BENTORNATA ROSSA DI SICILIA!

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Siamo ormai nel vivo di una nuova campagna agrumicola, e come sempre si stilano previsioni, si ripropongono vecchie problematiche che attanagliano l’intero comparto che vi ruota attorno. Già lo scorso anno avevamo rilevato alcuni tra i nodi più critici e che, a dispetto delle tante possibili soluzioni, rimangono a tuttoggi irrisolti. Il nostro territorio detiene un primato assoluto nel saper offrire sul mercato un prodotto che per caratteristiche organolettiche e proprietà nutritive è di impareggiabile pregio, come l’arancia a polpa rossa, prelibata e alquanto rara, tanto da essere giustamente definita “l’Oro Rosso di Sicilia”. Un prodotto principe nelle tavole di tutto il mondo che dovrebbe costituire un forte elemento di ricchezza per l’economia locale. Ma di tesori la Terra di Sicilia sovrabbonda – vuoi per la feracità delle sue contrade, vuoi per la straordinaria mole di testimonianze uniche di storia, arte e civiltà millenarie: un ingente capitale evidentemente inespresso, poco o per nulla valorizzato, tanto da condannare la sua popolazione a un perenne stato di depressione economica. Si è inevitabilmente tentati dal fare dei paragoni con altre realtà, dove le cose funzionano diversamente, dove il poco o il molto che si ha viene costantemente potenziato e fatto oggetto di strategie atte a creare nuovi valori aggiunti. Ma esistono fattori socio-culturali e dinamiche politiche diversissime che possono in vario modo condizionare l’andamento generale di un territorio; che possono decretarne il successo o il fallimento. Torniamo dunque ad affrontare questo spinoso argomento, stavolta dando la voce ad uno dei tanti operatori del settore, Antonino Cottone, che grazie alla sua duplice attività rappresenta emblematicamente i due attori principali del comparto agrumicolo: il produttore e il commerciante.

Sig. Cottone, rispetto alla scorsa campagna, quali sono le previsioni  per quest’anno?

L’anno scorso c’è stata una sovrapproduzione e perciò una maggiore saturazione del mercato, rispetto alla domanda; le minori quantità disponibili quest’anno dovrebbero facilitare il piazzamento , soprattutto riguardo alla varietà del frutto nota come tardivo

Lei è insieme produttore e imprenditore dedito alla commercializzazione delle arance. Ma chi paga di più l’ormai cronica crisi agrumicola?

Senza dubbio i produttori

Quindi meno rischi e più profitto per i commercianti?

Più che i commercianti locali direi che sono le grosse catene di distribuzione a fare la parte del leone, traendo maggiore giovamento da questa situazione

Perché?

Perché  adottano la strategia del “turnover”, ossia riempiono e svuotano i propri magazzini vendendo la merce al ribasso con pochi utili sulle singole unità vendute, ma con guadagni che risultano elevati sugli enormi quantitativi normalmente trattati

Sono dunque loro a dettare le regole di mercato?

Direi di si, la loro influenza è un fattore fortemente determinante

Una domanda vecchia quanto la stessa crisi di cui stiamo parlando è: Per quali motivi  i produttori non riescono ad unirsi, tanto da poter costituire insieme una forza?

Si può parlare di coalizzazione solo nella commercializzazione del prodotto ma è difficile trovare un’intesa fra produttori, poiché dopo le tante iniziative fallite in passato questi sono ormai molto sfiduciati ed avviliti

C’è una forma di individualismo e di mancanza di coesione anche sul fronte dei commercianti che impedisce il consolidarsi di forme di associazionismo e lo studio di strategie di marketing da poter condividere?

Sicuramente esiste. La concorrenza tra coloro che commerciano il prodotto è spesso spietata, ma esistono anche alcuni esempi di associazionismo che hanno permesso  di occupare fette di mercato che singolarmente sarebbe stato difficile poter conquistare

E’ possibile individuare anche delle responsabilità istituzionali?

