IL COLORE ARANCIO

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L’aurora già di vermiglia cominciava, appressandosi il sole, a divenir rancia,

quando la domenica la reina [Regina] levata e fatta tutta la sua compagnia levare…

( Boccaccio,  Decameron, c. 1370 )

L’arancione è un colore caldo, luminoso, energetico e positivo. Potremmo definirlo, insieme al verde, il colore della vita per eccellenza. Come ogni cromia che si rispetti anche l’arancione ha alle spalle una lunga storia, legata ad antiche e complesse simbologie che variano sensibilmente a seconda delle epoche e delle aree geografiche. È acceso, sveglio, giovane, vitaminico, non troppo rosso e non troppo giallo, più tiepido che caldo, suscettibile di infinite vibrazioni e viraggi verso l’oro. Stando comodamente nel mezzo non ha né l’aggressività del rosso e né le abbaglianti proiezioni del giallo. Un colore politically correct. Nel Cristianesimo delle origini l’arancione era associato negativamente all’ingordigia e più in generale ai peccati di gola. Nell’Induismo indica invece l’ascetismo e la rinuncia ai beni materiali; è adottato anche dai seguaci di Osho, per questo soprannominati gli arancioni. Anche i monaci buddisti indossano un saio arancione, che ha lo scopo di facilitare il distacco dalle passioni terrene e dalle tentazioni carnali. Nella cultura giapponese e cinese l’arancione è associato all’amore a alla felicità (è il colore della crescita, della gioia e simboleggia l’astro nascente). È un colore profondamente intriso di stratificazioni semantiche derivate da culture antichissime, da religioni millenarie e da simbologie altrettanto remote. L’etimologia del nome “arancio” o “arancione” è di origine araba, e rimanda al nome dell’Oro. In latino era chiamato aurantium, da aureum, cioè oro. Viene universalmente ricondotto all’idea del Sole, la nostra stella, e quindi, in senso traslato, alla vita, alla fertilità e alla felicità. E’ un colore ottimista a oltranza, ed è inoltre associato al concetto di cibo commestibile (o che stimola l’appetito), con l’autunno, la maturazione e la raccolta. Se l’arancio scuro può indicare inganno e diffidenza, quello tendente all’oro evoca sentimenti di prestigio, illuminazione e sapienza. Quando la potenza energetica del rosso si unisce in perfetto dosaggio con l’irraggiamento solare del giallo, quando cioè il lato attivo e positivo dei due primari si esprime nella massima valenza, ne scaturisce un colore gioviale, entusiasmante e vitalizzante, definito da Goethe “vivo e splendido“. L’arancione è la sfumatura cromatica che appartiene sia al sorgere del sole che al suo tramonto, sia al principio che al termine di una giornata, caricandosi in tal modo di significati dalle connotazioni opposte e ambivalenti. Nel primo caso, tale colorazione indica il sole nascente, l’inizio di un nuovo giorno e diviene, in questo modo, l’archetipo della vita e della rigenerazione.

Massimiliano Sardina

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