LUCIA LA MARTIRE Un nuovo studio sulla Martire siracusana

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Assieme alla vergine e martire Agata, martirizzata a Catania nell’anno 251, Lucia, donna di eccezionale bellezza ed elevata estrazione sociale, costituisce il binomio agiografico più significativo e più celebre di quelle eroine che, con il loro martirio, subìto in difesa della verginità e della fede, gloriarono la Sicilia nei primi secoli del cristianesimo. Secondo la tradizione e la pia devozione popolare, Lucia patì il martirio a Siracusa il 13 dicembre del 304 sotto Diocleziano, cioè lo stesso anno in cui il 12 agosto a Catania era giustiziato il giovanissimo martire volontario Euplo/Euplio. A differenza di Agata, Lucia esemplifica il modello cristiano di chi nega la propria famiglia e dona tutti i propri averi alla chiesa e ai poveri. Proprio a causa della devoluzione dei beni materiali, il fidanzato rimprovera Lucia di avere dilapidato il patrimonio paterno con uomini depravati e di essere pertanto diventata una meretrice dissoluta. La dilapidazione dei beni materiali è, quindi, per il suo fidanzato motivo di accusa e pertanto è non solo associata ma anche assimilata alla dissolutezza dei costumi (il Carnale mercimonium). È proprio tale assimilazione che prelude alla condanna al postrìbolo e poi a quella finale per spada. Dal Medioevo si consolida il patronato della vista attribuito a Lucia e dai secc. XIV-XV si fa largo spazio un’innovazione nell’iconografia, cioè la raffigurazione con in mano un piattino (o una coppa) dove sono riposti i suoi stessi occhi. Esso è probabilmente da ricercare nella connessione etimologica o paretimologica di Lucia a lux, molto diffusa soprattutto in testi agiografici bizantini e del Medioevo Occidentale. I documenti rinvenuti sulla Vita e sul martirio sono ascrivibili al genere delle passioni epiche in quanto i dati attendibili sono costituiti solo dal luogo e dal dies natalis. È molto probabile che la redazione più antica degli atti greci del martirio di Lucia, riconducibile al sec. V (l’altra è, invece, più artificiosa e risale al sec. IX d.C.), sia stata vergata in Sicilia, forse nella stessa città di Siracusa, attestando dunque uno stadio in cui il culto di Lucia era ancora locale. La redazione latina pare essere anteriore al sec. VII (ultimo quarto) e, quindi, più o meno contemporanea a quella greca a cui sembra strettamente connessa, anzi le due redazioni (sia quella greca che quella latina) potrebbero pure riflettere lo stato di bilinguismo della Sicilia. Nel corposo libro dell’agiografa Maria Stelladoro sono trattati i principali problemi che ruotano attorno alla figura della vergine e martire Lucia con un’indagine che parte da lontano: dalla leggenda (desunta da un manoscritto del XV secolo conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli) sul concepimento di Lucia per opera dei genitori Taranzio (o Tarenzio) ed Eutichia; il pellegrinaggio alla tomba di Agata (con il conseguente accostamento Agata/Lucia e Catania/Siracusa); il sogno, la visione, la profezia e il miracolo; l’integrità del patrimonio familiare; la lettura del Vangelo sull’emorroissa; il culto, l’iconografia; l’anno e la data del martirio della vergine, che variamente oscillano; la divergenza tra la tradizione greca e latina del martirio; la traslazione, durante la Quarta Crociata, delle reliquie di Lucia a Venezia, ove, a tutt’oggi, sono conservate; l’accostamento – a partire dal sec. VII – di Lucia di Siracusa alla devozione per un’altra Lucia (fittizia?) di Roma, rivendicata come santa locale di tradizione latina; le tradizioni popolari e quella della cuccia; la toponomastica, la sitografia e la battaglia di Santa Lucia, infine le principali chiese dedicate alla vergine e martire di Siracusa.

Uno studio esaustivo e appassionante per il lettore, che riconferma l’alta competenza sul campo dell’autrice Stelladoro, specialista in paleografia e codicologia greca presso la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, di cui si ricordano le recenti monografie pubblicate: Euplo/Euplio martire. Dalla tradizione greca manoscritta (2006) e, presso Jaca Book nella stessa collana “Donne D’Oriente e D’Occidente” di cui fa parte il volume su Lucia, Agata. La martire (2005). Nel trattare dell’argomento, ci sembra opportuno cogliere l’occasione per presentare ai nostri lettori in anteprima assoluta una nuova opera d’arte raffigurante S. Lucia: la splendida icona grafica in china e pastelli acquerellati su cartoncino, realizzata da Rita Delle Noci, apprezzata artista nativa di Melfi (PZ) e residente a Formia (LT), già autrice, lo scorso anno, di un’altra icona grafica dedicata alla martire Agata di Catania, esposta con enorme successo durante le celebrazioni agatine.

Gianluca Terranova

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