ALTRI TEOREMI Gli universi geometrici di Ernesto Sartori

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Nella ricerca di Ernesto Sartori si dispiega un iper-spazio solo a tratti percorribile, una dimensione tridimensionale e al tempo stesso piana, reale nella sua consistenza materica – fatta di legni, chiodi, resine collanti e stesure cromatiche – ma virtuale nella proiezione di linee e volumi. Alla geometria tradizionale che misura e circoscrive pedissequamente la realtà esperibile, Sartori oppone una geometria metafisica e evocativa, che si spinge ben al di là delle delimitazioni perimetrali. Già Cezanne, nel suo impressionismo analitico, aveva indagato la struttura geometrica profonda di oggetti e soggetti, sforzandosi di portarla alla luce fino a sovrapporla alla visione reale stessa. Sartori sembra muoversi in una direzione per certi versi analoga, dosando un interessante equilibrio tra calcolo razionale e reverie creativa. Nei suoi disegni e ancor di più nelle sue sculture e installazioni quel che prevale non è l’asettico rapporto matematico-prospettico di forme e ingombri nello spazio, bensì l’elaborazione del dato memoriale (si veda l’opera Giacomo).

L’esposizione “Gary et Duane” è concepita come uno spazio aperto, complesso e non completamente esplorabile. I solidi lignei interagiscono in modo misterioso, casuale e insieme fortemente progettuale, come se cercassero di stabilire un’organizzazione in fieri; non a caso Cécilia Becanovic, a proposito della ricerca di Sartori, ha parlato di “messa in volume della pittura cubista”. La materia pura e umile del legno si introietta nel rigoroso incastro delle linee, suggerendo fughe direzionali e intersezioni di piani prospettici: interno-esterno, dentro-fuori, pieno-vuoto, aperto-chiuso, una dilatazione che amplifica la forte carica simbolica di ogni singola sagoma geometrica. L’interazione tra i soggetti e le architetture avviene anche attraverso un codice ludico e infantile: c’è infatti gioco tra una forma e l’altra, un gioco fisico e tattile che scongiura il mero esercizio celebrale. Nel gioco c’è costruzione e decostruzione, compiacimento e ripensamento, sperimentazione e necessità di perseguire forme compiute. Il legno, residuale di un vissuto biologico, palesa la sua condizione di scheletro portante e testimoniale; così le aste, le tavole, i listelli si raccolgono nel rituale compositivo dell’assemblaggio dando vita a nuove strutture.

Se le opere di piccolo formato evidenziano un aspetto per così dire narrativo, quelle più grandi dichiarano invece una maggiore apertura interpretativa. Le strutture installate in esterno, sui prati o a ridosso di fitte boscaglie, rimandano a bizzarre astronavi cadute dal cielo o a carcasse di creature improbabili; qui i volumi, traforati su ogni superficie, si fanno accessibili, penetrabili, e l’osservatore è chiamato ad interagirvi. Forme esagonali, triangolari, poligonali o sferiche: nell’universo geometrico di Ernesto Sartori c’è posto e spazio a volontà. La compenetrazione di volumi vuole alludere a una molteplicità di storie possibili e di percorsi praticabili, in ossequio all’assunto che l’opera d’arte non è solo un luogo fisico. L’installazione poi, per sua natura, è una sorta di terra di mezzo, un luogo istituzionalmente destinato ai processi di trasformazione della realtà. Le forme allestite da Sartori hanno anche un carattere di transitorietà, alla stregua di removibili impalcature della memoria.

La personale di Ernesto Sartori “Gary et Duane” al FRAC (Fonds Regional d’Art Contemporain des pays de la Loire) di Nantes resterà aperta al pubblico fino al 20 febbraio 2011.

Massimiliano Sardina

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