Intervista ad Andrea Antonio Siragusa sulla pittura

Read Time5 Minutes, 9 Seconds

Atto d’amore: nella profonda coscienza di sé.

Andrea, finalmente, dopo averti apprezzato per anni nelle vesti di tenore e, talvolta, di poeta,  possiamo ora scoprirti anche nelle vesti di pittore. Possiamo addentrarci in quella pittura da te definita “Atto d’Amore”, nella profonda coscienza di Sé.

A che età hai cominciato a dipingere e a sentire che l’arte in genere era il tuo mondo?

Ricordo che alle elementari, sapevo disegnare con facilità, la Basilica di San Pietro a Roma e, alle medie, ero interessato alle applicazioni tecniche, al disegno dal vero, alla musica, e alle materie letterarie, eccetto la matematica che mi creerà problemi seri per tutto il corso dei miei studi.

Per me rea naturale disegnare e colorare case con montagne e sole, come sanno fare tutti i bimbi…

Avevo anche una bella voce squillante che chiamavano “argentina”, e iniziavo a scrivere le prime poesie.

A Mineo, dove ho passato l’infanzia, tutti sono poeti e, anticamente, era considerato il Parnaso Siculo; per cui ero in un certo senso quasi indotto alla poesia dall’ambiente e dai luoghi che mi hanno visto crescere.

Da qui il mio dedicarmi alla scrittura, anche se per lo più inedita.

Ma prima che dipingessi, sono passato attraverso varie vite artistiche.

Ecco da dove proviene il tuo eclettismo!

Per me è stato sempre facile passare dal disegno alla poesia, dalla recitazione al canto… forse perché non ho mai dimenticato di essere un Peter Pan, sperando che certa razionalità adulta  non bloccasse la libertà di esprimermi in stati d’animo, o canalizzasse le energie  al solo  scopo di imparare un qualunque mestiere, avendo come esclusivo fine di procacciarci un pane.

Il teatro, da te definito “dell’Essere” o “Atto d’Amore”, ha una continuità col tuo modo di concepire la pittura?

Certamente! Anzi, e soprattutto l’arte figurativa esprime il “teatro” che ci portiamo dentro, se per teatro intendiamo quella verità profonda che sta in noi; ovvero, quel “palcoscenico” di colori che invade il nostro essere.  A meno che dell’arte pittorica non ci si esprime, riferendo canoni scolastico-accademici (come fanno i bravi attori che interpretano bene un ruolo o una poesia).

Sono lontano da questo tipo di arte figurativa. Inizialmente ho imparato i canoni del disegno, ma notavo che, per quanto fossi bravo nel disegno dal vero, il mio tratto usciva fuori dalle regole o da ciò che l’insegnante voleva.  Mi viene in mente un aneddoto dei tempi di scuola, quando una faccia contrariata di una prof. di decorazione pittorica, alla vista di una mia tavola 50×70, raffigurante un Ecce Homo in tempera, tutto sanguinante, mi intima forzatamente allo studio di quei Cristi straordinari che, da Giotto e per tutto il Rinascimento, saranno appesi al legno della croce…ma come se non “fossero” (realismo o fuori da esso). Si andava a definire quello che diverrà il mio stile: il de-pensare. Come nella poesia, il gesto pittorico prende forma sul da farsi, trovando, nello spazio, il “palcoscenico”. E’ qui che il colore danza, recita, diventa musicale, poiché il corpo ha tradotto il “divenire azione”,  quello stesso “teatro interiore” che proviene dal Sogno, per il quale si farà ora scrittura e pittura.

A proposito di ciò Pier Paolo Pasolini ebbe a dire di Guttuso “che faceva sempre poesia”, perché chi dipinge è un poeta che non è costretto a scrivere in prosa… “Beato te che quando prendi la matita o il pennello in mano, scrivi sempre in versi…”.

Quando approdi definitivamente alla pittura?

