VINCENZO DI SILVESTRO “from MANHATTAN to PALAGONIA”

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Una carriera artistica in costante ascesa, quella del violinista Vincenzo Di Silvestro che lo vede più volte in veste di solista – una delle sue ultime esibizioni lo ha visto nella splendida cornice della ridente Taormina – o in seno ad alcune prestigiose formazioni orchestrali. Si moltiplicano sempre più le partecipazioni a progetti internazionali, come nel caso del concerto voluto dalla Regione Siciliana “Dream Boat”, per la regia di Marco Savatteri, tenutosi a Manatthan in occasione del “Columbus Day” del 2009 e, successivamente, approdato in Germania, a Berlino e Wolfsburg. Lo stesso spettacolo riprenderà con una tournee in Brasile tra fine agosto e inizi di settembre, per concludersi in autunno con alcune tappe nel nord-Italia. Artista poliedrico, lo vediamo da anni fra i componenti della band siciliana “To-En”, che gli consente di esprimersi in un territorio musicale nettamente agli antipodi rispetto al suo naturale percorso artistico di musicista classico. Infine, giusto perché non si vive di sola arte, si dedica anche all’insegnamento presso un istituto comprensivo di Caltagirone.
Gli chiediamo innanzitutto quali sono le prime impressioni avute nel corso del recente suo soggiorno negli Stati Uniti:
“Girando per i locali di Manatthan mi ha colpito il fatto di imbattermi più volte in esecuzioni dal vivo di artisti di grande spessore come Roy Hargroove e di potermi unire con molta disinvoltura a loro, insieme ad altri musicisti tra cui Roy Paci. Ti rendi conto come i gestori dei locali, diversamente da quanto accade qui da noi, non usano la musica come espediente per un ritorno in termini di consumazioni (vedi Catania, dove ti impongono di fare solo cover e di portarti dietro un seguito di amici per riempire il locale). Lì si percepisce realmente un’attenzione e un interesse per la musica… I locali si offrono ad ospitare la musica e la gente che sta’ ai tavoli, pur conversando, mantiene un certo rispetto verso chi sta’ lì a suonare.”
Parlaci del tuo rapporto con la tua città, Palagonia, dove ti sei esibito più volte sotto l’egida dell’Amedit, riscuotendo sempre ampi consensi.
“Ho sempre goduto dell’affetto e del piacevole scambio reciproco di idee e di apporti artistici con alcuni cittadini; però, se guardo con occhi lucidi e con distacco a questo mio paese, lo vedo popolato da una maggioranza di persone che per decenni hanno privato il loro sviluppo in qualsiasi forma di crescita culturale e artistica, e tutto ciò oggi si è tramutato in uno stato di perdizione e caos in cui, oltre a venir meno qualsiasi forma di attenzione verso ciò che è arte, è venuta meno l’attenzione anche in ciò che è basilare come la legalità. Per generazioni non si è ritenuta la cultura qualcosa da coltivare, si è solo pensato al creare profitto… e se oggi ci siamo ridotti ad assistere sempre più ad episodi di violenza e bullismo non dobbiamo certo stupircene. Spesso la colpa la si attribuisce alla politica, ma è anche vero che recentemente chi ha costruito il proprio consenso mostrandosi “per interesse” attento allo sviluppo culturale della città, ha tradito ogni mia aspettativa.”
Pensi che nessuno si renda conto di questo attuale clima di degrado?
“Penso che ci siano tanti giovani che ogni giorno cercano di far sentire la propria voce, le proprie esigenze, ma non trovano spazio… Il problema qui non è soltanto per il musicista che voglia fare un concerto e magari c’è l’assessore di turno che non glielo permette, ma anche della coppia che voglia uscire e farsi una tranquilla passeggiata e non può perché non si sente protetta, tranquilla… perché chi magari avrebbe il compito di tutelare l’ordine pubblico non lo fa o non lo fa abbastanza. Molti giovani palagonesi che altrove si sentono realizzati o accolti, qui non riescono a trovare il proprio spazio perché chi riveste determinati ruoli, siano essi politici o forze dell’ordine, non hanno forse mai riflettuto che in giro, tra quei giovani, possano esserci anche i loro figli.”
A chi va dunque il tuo pensiero in questa fase del percorso che intanto prosegui tanto brillantemente?
Ai miei genitori ed ai miei nonni che ringrazio per avere sempre creduto in me e avermi permesso ancora oggi di crescere; e all’Amedit, la quale, più che una semplice associazione è stata per me una vera e propria fucina dove crescere.
Giuseppe Maggiore

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