IL FENOMENO DELLA “FATA MORGANA”NEL LAGO DEI PALICI E “A FERA DE CAUNA” NELLE COLLINE DEI COVONI

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Di recente, spulciando su alcuni libri antichi che raccontano fatti storici e descrizioni che riguardano il territorio di Palagonia e le zone limitrofe, mi sono imbattuto su una lettera datata 12 gennaio 1756, scritta dal Sig. Cesari Gaetani Conte della Torre, che mi ha incuriosito e mi ha fatto riflettere su un fenomeno visivo, famoso per i palagonesi di una certa età e del tutto sconosciuto ai giovani di oggi: ”A fera de Cauna”. La lettera descrive un evento abbastanza noto per quei tempi, che avveniva presso il lago dei Palici: “ Il fenomeno della Fata Morgana”.

I due fenomeni sono molto affascinanti e nell’interpretazione entra sicuramente in gioco l’immaginazione e la suggestione del singolo osservatore che può influenzare la visione degli altri spettatori, in una sorta di condizionamento visivo e psicologico collettivo. I due fenomeni non sono altro che dei miraggi che trovano una spiegazione scientifica nella legge della rifrazione e riflessione della luce e nelle variazioni della densità atmosferica in particolari circostanze ambientali.

Un semplice miraggio comune a tutti, che è ben visibile in estate, soprattutto nelle strade asfaltate, è quello di vedere in lontananza un luccichio di acqua, che si allontana man mano che ci si avvicina. Questa sorta di miraggio non è altro che il riflesso del cielo sulla strada in condizioni atmosferiche particolari.

La leggenda della Fata Morgana trae spunto da un fenomeno che in realtà si manifesta nello stretto di Messina in particolari condizioni atmosferiche.

Morgana era una maga, sorellastra di re Artù (manifestava i suoi poteri attraverso miraggi) e dopo averlo condotto con il suo vascello ai piedi dell’Etna, Morgana s’innamorò talmente della Sicilia che non se ne andò mai più.

Morgana stabilì la sua dimora tra l’Etna e lo stretto di Messina, dove i marinai non osavano avvicinarsi a causa di forti tempeste, e lì vi costruì un palazzo di cristallo.

Il nome Fata Morgana, probabilmente di origine celtica, fu portato in Sicilia dai Normanni.

Una leggenda narra che, al tempo della conquista barbara uno dei re conquistatori arrivò in Calabria e dopo quella lingua di mare si trovò davanti un’isola meravigliosa con al centro una montagna che sputava fumo e fuoco. Sopra il suo cavallo stava meditando su come fare per raggiungerla e conquistarla, quando all’improvviso gli apparve una donna bellissima che gli disse: “Vedo che guardi quella meravigliosa isola. Io posso donartela se la vuoi”. Ad un cenno della donna le coste dell’isola con tutto il loro splendore apparvero a pochi passi dalla riva.

Con un grido di gioia il Re barbaro balzò giù da cavallo e si buttò in acqua, sicuro di poter raggiungere con due bracciate l’isola desiderata, ma l’incanto si spezzò e il Re annegò.

Ancora oggi, anche se molto raramente, in giornate particolarmente serene e limpide e con il mare tranquillo si può osservare questo fenomeno ottico.

Presso il lago dei Palici, questo fenomeno non è più visibile da molto tempo in quanto la zona è stata bonificata e il lago non esiste più e le condizioni ambientali sono notevolmente differenti.