Da un’esigenza interiore al misticismo avuto intorno agli anni 2000, quando spesso venivo “rapito alla contemplazione”. Dall’idea del M° Angelo Mazza di musicare le mie poesie sulla Passione di Cristo (“Amorosa Passione e Resurrezione dell’Emmanuele” edito da Eurarte nel 2002), nacquero dei quadri per una mostra a cura dell’Amedit, nella Settimana Santa dello stesso anno. Ecco, posso dire che da allora, con brevi interruzioni, sento di “tradurmi” con la pittura, in uno stile in divenire che ormai accompagna la mia carriera di cantante lirico.

Come nasce un tuo quadro?

E’ lui che nasce e si definisce in me! Si accumula una tensione, nel subconscio, la quale dà sfogo al mio mondo interiore che, per sua verità, và ad esprimersi nel puro astrattismo, dove il colore è protagonista di una realtà “altra”, forse inspiegabile, avendo come unico maestro l’animo, dove finalmente ogni scuola diventa vana.

Perché ti definisci “espressionista astratto” se non hai, come sembri affermare, una scuola di pensiero cui far riferimento?

Infatti! Fosse per me non mi definirei affatto. Molti pittori dell’avanguardia artistica del ‘900, i quali si diranno “astrattisti” (o “Neoplasticisti”), come gli olandesi Paul Klee e Piet Mondrian, e poi Kandinsky, Malevich etc., trovo che mi somiglino nell’obiettivo comune di una ricerca armonica con la quale si analizza il rapporto tra colore e forma, stabilendo un ritmo visivo-compositivo.  Ciò è molto poetico perché, mediante questo rapporto  tra colore-forma e ritmo visivo-compositivo, ho piena libertà di espressione che vibra di interiorità e spiritualità.

L’osservatore percepisce tutto ciò e, dinanzi alle mie opere, come per molte altre,  è libero di interpretarle soggettivamente. Ecco il mio scopo: Il quadro vive nello spettatore, diventa suo. Noi non siamo autori di un bel niente!

Una pittura, la tua, che esclude a priori ogni ragionamento, ogni dato oggettivo della raffigurazione, per essere, dunque, pura astrazione…  ed è proprio per questo che risulta essere, forse, la meno razionale di altre…

Direi di si… ma per quanto ci si possa staccare dalla razionalità, si è sempre legati all’Armonia e al colore che fanno entrare in gioco la matematica.

Infatti, all’interno del movimento astratto si distinguevano due filoni: il lirico e il geometrico. Pur nella mia modernità sento di appartenere al lirico, poiché lascio ampio spazio al mio universo poetico, tradotto dal vivo colore. Nell’astrattismo geometrico vi è un controllo più razionale dell’espressione.

Che ruolo ha oggi la pittura astratta?

Il procedimento della mente che astrae dai fatti, affascina sempre più gli artisti, anche l’esperienza cubista e metafisica ha lasciato il segno. Questo segno però, essendo poetico, trova realizzazione nel “realismo puro”. Perciò, astrattismo e realismo, per me coincidono, come l’anima sta al corpo e il corpo all’anima.

Giuseppe Maggiore

Copyright 2010 © Amedit – Tutti i diritti riservati

0 0

About Post Author

One thought on “Intervista ad Andrea Antonio Siragusa sulla pittura

Rispondi

Next Post

LA DINASTIA GRAVINA CRUYLLAS Piccola indagine storica sui Principi di Palagonia nel territorio di Fiumefreddo

Mer Giu 23 , 2010
Nell’ingresso dell’abitazione del castello degli Schiavi di Fiumefreddo, ammiriamo due ritratti di una coppia Gravina Cruyllas del Settecento, un grande stemma marmoreo di forma ovale. Nel capo vi è una corona principesca sormontata da un piumato cimiero; dalla corona si parte, come un fregio, la Collana del Toson d’oro. Era questa una onorificenza concessa dai re di Spagna solo ai […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: