Dall’Oriente all’Occidente il culto millenario di Santa Febronia

Posted on 23 giugno 2010

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La vita.

La vicenda terrena di Febronia si svolge a cavallo tra il III e il IV secolo in Mesopotamia, nella città di Sibapoli Nisibi (odierna Nusaybin al confine tra la Turchia e la Siria). Rimasta orfana all’età di due anni, cresce sotto le cure della zia Brienne e della religiosa Tomaide, in seno ad una di quelle prime forme di vita ascetica comunitaria nota come “Figli e Figlie del Patto”, sorta nella Mesopotamia settentrionale tra la metà del III secolo e l’inizio del IV di cui ci riferisce più tardi Sant’Efrem da Nisibi.  Per le rigorose regole che le caratterizzavano e lo stile di vita che vi si conduceva, queste comunità ricordano un po il modello monastico. Consacratasi totalmente al Signore, conduce una vita da penitente scandita dalla preghiera e dalla meditazione delle Sacre Scritture; il suo grande carisma nell’insegnamento della sacra dottrina attira al cristianesimo molti pagani. Il 25 giugno dell’anno 305, nel corso della persecuzione contro i cristiani indetta dall’imperatore Diocleziano, mentre tutte le consorelle abbandonano il cenobio per sfuggire ai persecutori, la giovane Febronia corona la sua testimonianza di fedeltà al Signore, sottoponendosi agli atroci supplizi che le vengono inferti per mano dei carnefici, su ordine del giudice Seleno: legata ad un palo, viene flagellata, raschiata con pettini di ferro, tormentata sull’eculeo; le vengono cavati i denti, tagliate le mammelle, quindi le mani ed i piedi, ed infine viene decapitata. Nel 363 il corpo viene portato a Costantinopoli , accompagnato da numerosi eventi prodigiosi, e successivamente giunge a Trani, in Puglia.

Gli atti del martirio in greco, scritti secondo la tradizione dalla consorella Tomaide, vengono accolti come autentici nella raccolta dei Bollandisti. A causa dell’ordine di Diocleziano, di bruciare tutti gli atti processuali redatti sotto la sua persecuzione, come per molti altri martiri non ci sono pervenuti gli originali. Di essi ci sono giunti vari testimoni o codici, oggi conservati in diverse biblioteche d’Europa. La Passio Febroniae dall’originale greco viene tradotta in varie lingue: si conoscono versioni comprese tra il VI e l’XI secolo in siriano, georgiano, arabo, armeno, paleoslavo, latino, oltre a quelle più recenti ( XIV-XVII secolo) in italiano e in francese. In particolare, della versione latina ne esistono due distinte traduzioni chiamate “settentrionale” (con 18 testimoni) e “meridionale o napoletana” (con 10 testimoni ).

Il culto.