Nella lettera, il Sig. Cesari Gaetani Conte della Torre, descrive il fenomeno da lui osservato l’anno precedente alla data della lettera. Dopo aver descritto l’ambiente intorno al lago dei Palici, si sofferma in una descrizione dettagliata del fenomeno detto volgarmente della Fata Morgana. Così scrive: “…I contadini che abitano vicino al lago, raccontano vari di questi fenomeni, ma il più vicino a noi, è quello che accadde nel febbraio del 1755. Era appena nato il sole, quando verso le 13 e mezza, a tre miglia lontano dal lago, nelle vicinanze della contrada di Mongilupo, guardando in direzione del piccolo vortice delle acque del lago, comparvero in aria varie lettighe con banderuole rosse, che camminavano errando per quei terreni, guidati da condottieri. I contadini, che erano intenti a lavorare in una delle tenute del feudo di Favarotta, sorpresi dall’ammirevole comparsa, e attribuendola ad arte diabolica, si raccomandarono caldamente a Dio. Trascorsi pochi momenti sfumarono le lettighe e si sostituirono con numerosi pastori, che carichi di legna e frasche si recarono verso le loro umili abitazioni; ma svanì subito anche questa seconda scena, e mentre il cielo era sereno e calmo, nello stesso luogo apparvero un gruppo di contadini che vangavano contemporaneamente la terra, il lavoro suddetto continuò per qualche momento, quando quei villani immaginari, deposte le vanghe si accinsero a sollevare pietre. Tutto questo sviluppo di comparse durò non più di mezz’ora e verso le ore 14 finì ogni cosa. Coloro, i quali è capitato di vedere altri fenomeni simili, raccontano di aver osservato nel mese di aprile una gran quantità di mietitori che tagliavano il grano…”.

“A fera de Cauna” si poteva osservare tra i mesi di marzo e aprile per una sola volta e non sempre tutti gli anni, circa un’ora prima del tramonto. Il fenomeno era visibile a cominciare dalla contrada “Scalidda”: a sinistra di chi osserva da Palagonia verso le colline dei Covoni e alla base delle colline medesime oltre il fiume.

Bastava che un solo palagonese gridasse “C’è a fera de Cauna” che in pochi attimi la notizia arrivava in tutte le zone del paese e l’intera  popolazione, dai più piccoli ai più anziani di corsa si recavano nei posti di avvistamento migliori per osservare il fenomeno. Chi si trovava nella parte alta del Paese, si recava in contrada “Carrubba”, mentre chi si trovava in piazza si recava di corsa in contrada “Puzziddu” o vicino all’arco di “Palummu” che si trovava nelle vicinanze dell’ex cinema Odeon, i punti di miglior osservazione della fiera. Il fenomeno era detto “A fera de Cauna” perché si osservavano persone intente a guidare il proprio gregge o la propria mandria di cavalli o buoi, donne che camminavano con “Quattari” sopra la testa, persone che trattavano come se volessero fare degli affari, il tutto somigliava alla più realistica fiera degli animali che si teneva sino a qualche anno fa ad ottobre (“A fera di Biedduviddi”).

Intorno a questa fiera nacque una leggenda, secondo cui chiunque fosse riuscito a comprare qualche oggetto, questo si sarebbe trasformato in oro. La leggenda riporta che solo chi aveva l’innocenza di un bambino poteva entrare nella fiera e comprare qualcosa.

Nei momenti di visione della fiera in tanti cercavano fortuna, scendevano verso la “Vigna cutta” (oggi via degli orti) e man mano che scendevano il sogno svaniva perché  la fiera spariva.

Numerose persone di Palagonia attribuiscono il benessere di una famiglia locale proprio al fatto che, un discendente di questa famiglia riuscì ad abbindolare un ragazzo “Simpliciunazzu”, sottraendogli una palla che aveva comprato alla fiera e che subito dopo si era trasformata in oro . Il possesso di questo oggetto proveniente dalla fiera era stato la causa del fiorire di questa famiglia che fino ad allora viveva di stenti.

In nome del progresso, ancora una volta, l’uomo ha notevolmente modificato questi luoghi, impedendo a qualcuno di sognare di cambiare la propria vita,  magari comprando qualcosa “A fera de Cauna”.

Sebastiano Interlandi

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3 thoughts on “IL FENOMENO DELLA “FATA MORGANA”NEL LAGO DEI PALICI E “A FERA DE CAUNA” NELLE COLLINE DEI COVONI

  1. bellissimo racconto. l’uomo in forza del progresso .. concella i sogni di grandi e piccini. quanta cultura cancellata. complimenti a persone come te che riescono con la ricerca e lo studio delle tradioni popolari, a farci sognare. grazie antonio

  2. Bella, peccato che le leggende di Palagonia vanno man mano svanendo, come un miraggio.
    Ne avevo già sentito parlare de “A fera de cauna”, ma non in modo così dettagliato.
    Ho anche sentito raccontare la “leggenda” dell’incantesimo che si può svelare salendo sul “Puoiu Pizzutu”.
    Avete qualche documento storico o racconto che parla di esso?

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