IL BOSCO DI MALABOTTA E L’ALTIPIANO DELL’ARGIMUSCO

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Il bosco di Malabotta è uno degli ultimi boschi “naturali” presenti in Sicilia. Esso è facilmente raggiungibile da Catania imboccando la SS 185 e dirigendosi verso il paese di Francavilla di Sicilia. Da qui si prosegue per circa 10 km, fino a raggiungere l’abitato di Roccella Valdemone. Dopo di che si percorrano altrettanti chilometri per arrivare in prossimità di un incrocio che indica da un lato il paese di Floresta e, dall’altro, il paese di Montalbano Elicona. Seguire la direzione per quest’ultimo. Prima di entrare in paese ci si imbatterà in una cartellonistica del Parco dei Nebrodi che evidenzia i punti di accesso al bosco di Malabotta, ma l’indicazione più evidente è la presenza di enormi massi biancastri aventi forme particolari, i cosiddetti Megaliti Montalbano; dei quali si dirà più avanti. Si costeggia la strada di questi Megaliti per circa 5 km, fino a giungere ad uno slargo, posto sulla destra, dove la strada si presenta un po’ malconcia, ossia è piena di buche, dossi irregolari, crepe, ecc. Si posteggi il mezzo su questo slargo, anche perché la strada asfaltata si esaurisce, e si inizia la passeggiata a piedi all’interno del Bosco. Si consiglia di seguire le segnaletiche del Parco, senza mai uscire dai sentieri prescritti.
In particolare ci si incammina sul cosiddetto Sentiero dei Patriarchi (indicato da un apposito segnale); relitti centenari di alberi di Cerro. Il Cerro (Quercus cerris) è una quercia diversa dalla classica Roverella (Quercus pubescens), riconoscibile, oltre che dalle caratteristiche incisioni delle foglie più piccole rispetto a quelle della Roverella e più ricche in lobi laterali, anche perché le cupole delle sue ghiande, di grosse dimensioni, sono protette da squame lineari ed arricciate. Il Cerro, che può raggiungere i 30 metri di altezza, possiede un portamento regale; di esso in cima a monte Croce Mancina ne esistono esemplari con tronco di circa due metri di diametro.
Il bosco di Malabotta è posto ha un altezza sul livello del mare cha va da circa 700 m alla sua base, fino alla cima di Monte Croce Mancina posto a 1341 m.
Esso ha una estensione di 32,21 km2, è situato in mezzo a due diverse catene montuose: quella dei Monti Peloritani e quella dei Monti Nebrodi. Dal punto di vista geomorfologico, nella parte centro-settentrionale dell’area, predominano i sedimenti argilloso-arenacei che generano alture con profili dolci e regolari; invece, nella porzione meridionale, si hanno conglomerati di rocce calcaree che danno vita a dirupi aguzzi ed aspri come quelli di Pizzo Castelluzzo, Serra Castagna, Pizzo Daniele e Pizzo Galera.
Nel bosco di Malabotta, oltre al Cerro troviamo altre essenze tipiche dell’ambiente silvano: quali il Perastro, il Sambuco, il Frassino, alcune specie di Aceri, il Citiso e diverse forme di Salice, non che coltivazioni di Nocciolo, di Noci e di ceduo di Castagno.
Il sottobosco è ricco di alcune piante particolari come la Peonia, il Biancospino, la Ginestra odorosa e la Rosa canina.
Percorrendo il sentiero in questione si troveranno sulla sinistra molti slarghi, in cui è possibile utilizzare certe scalette predisposte dal Parco per poter godere di paesaggi mozzafiato. Un evidente cartello descrive le caratteristiche dei già detti Patriarchi.
Tornando sui nostri passi dopo aver percorso il sentiero per circa 1,5 km (andata e ritorno) riprendiamo il mezzo per potere visitare i Megaliti precedentemente menzionati.
Queste singolari emergenze si trovano nel vicino altopiano dell’Argimusco. Si tratta di enormi roccioni di arenaria quarzosa, visibile da lunga distanza, originati dalla continua erosione eolica, ma la cui curiosa forma ha acceso la fantasia delle popolazioni locali secondo le quali sarebbero opera di antiche popolazioni preistoriche che ne avrebbero fatto un luogo sacro, dove si consumavano antichi riti propiziatori e di ringraziamento. E’ nata così la credenza che proprio in quel luogo sorgesse una necropoli e che vi siano sparsi tutt’intorno menhir e dolmen (monumenti funerari).
Si potrebbe concludere la giornata con la visita al centro storico di Montalbano, la cittadina di aspetto medievale, nella quale è interessante il castello di Federico II d’Aragona con alcune opere d’arte create da maestri all’interno dello stesso.
Itinerario semplice, adatto a tutti, rilassante; si consiglia soltanto di evitare il periodo della visita nei mesi da Gennaio ad Aprile in quanto che in quel lasso di tempo il terreno è innevato.
Per l’equipaggiamento si ricordi che non devono mancare: gli scarponcini da trekking, il cappello, un maglione e la macchina fotografia.

Aristide Tomasino

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2 thoughts on “IL BOSCO DI MALABOTTA E L’ALTIPIANO DELL’ARGIMUSCO

  1. i Patriarchi di Malabotta non sono Cerri (Quercus cerris) ma querce del gruppo della Roverella (Quercus pubescens).

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