In Siria, nei luoghi del martirio, è attestata all’inizio del IV secolo la costruzione di una grande chiesa ad opera di san Giacomo, vescovo di Nisibi, per la cui realizzazione occorsero sette anni, da identificarsi con il tempio di cui si parla nella Passio Febroniae; un importante monastero intitolato alla santa, nel VII secolo; ed ancora una chiesa dedicata certamente a santa Febronia, della cui realizzazione fu promotore il vescovo Simeone, è attestata nella stessa città di Nisibi  agli inizi dell’VIII secolo. Sempre in terra siriana, Febronia è ricordata nei martirologi fino al XIII secolo e da qui proviene anche una versione siriana della Passio presente in tre manoscritti databili dalla metà del VII al IX secolo. Il culto della santa pare abbia ricevuto un particolare impulso per opera dell’imperatore Eraclio (610-641) la cui una delle figlie si chiamava proprio Febronia e si diffonde parallelamente alla circolazione della Passio che intanto viene tradotta nelle varie lingue dell’oriente cristiano. Inserita nei sinassari e nei menologi della chiesa greca; le vengono dedicati acrostici e inni (tra cui uno del celebre innografo Teofane Grapto). A Costantinopoli, dove secondo il racconto della Passio, il corpo di Febronia fu portato intorno all’anno ‘600, accompagnato da numerosi miracoli, i quali ci vengono confermati anche nei Miracula Artemii,era titolare di un altare presso la chiesa di San Giovanni Battista nel quartiere Ozeia, e se ne celebrava regolarmente la festa. Santa Febronia appare in uno dei mosaici del monastero greco di Hosios Loukas (San Luca), nei pressi della città di Distomo, in Beozia (Grecia), raffigurata insieme alle sante vergini e martiri Anastasia, Tecla, Agata e Eugenia, che fanno da corona alle figure di Costantino con la madre Elena. Dall’ambito bizantino il culto ha raggiunto anche il mondo slavo, dove è attestato sia in Polonia, che in Russia, dove al 25 giugno si ricordano i santi monaci Pietro e Febronia, morti nel 1228. In India, nella cattedrale di Tiruchirapalli, nel Tamil Nadu, un affresco raffigura il martirio della santa. Dall’oriente passa in occidente; in Francia, dove santa Febronia godeva, almeno fino al XV secolo, di un culto particolare presso i monasteri dell’ordine dei Celestini, congregazione diffusa in Italia e in Francia. Ciò è testimoniato, oltre che dalle traduzioni in francese della Passio, dalle numerose menzioni in calendari liturgici e officium proprium. Ancora nel XIX secolo il nome ricorre nell’onomastica: Febronia si chiamava infatti la sottopriora che stette al fianco di santa Teresa di Gesù Bambino fino al suo trapasso, nel monastero carmelitano di Lisieux. Un chiaro indizio della presenza della Passio Febroniae in Spagna è dato proprio da una copia di essa appartenuta alla grande santa carmelitana Teresa d’Avila, oggi custodita nel museo teresiano di Avila. Nell’area tedesca, fra Germania, Boemia e Ungheria, dove troviamo vari codici risalenti al XIII-XIV secolo, contenenti la Passio, oltre alla menzione in calendari liturgici e in libretti di preghiere dell’XI secolo. Qui nel ‘700 scrisse anche il teologo tedesco Johann Nikolaus von Hontheim, sotto lo pseudonimo Febronio, da cui prese il nome la sua teoria “Febronianesimo”.