Le responsabilità sono tantissime, e non solo al livello delle amministrazioni locali. Purtroppo chi ci va a rappresentare, a prescindere dal colore politico, nonostante le promesse fatte, per problemi o interessi personali si disinteressa in concreto dei veri problemi del comparto agrumicolo. Ci sono solo azioni estemporanee, come quando la Regione Siciliana ha rilevato parte del prodotto invenduto per devolverlo a scopi umanitari, dando così una boccata di ossigeno ai produttori; ma di fatto, dopo qualche mese, quell’apparente attenzione è svanita, lasciando insoluto il problema alla base

In che senso è svanita?

Faccio un esempio: a Maggio 2010 il settore è stato colpito da una calamità naturale (venti sciroccali) determinando una grossa perdita di prodotto (oltre il 50%). Nessun Ente e nessun esponente politico ha segnalato l’evidente stato di calamità;  nessuno ha mosso un dito. Per cui, il produttore si ritroverà ha pagare un’imposta (irpef) per la quale le attuali normative prevedono l’esenzione in caso di calamità naturali. Questi episodi fanno svanire di fatto quell’immagine positiva che si era intravista nella compagine politica

Cosa ci si aspetterebbe da parte dei rappresentanti politici?

Più che assistenzialismo , dovrebbero fare interventi mirati allo sviluppo commerciale e alla salvaguardia del nostro prodotto

Ma come è possibile che un prodotto di eccellenza come l’arancia a polpa rossa non trova adeguato spazio nei mercati?

Purtroppo  i regolamenti  fra i singoli stati sono diversi. Nella lavorazione dei nostri agrumi, ad esempio, noi utilizziamo prodotti che vanno  a salvaguardare la salute del consumatore, secondo quanto disposto dal Ministero della Salute con direttive severissime. Dall’altra parte assistiamo ad una invasione di prodotto proveniente da paesi  dove tali normative non sono previste, determinando esosi costi di produzione e una chiara disparità di condizioni a nostro sfavore, oltre che slealtà concorrenziale da parte di quei paesi da cui importiamo. Di tutto ciò il consumatore non è adeguatamente informato

Quali potrebbero essere le azioni da intraprendere, anche in termini di adeguate strategie di marketing?

Innanzitutto una corretta informazione, unita a controlli più severi nella tracciabilità del prodotto. A ciò deve accompagnarsi una massiccia campagna pubblicitaria che sappia comunicare al meglio le assolute peculiarità del nostro prodotto locale

In questo scenario contrassegnato da così tante problematiche, l’arancia a polpa rossa, vero volano della nostra economia, può ancora costituire una fonte di ricchezza in grado di offrire solide basi occupazionali alle nuove generazioni?

Certamente, e non soltanto lo specifico settore agrumicolo, ma tutta l’agricoltura può offrire sbocchi lavorativi! Occorre però possedere almeno alcuni requisiti fondamentali affinché ciò sia possibile: primo fra tutti valori etici come l’amore per la natura e il rispetto dell’ambiente; cui va ad aggiungersi, sul fronte imprenditoriale vero e proprio, l’assistenza di ottimi partner finanziari che credano ed investano concretamente sull’economia locale, sulla ricerca e sul raggiungimento di standard qualitativi del prodotto sempre più alti. Questo ultimo fattore risulta determinante per il successo commerciale.

Ringraziando Antonino Cottone per questi preziosi spunti che ci ha offerto, lasciamo ai nostri lettori le riflessioni del caso. Ci piace concludere omaggiando la protagonista di questo servizio, l’Arancia, e con essa la splendida terra che la produce, attraverso l’elogio in versi del poeta siciliano Santo Atanasio.


ELOGIO DELL’ARANCIA

Ben chiusa nel grigiore preinvernale,
occhieggia a tutto tondo,
dorata, rosseggiante,
l’arancia bellamente incastonata
nello smeraldo scuro delle foglie.

Nella sua culla arborea
sembra un piccolo mondo
sognante amabilmente,
che abbia lasciato il cielo
portando via con sé un po’ di sole…

E – meraviglia! –
in quel piccolo mondo rilucente
si perpetua, leggera e trasognata,
l’ilarità della remota infanzia.

Così l’arancia,
gaia l’aspetto,
gaia l’umore,
è un tonico per questa età mezzana
più e più pesante sulle nostre spalle
più e più gementi.

(Da “Rime speranza fiore del deserto”,  Edizioni Arianna, Geraci Siculo 2007)

Luca Bardaro

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