Un antico mestiere… “Lo speziale”

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Se un banalissimo mal di testa  ci tormenta, andiamo in una moderna farmacia. Un farmacista, con tanto di distintivo ci consiglierà un prodotto industriale già preparato e confezionato in una scatola  colorata. L’arte di curare ha origini antichissime. Già presso i faraoni, ad opera dei sacerdoti di Menfi e Tebe, era usanza preparare medicamenti per curare le più svariate malattie. Il primo farmacista in assoluto fu Esculapio che introdusse l’uso di sostanze medicinali per via orale. Per molti secoli, le pratiche mediche e farmaceutiche furono esercitate dalla stessa persona. Presso i romani nacque la figura del farmacista che fabbricava e dispensava i rimedi preparati con droghe, erbe medicinali, estratti o pelli di animali come vipere, lucertole e scorpioni. Le prime farmacie di allora sorsero in locali a pianoterra arredati con scaffali sui quali in vasi di argilla venivano collocati erbe medicinali, radici di piante, estratti vegetali ed animali, nonché altri prodotti minerali, adoperati secondo necessità sotto forma di decotti, infusi, unguenti, impiastri, ecc.. queste botteghe farmaceutiche o “spezierie” venivano chiamate “jatrie” e in esse si riunivano politici, curiosi ed uomini di cultura. La prima opera contenente ricette di preparazioni farmaceutiche estemporanee è attribuibile a Galeno (129d.c. 201d.c.). Dopo Galeno, verso il VI secolo, si afferma una metodologia farmaceutica più razionale: si preparano e si vendono impiastri, cerotti, giulebbi, elisir ecc.. Segue il periodo degli Alchimisti i quali con alambicchi, mortai presse e vetreria di laboratorio si arrovellavano a cercare la “pietra filosofale”. Si arriva così al periodo in cui a cura di monaci santi, come san Benedetto, tra studi teologici e filosofici, primeggiano anche quelli riguardanti i farmaci. Durante il medioevo nascono le corporazioni degli speziali, che erano obbligati a sostenere e superare esami rigorosi per acquisire il titolo di “Maestro della Spezieria”. Intorno al 1400, con la nascita delle prime Università, accanto agli studi di medicina fioriscono quelli di farmacologia. Si affermano e si diffondono ricette con i rimedi più diversi, che gli speziali preparavano ad arte nei loro laboratori .Tra l’altro, prima di iniziare la loro attività, gli speziali erano obbligati a pronunciare un giuramento con il quale si impegnavano  ad osservare le norme per la preparazione e la genuinità dei medicamenti e i prezzi di vendita degli stessi. La preparazione e la dispensazione dei farmaci erano spesso fatti dagli stessi medici. Soltanto nel 1700, in Sicilia, con Ordinanza del Pretore di Palermo, vennero separati i ruoli di prescrittore (medico) da quello di preparatore (speziale). La posizione giuridica della professione di farmacista si può riscontrare intorno al 1800, quando un Decreto impone che non si possa dare autorizzazione alcuna all’esercizio di Speziale senza il prescritto certificato dell’Università.

I FARMACISTI DI PALAGONIA:

Nel 1841 viene concesso il Diploma di “Privilegio di farmacista” a Don Pietro Blandini di Palagonia. Successivamente,  otterranno il certificato per esercitare la professione di farmacista il Cav. Sebastiano Ponte (31-12-1870), il Sig. Puglisi Feliciano (29-07-1885), il Cav. Carmelo Nolfo (22-01-1893), il Sig. Vitali Ignazio (19-02-1906), il Sig. Arena Orazio (?), il Sig. Tutino Antonino (12-11-1925).

Dalle antiche ricette magistrali, appartenute alla Farmacia del Cav. Sebastiano Ponte (aperta in Palagonia il 06-09-1871), riportiamo alcuni dei medicamenti più usati all’epoca con la relativa procedura di preparazione.

Il clorato potassico, la mucillagine, lo sciroppo di cloralio e l’estratto di belladonna, nelle dosi stabilite dal medico prescrittore, venivano mescolate in un recipiente di vetro  facendo  attenzione a non far formare grumi, quindi versato in apposita bottiglietta munita di tappo. Si assumeva a bicchierini per le coliche addominali o in casi di avvelenamento da funghi.

Le preparazioni più comuni erano quelle ricavate usando le polveri che  si ottenevano con mortaio e pestello e poi opportunamente mescolate venivano suddivise in cartine. Queste, si assumevano avvolgendo la polvere in cialdine di pane azzimo (ostie) per evitare il loro sgradevole sapore. Altre volte, le polveri venivano utilizzate per preparare compresse, granulati, pillole e pastiglie. Molto richieste erano le pastiglie di codeina per la tosse stizzosa. Esperienza e maestria erano richieste per la preparazione delle pomate che si preparavano spalmando su una lastra di marmo la base (vaselina o lanolina) e amalgamando con una spatola le altre sostanze medicinali.

Sicuramente, nelle industrie, i medicinali attuali sono preparati più accuratamente, ma la professione del farmacista di oggi ha perso molto del suo fascino originale.

Emilio Interlandi

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