In Italia: in Piemonte, a Novara l’anno 1615 il vescovo Carlo Bascapè faceva edificare una tra le più belle chiese della città: San Marco. Al suo interno lavorarono illustri pittori, tra cui Guglielmo Coccia, detto il Moncalvo, cui furono affidate le pitture delle cappelle di San Carlo e di Santa Febronia; del Moncalvo sono i due dipinti tutt’ora conservati: S. Febronia orante e Il martirio di s. Febronia, entrambi del 1615. Alla sua morte, avvenuta il 6 ottobre dello stesso anno, il vescovo Bascapè fu sepolto proprio nella cappella di S. Febronia, cui egli era molto devoto. Nella regione lombarda, a Milano: nel 1100 esisteva un altare a lei dedicato nella chiesa di San Protaso; ed un istituto, con annessa chiesa, fondato dal vescovo Cesare Monti nel 1645, e denominato “Luogo pio di santa Febronia”; il quale era destinato alla redenzione delle prostitute, attivo fino alla metà del ‘700. Si trattava probabilmente del Conservatorio di Santa Febronia già esistente dal 1474 fino al 1784, che la “Relazione con descrizione dell’Istituto, Rendite, ed obblighi de’ principali Luoghi pii della città di Milano” (12 maggio 1769), annota tra i “luoghi pii per l’allevamento e custodia di fanciulle ed orfane, per ritirare femine peccatrici e per i poveri vecchi e impotenti”. La santa è presente in vari calendari ambrosiani, litanie e salteri dall’XI al XV secolo; si hanno inoltre interessanti testimoni della Passio. Sempre a Milano, in corso Garibaldi, sono stati altresì individuati i resti di un’antica chiesa a Lei intitolata.   A Lovere (BG), nel corteo delle Vergini e delle Martiri che orna la Basilica di Cristo Re, è raffigurata insieme a S. Reparata. A Pavia, intorno al 1200, sono attestate delle reliquie di santa Febronia nella chiesa di san Marino, andata distrutta. In Veneto, a Romanziol, fraz. di Noventa di Piave (VE), si trova l’antico Capitello di Santa Febronia che certe fonti danno esistente sin dal sec. XIV. Uno dei Corpi Santi custoditi presso la chiesa di san Giorgio della Quadreria delle Sette Chiese di Monselice (PD), viene indicato come quello di Santa Febronia. In Emilia Romagna, si hanno notizie di reliquie della santa anche a Bologna (segnalate dal Papebroch); a Chiesa Nuova di San Silverio (BO) sappiamo dell’esistenza di un oratorio di S. Febronia, di cui se ne fa accenno ne “Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte Di Bologna diocese (1854); a Forlì, l’8 giugno 1686, quattro pie donne di Bologna acquistarono alcuni fabbricati di proprietà delle suore Cappuccine per istituirvi il Monastero di Santa Febronia e congregarsi al loro interno, professando la regola di San Francesco di Paola. Nell’antico Borgo Schiavonia (attuale Corso Garibaldi nel centro storico forlivese), sorgeva la Chiesa di Santa Febronia, trasformata all’inizio del secolo scorso nel “Cinema Popolare” con funzione di sala da ballo. In Umbria, a Schifanoia fraz. del comune di Narni (TR), nell’antico Santuario di San Michele Arcangelo, la Santa è raffigurata insieme a Sant’Artemio, cui la chiesa era originariamente dedicata. In Lazio, a Roma, dove, dopo la Demolizione di San Paolo a Piazza Colonna, vennero traslate nella chiesa dei SS. Carlo e Biagio ai Catinari, ove ancora oggi è custodita la testa, nella fenestella confessionis dell’altare maggiore. Una delle statue del Colonnato del Bernini, in Piazza San Pietro (braccio destro nord), realizzata nel 1667-1668 da Morelli Lazzaro (1619-1690), su commissione di Alessandro VII, raffigura la santa.  In Puglia, a Trani, dove il corpo della santa giunto intorno all’anno 800, viene disperso durante i saccheggiamenti da parte dei saraceni, e del quale si riuscirono a conservare alcune reliquie, divenuta oggetto di grande venerazione, almeno nel corso dell’800, se ne celebrava la festa al 25 giugno e al 15 dello stesso mese, in ricordo della traslazione del corpo. Qui troviamo, presso il Museo Diocesano, un Officium proprium della santa risalente al XVII secolo; un dipinto del ‘600, ed un busto-reliquiario ligneo del ‘700. In Campania, fuori dall’abitato di Sant’Angelo dei Lombardi (AV), si erge la Torre Febronia, all’interno dell’Abbazia del Goleto, monastero fondato da Guglielmo da Vercelli nel 1135; la torre prende il nome da una celebre Badessa. Attestazioni di culto si hanno anche a Napoli, dove tra l’altro ritroviamo l’indicazione della sua festa (25 giugno) nel celebre Calendario Marmoreo, risalente al IX secolo, oltre alla presenza della Passio in uno dei più importanti codici agiografici, quale il Corsiniano (XI-XII secolo).  