CULTURA A PALAGONIA: SI TORNA AI TEMPI DEGLI ORATORI PARROCCHIALI

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Le associazioni laiche vivono in una condizione di indifferenza generale e senza mezzi.

Palagonia scopre nuove opportunità per distrarsi: le feste parrocchiali. L’estate che abbiamo lasciato alle spalle ci ha fatto, infatti, un’originale sorpresa: gli appuntamenti che nelle chiese di S. Sebastiano e S. Giuseppe hanno visto protagonisti la musica, il ballo, il teatro … il divertimento, insomma.

È risaputo che queste forme d’arte non sono mai state totalmente lontane dal mondo ecclesiastico. Da secoli la Chiesa Romana ospita ed attrae gli artisti, le loro opere ed i loro strumenti. L’ambiente cattolico è spesso stato, e continua ad essere, fucina di nuovi talenti incoraggiando giovani e giovanissimi verso l’arte e il bello. Il coro della chiesetta di paese oppure la scenetta teatrale organizzata all’oratorio (non se ne sente più parlare oggigiorno, soppiantato dai vari grest, campus ed altri gruppi giovanili) hanno sempre coinvolto tanti ragazzi per il loro valore ricreativo. Ma quest’anno qualcosa di diverso è accaduto: i cortiletti antistanti alle chiese locali si sono veramente trasformati in sale da ballo e palcoscenici teatrali.

Il messaggio lanciato dalla voce cattolica ha sicuramente avuto il pregio di porsi a difesa di sani valori, soprattutto il rifiuto dell’idea che alcool, droghe e violenza siano strumenti indispensabili al divertimento. Ciononostante, però, va segnalata un’anomalia che si cela dietro quest’esuberanza del mondo religioso.

La partecipazione a questi eventi mostra chiaramente che c’è una Palagonia che esprime un profondo bisogno di momenti di aggregazione e socializzazione. Senza nulla togliere all’impegno che, su questo fronte, le parrocchie locali hanno messo a disposizione, non riusciamo a spiegarci perché una cotanta esigenza non trovi adeguato riscontro nell’operato di istituzioni ed enti tra i cui compiti resta, almeno sulla carta, il sostegno alla cultura.

Già nei mesi scorsi avevamo visto qualcosa di “insolito”. L’arte e la cultura, stanche del servigio all’amministratore di turno, si erano ribellate: escluse dal programma ufficiale dei festeggiamenti patronali per volere dei Palazzi, avevano fatto tutto da sé. Avevano portato tra la gente le loro proposte, convinte che il solo pubblico avrebbe potuto decretarne il valore. Un discreto successo, magari dovuto a qualche difficoltà logistica, le aveva “premiate”.

“Provo rammarico – ha lamentato Giuseppe Maggiore, presidente dell’Amedit – per la situazione in cui attualmente vive Palagonia, in quanto mortifica, con un atteggiamento di  ostruzionismo, chi cerca di operare in ambito artistico – culturale e tenta di produrre un certo riscatto della società. Opero da 18 anni nel settore culturale, da 11 con Amedit, ed è umiliante che l’associazione non disponga ancora di una sede e di quegli strumenti indispensabili al suo operato solo per l’indifferenza di chi dovrebbe sostenerci e fornirceli”.

Sarebbe impossibile annoverare qui di seguito gli appuntamenti a cui le istituzioni hanno mancato, basta solo ricordare la chiosa dello stesso Maggiore per cui “le associazioni locali godono di un minimo riconoscimento solo quando urge l’esigenza di riempire uno spazio, vedi Fiera di Ottobre, Festa patronale, e così via”.

A questo punto è lecito porsi una questione. Se le associazioni si sentono sole, quasi isolate in questa nostra comunità, e le parrocchie riempiono quegli spazi lasciati vuoti dalle istituzioni (cogliendo così quell’opportunità per operare la loro missione di evangelizzazione), non c’è da temere che una grande comunità, come quella palagonese, si perda definitivamente nel baratro buio e retrogrado della perdita totale di collanti culturali? Apatia, è questo ormai il nostro destino?

La risposta sembra quasi scontata. Sì, è questo il nostro destino. Ed il perché è molto semplice. I tanti sforzi affrontati da chi tenta di portare un po’ di luce in quest’oscurità, non godono di un pari riscontro nella collettività.

Un grande plauso va, sicuramente, a chi non manca di regalare sostegno ed una fetta del proprio tempo alle iniziative delle varie associazioni. Non ci riferiamo solo a chi opera attivamente in seno a queste realtà culturali e ricreative, ma soprattutto a chi le segue e ne apprezza  l’operato. È loro, infatti, il merito di rinvigorire, ogni volta di più, la passione degli “addetti ai lavori”. Malgrado ciò, l’altro lato della bilancia ci restituisce un’immagine sconfortante: molti, troppi quelli che si lasciano scivolare addosso la possibilità di incontrare la Cultura, quella con la C maiuscola che trova valvole di sfogo in mille e più forme diverse.

A volte, per far un piccolo esempio, locandine e manifesti che sponsorizzano importanti appuntamenti (convegni, conferenze, eventi musicali, teatrali …) vengono scavalcati dagli occhi dei passanti, quasi fossero inutili cartelloni che sporcano i muri cittadini. Eppure non si tratta del grido di chi vorrebbe linda la città. L’interesse collettivo è colpito da altro. Se si affiggesse uno di quei manifesti funebri che sanciscono definitivamente la morte della cultura, forse qualcuno si accorgerebbe dello scempio che da anni lentamente si sta perpetuando ai danni di quanto di buono esiste.

Cosa fare per far uscire dalla tana di passività ed indifferenza quanti potrebbero rilanciare e riscattare Palagonia? La cultura è spesso bistrattata anche perché non rivendicata con forza da grandi masse che potrebbero determinare una svolta.

Non aspettiamo di perdere tutto per renderci conto di quanto possediamo. Arte, scultura, musica, poesia, prosa, cinema, architettura, storia, tradizione, costumi, gastronomia, folklore, sport … tutto è cultura. È servito il contributo di migliaia e migliaia di generazioni – fino a risalire al primo uomo, o ominide che fosse – per realizzare questa meravigliosa costruzione che si chiama cultura. Ma tante pagine devono ancora essere scritte, per farlo, però, è necessario mantenere vivo quanto già esiste.

Ci piace pensare che il buono sia presente in ogni uomo e che serva solo offrirgli adeguate opportunità per farlo emergere. È per questo che imperterriti continuiamo a sperare nel cambiamento e non smettiamo di operare in tal senso.

Vanessa Pillirone

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