L’INDIVIDUO E’ PATRIMONIO DELL’UMANITA’

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Non vorrei mai morire per le mie idee, perchè potrebbero essere sbagliate. (Bertrand Russell)

Lasciare agli altri la sicurezza di certe idee fisse e certi dogmi. Poiché vivere è evolversi dal se stesso che fu, cambiare opinione, riconsiderare le proprie idee alla luce di nuovi eventi e nuove  esperienze. Non temere di incorrere nella contraddizione e non lasciarsi scalfire da una simile accusa mossa da chi, invece, si affanni a voler fissare idee e concetti immutabili, precludendo a se stesso e agli altri ogni possibilità di ricredersi o di ricostruirsi, di riuscire a guardarsi  – e guardare –  con occhi nuovi. Beata Contraddizione che è coerente adesione a quel se stesso che per sua natura è Essere mutabile in continua evoluzione e divenire. Non si può dunque reiterare ciò che si era ieri; poiché si vive, il proprio passato appartiene a percorsi ormai battuti, a idee ormai sperimentate e vissute a loro tempo.

Si, vi sono certe idee che dovrebbero permanere, come quella che ci fa avere la consapevolezza del nostro essere unico e irripetibile: unicità che è diversità, inestimabile-irriducibile-inalienabile diversità!  Così oggi, come sempre,  dovrebbe essere fondamentale premura il riscattarsi dalla prigione del consenso altrui, poiché questo è merce a breve scadenza, il cui prezzo può essere sproporzionato al suo valore oggettivo.

Da piccoli si era spesso tentati dal conformarsi agli altri, emulandone i pensieri e talvolta persino gli atteggiamenti: giacché tutti si somigliavano, quasi a rendersi indistinguibili l’uno dall’altro, sembrava che in ciò si esprimesse una di quelle tante regole ineludibili al fine di essere accettati dal gruppo, essere considerati a pieno titolo membri di questa società. Molti han lottato gioco forza con se stessi, e per quanto si sforzassero, non sono riusciti ad assecondare questa legge. Crescendo, la vita li ha posti a tu per tu con taluni di quegli esseri omologati un tempo considerati da loro dei modelli, degli eroi per il solo fatto di riuscire a vestire  la pantomima di questo mondo… e quante maschere, quante sovrastrutture hanno visto cadere, quanta miseria vi hanno talvolta trovato!  Oggi esseri illuminati vanno fieri della loro Unicità che è di per sé un Valore inalienabile. Tale singolarità è una condizione del pensiero, ma anche, e soprattutto, del vivere. Sanno che la libertà va conquistata con estrema fatica e coraggio: per molti può voler dire anche il non avere un referente politico, un datore di lavoro o un dio. Il mondo pullula di esseri spirituali svincolati dalla frenesia del tempo, dall’essere asserviti al lavoro, o da qualunque religione codificata; e lo sono dopo aver sperimentato la fatuità di tanta inutile bramosia o smania di arrivismo; dopo aver calcato sale di adunanze, conventi, sacrestie e altari, speculando su versetti biblici, sure coraniche, libri mormonici e canoni buddisti. Si direbbe di una religione dell’Uomo, nei cui occhi ci si nutra di storie e di sentimenti  vissuti e il più delle volte taciuti.

Una siffatta riflessione dovrebbe indurre al rispetto di chi crede in qualche entità divina e persegua il bene in virtù di tale credo; ma dovrebbe soprattutto saper guardare al bene per il bene e ammirare chi lo pratichi anche senza la visione di un premio futuro,  o per timore e servigio verso un voyeuristico dio. Una siffatta riflessione e maturità dello spirito, dovrebbe rifuggire dall’ipocrisia di chi predica l’accoglienza e dice “Ama il prossimo tuo come te stesso”,  ma poi detta delle condizioni a tale amore e accoglienza: a condizione che tu sia così, così e così!; da chi predica la tutela della vita e la dignità dell’uomo, ma poi con le sue leggi, i suoi veti, il corollario di giudizi e pregiudizi di fatto mortifica e uccide la Persona nella sua concreta Verità, condannandola all’ipocrisia di un vivere alienata da sé.

Nel celebre saggio “Sulla libertà”, il filosofo britannico John Stewart Mill tesse l’elogio dell’individuo in relazione alla sua diversità ed auspica uno Stato fondato sulla Libertà che se ne fa tutore. Mill ci parla di un individuo libero di raggiungere la propria felicità come meglio crede, cui nessuno può imporre una propria visione o costrizione di sorta, ma limitarsi tutt’al più a qualche consiglio. In tal senso anche lo Stato può indirizzare la vita degli individui solo quando il comportamento di uno di essi può danneggiare gli altri; l’impedire o limitare la piena realizzazione dell’individuo nella sua concreta personalità, la dove questa non leda la libertà o i diritti altrui, è sempre e comunque un crimine contro il naturale divenire della persona, attentando alla sua fondante unicità e irripetibilità.

Una persona che abbia piena consapevolezza di se e faccia propri questi principi, sa di guardare da un’angolazione limitata, in quanto soggettiva, non può avere la certezza che sia quella giusta né la presunzione di volerla imporre a qualcun altro. Altri, di impostazione dogmatica, si riterranno detentori di una qualche verità assoluta e se ne faranno promulgatori e maestri: resta poi da vedere se siano stati in grado, essi per primi, di attuarla nella propria vita. Un individuo dotato di una tale ampiezza di pensiero avrà fede nella vita che pone la varietà a base dell’armonia e che è maestra nel saperci sorprendere e smentire; ama la polifonia e vuole potersi arricchire col diverso da se: non sa che farsene dell’uguale – anche perché non esiste in natura; incontrerà delle affinità, ma può oggi piacergli ciò che un tempo avrebbe evitato o non apprezzato, semplicemente perché allora non era pronto ad accoglierlo.

Ecco allora che con quel suo ammettere l’errore nelle proprie idee, Bertrand Russell, come già Mill, afferma un uomo che è di per se relativo, non detentore di verità assolute, poiché quello che è falso oggi potrebbe essere vero domani (e viceversa): la storia ce lo ha più volte insegnato. Entrambi celebrano ed esaltano un anticonformismo che non è certo quello promosso dalle tante mode omologanti della società moderna, ma apprezzabile per quell’originalità, talvolta perturbante, insita in ogni uomo: l’Individuo come Patrimonio Universale dell’Umanità, da tutelare e valorizzare.

logo-amedit-gravatar-okGiuseppe Maggiore

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