A Minori (SA), dove, sebbene con il nome di Trofimena, fondato su una leggenda senza alcun fondamento storico, che la vede originaria di Patti (ME), viene venerata quale Patrona e solennemente festeggiata il 5 luglio. Nella cattedrale è custodito quello che si ritiene essere il corpo della santa.  In Calabria, è segnalata intorno al XIV secolo una chiesa ed un monastero di rito greco intitolati a santa Febronia, siti in contrada Calanna (18 Km da Reggio). In Sicilia, non ci è dato sapere esattamente quando giunse il culto, anche se con ogni probabilità ciò si sarà verificato durante il periodo di massima influenza della cultura bizantina. In ogni caso, è da ritenersi che esso sia attecchito per primo nell’area del messinese. A Patti (ME), è solennemente festeggiata il 5 luglio come Patrona e Concittadina. Qui, come a Minori, si ritiene infatti, secondo una pia leggenda, che la santa sia di origine siciliana, vissuta e martirizzata proprio in questa città. Recenti studi hanno definitivamente stabilito che l’unica santa con questo nome è la Febronia di Sibapoli Nisibi. La città custodisce alcune reliquie della santa, ed ha creato un itinerario dei luoghi dove ella sarebbe vissuta e avrebbe subito il martirio per mano dello stesso padre. Proprio in una delle tappe di tale itinerario, nei pressi del comune di Gioiosa Marea (ME), sorgeva nel XII-XIII secolo il villaggio santa Febronia, nell’omonima contrada nota anche col nome Acquasanta, ossia il luogo ove si ritiene che la santa abbia ricevuto il battesimo. Altro agiotoponimo nel messinese si riscontra agli inizi del XII secolo, nella Piana di Milazzo, ove scorreva il fiume S.Fobonia (una variante del nome). A Messina, il culto di santa Febronia è testimoniato nel medioevo da una chiesa a lei intitolata, da cui prendeva  nome il quartiere; ed ancora, nel XIV secolo, Febronia era il nome di religione portato da diverse badesse nei monasteri della città. A Palagonia (CT), il culto è rappresentato dall’Eremo di Santa Febronia (VI-VII secolo), in contrada Coste, Qui, nel ciclo di affreschi risalenti tra il XV ed il  XVII secolo, uno in particolare raffigura la santa tra due carnefici, nel martirio dei denti e delle mammelle. La santa è venerata quale Patrona della città, almeno dalla metà del ‘500, epoca a cui risale la statua lignea rivestita in argento che viene portata in processione nel corso di solenni festeggiamenti (il 25 giugno ed il 2 luglio). La città è in possesso di una reliquia, il pollice della mano destra, giunta da Roma tra il ‘500 ed il ‘600. Indizi di culto si hanno anche a Palermo, dove nel 1693 moriva la venerabile clarissa suor Febronia Ferdinanda di Gesù, nativa di Caccamo (PA); la quale aveva assunto tale nome per la forte devozione alla santa. Si ricordino inoltre, un altare nella cattedrale di Catania, con dipinto del Borremans (1670-1744); un dipinto del Vaccaro (1860) nella cattedrale di San Giuliano, a Caltagirone (CT); una statua nella chiesa Madonna della Catena (XVI secolo), di Militello V.C. (CT). Negli Stati Uniti, ad Hoboken nel New Jersey, è stato introdotto il culto di Santa Febronia nel 1920. Qui, seguendo comunque la tradizione pattese delle origini siciliane della santa, è stata edificata una cappella in suo onore, in cui ogni anno viene festeggiata; ed è stata costituita la “Società Cattolica Santa Febronia Patti e circondario”.

Intanto, una campagna di scavi archeologici condotta recentemente da un’équipe americana guidata dal dott. Michael Fuller, ha scoperto nella località di Tuneinir (Turchia), proprio nei luoghi di origine della Santa, ciò che viene segnalata come la tomba di Febronia nonché un reliquiario marmoreo per contenere un dente, che trova riscontro nel racconto della sua Passio.

Il Martirologio Romano ne celebra la memoria liturgica il 25 giugno, data nella quale viene ricordata anche dalla Chiesa copta e dalla Chiesa greco-ortodossa. La Chiesa etiope la venera con il nome di Cephronia, facendone memoria l’8 giugno.

Giuseppe Maggiore

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