IL GRAND TOUR IN SICILIA… Quel puntino sulla i dell’Italia

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Nel corso del ‘700 si diffonde in gran parte d’Europa una forma di turismo “ante litteram” chiamato Grand Tour e che aveva come meta principale l’Italia. Si trattava di una sorta di viaggio di formazione che intraprendevano i rampolli di famiglie aristocratiche sotto la guida di un tutore con lo scopo di completare gli apprendimenti  ricevuti dalle scuole. I protagonisti di questo affascinante percorso provenivano principalmente dalla Francia, dalla Germania, dall’Inghilterra e dall’Olanda e ognuno di questi viaggiatori ha lasciato un diario di viaggio ricco e variegato, quando non delle vere e proprie opere d’arte come quella scritte da Goethe o Stendhal. L’Italia, culla del rinascimento, è stata per secoli al centro della vita culturale e artistica europea ospitando nelle sue corti un gran numero di studenti stranieri. Le mete più visitate erano le città di Roma, Firenze, Milano, Torino e dopo che  l’archeologo Winkelmann portò alla luce Ercolano e Pompei, anche Napoli diventò uno dei luoghi più apprezzati dai grandtouristi.

Da quel momento i viaggiatori più curiosi e intraprendenti iniziarono a interessarsi alla Sicilia che raggiungevano in nave partendo da Napoli, in modo da evitare la Calabria, terra misteriosa e piena di pericoli il primo dei quali era costituito dal fenomeno del brigantaggio.

Dalla seconda metà del XVIII secolo in poi i viaggiatori scendono quindi oltre Napoli.

“Non c’è luogo che io desideri vedere quanto la Sicilia” scriveva Berkeley nel 1713, segnando così una vera e propria svolta negli itinerari del Grand Tour che raggiungerà il culmine negli anni ’70 del ‘700, quando l’isola appariva ai visitatori come un concentrato di tutte le culture che avevano contribuito alla formazione della civiltà occidentale: la cultura greco-romana, quella bizantina, araba, normanna, aragonese, rinascimentale e barocca.

I luoghi più visitati dell’isola erano Messina (una delle città più grandi e belle dell’epoca, non ancora distrutta dal terremoto del 1908), l’Etna con la relativa ascesa al cratere, atta a creare emozioni di orrido e sublime, Siracusa, Segesta, Selinunte, queste ultime note per le bellezze architettoniche classiche da cui sono costituite, ma anche Agrigento e Palermo.

Sempre nel ‘700 proprio a Palermo vennero costruite le ville per i soggiorni estivi dell’aristocrazia locale: Bagheria, Monreale, Villagrazia e come scrive G. Pitrè nel suo testo del 1904 La vita a Palermo cento e più anni fa: “Durante la villeggiatura, gli annoiati della vita cittadina ricevevano in queste loro regge; e l’abituale splendore della città sfoggiavano pure nei lauti pranzi, nelle brillanti conversazioni, nei giuochi cavallereschi e nelle battute di caccia.”

Durante l’800 un ulteriore impulso al turismo in Sicilia venne dato dalla scoperte delle sorgenti termali. Nonostante l’isola non fosse tra le zone italiane più ricche di sorgenti, già nel 1868  erano presenti ben nove stabilimenti termali in altrettante località, alcune delle quali vantavano una tradizione molto antica. Termini Imerese, per esempio, aveva più volte, nel corso dei secoli, ricostruito le proprie strutture termali e altre località, Sciacca per citarne una, vantavano una lunga tradizione in materia di bagni terapeutici.

Il turismo balneare, che come sappiamo è un fatto relativamente recente, prende piede in Sicilia negli anni ’30 del secolo scorso e due località in particolare hanno avuto un successo immediato. Stiamo parlando del Lido di Mondello, ancora oggi famoso per  essere la spiaggia dei palermitani, e Taormina. Quest’ultima rappresenta forse l’esempio più felice di cosa il turismo possa rappresentare per una piccola cittadina di un’area economicamente depressa, grazie anche al patrimonio artistico che la rese già nel corso del ‘700 una delle mete preferite dai grandtouristi.

Da quando il turismo è diventato un fenomeno di massa, la Sicilia si è collocata ai vertici delle zone più battute del belpaese proprio per le caratteristiche che l’hanno resa celebre nei secoli scorsi: circondata dal mare e ricca di siti archeologici e di monumenti di valore inestimabile, “il puntino sulla i dell’Italia, il resto della penisola mi par soltanto un gambo posto a sorregger un simil fiore”  come la definì in modo del tutto onoreficente, Friedrich Hessemer, il poeta e scrittore tedesco, nelle sue Lettere dalla Sicilia a inizio ‘800.

Mauro Carosio

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