star con una propria identità.

Nel ’91 è la volta di Kill Uncle; il disco segue la scia di Viva Hate, con qualche episodio meno convenzionale, caratterizzato da testi più introspettivi. Siamo in una fase di transizione che continua anche col disco successivo: Your Arsenal, che vede la luce l’anno seguente e che verrà premiato come miglior album alternativo dell’anno. Morrissey è circondato da collaboratori illustri tra i quali spicca Mick Ronson, il chitarrista di  David Bowie, che contribuisce a traghettare Morrisey verso un rock più moderno e  “glam” rispetto ai lavori precedenti. Brani come Glamorous glue e Certain people I know, sono un chiaro sfoggio di questa trasformazione.

Arriviamo al ’94, un anno importante: Interlude, brano cantato in coppia con Siouxie di Siouxie & the Banshes, e l’album Vauxhall and I, portano Moz ai vertici delle classifiche inglesi e americane. Il singolo The more you ignore me, the closer I get rimane uno dei suoi brani più famosi.

Seguono un paio di anni, e di dischi, dai toni più crepuscolari, malinconici e a tratti enigmatici. Gli album Sothpaw Grammar e Maladjusted, rispettivamente del ’95 e ’97 riscuotono un  minore successo di critica e di pubblico. Southpaw Grammar, soprattutto, rimane il disco più esoterico di Morrissey: brani lunghi dall’andamento stravagante, sonorità piene a tratti orchestrali e testi complessi ed ermetici, non deludono comunque le aspettative dei fan più appassionati.

Alla fine del secondo millennio avvengono cambiamenti epocali.

Moz lascia l’Inghilterra per trasferirsi a Los Angeles, cambia etichetta discografica e, dopo un lunga pausa, nel 2004 esce You are the Quarry, il miglior successo discografico ottenuto nel corso della sua lunga carriera sia con gli Smiths che da solista. Un disco solare e vivace in cui si percepisce una rinnovata energia che fa tesoro del passato guardando al futuro. Un mix di rock abboccato e orecchiabile pervade ogni singola traccia del disco che convince al primo ascolto pubblico e critica, il primo estratto, Irish blood, english heart sale al vertice delle classifiche durante la prima settimana di vendite.

Rinfrancato ed entusiasta per l’attenzione riservatagli torna nel 2006 sereno e sicuro di sé, per quanto si possa permettere una delle personalità più inquiete della sua generazione. L’album in questione è Ringleaders of the Tormentors; registrato a Roma, nuovo amore di Moz, con la supervisione di Tony Visconti. Il disco convince, ma non arriva all’altezza del precedente, presentandosi comunque come una collezione di brani decorosi che si specchiano in testi dall’attualità scottante. Al centro rimane, comunque, sempre lui con la sua voce inconfondibile e lo sguardo disincantato.

E arriviamo così all’ultimo episodio di questa fortunata carriera con l’ultimo disco, Years of Refusal, uscito nel gennaio 2009. Un album grintoso, diretto, ispirato e vitale che presenta un Moz cinquantenne in splendida forma anche dal vivo, la lunga tournee che accompagna l’uscita del disco è ovunque sold out a dimostrazione del fatto che, parafrasando una sua canzone, “the last famous international rockstar”, ben lungi dall’avviarsi sulla china della pensione, ha ancora molto da dire.

logo-amedit-gravatar-okMauro Carosio

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