Rocchicella: Il santuario dei gemelli PALICI

Posted on 23 marzo 2010

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37° 19I 28.20II N – 14° 41I 49.52II E, in questo punto, ad est della valle dei Margi, non lontano dal fiume Caltagirone, esisteva sin dai tempi più remoti un lago detto lago dei Palici, chiamato dai più antichi lacus sive stagnum palicorum e successivamente conosciuto con il nome di lago di Naftia per l’odore di nafta che sprigionava.

Il noto naturalista siciliano Francesco Ferrara, che lo ha visitato alla fine del XVIII secolo, così scriveva “…La sua estensione non si può stabilire, perché dipende dall’accumulo delle piogge e quindi è vario durante tutto il corso dell’anno, nei periodi di siccità scompare del tutto…”

Quasi nel mezzo del lago sorgono due grossi getti, che fanno saltare l’acqua a più di due piedi di altezza; un terzo di minor forza, ed intermittente si fa loro compagno, ed il loro continuo agitare le acque, fa sentire il fragore dell’ebollizione sino ad una grande distanza.

Gli uccelli non si avvicinano al Lago dei Palici¸ un volo incauto può causare loro la morte, infatti, volatili che migrano verso altri posti si rifocillano nelle acque di altri luoghi vicini; anche gli armenti pascolano lontani dalle sue sponde ma lepri, conigli ed altri animali simili spinti dal desiderio di dissetarsi, vi hanno incontrato la morte e i loro corpi giacciono sulle sponde del lago.

Questo fenomeno naturale ha suscitato sin dalle più remote antichità sgomento in tutte le popolazioni che vi hanno abitato il luogo ed il fenomeno attirava popolazioni da tutta la Sicilia.

Gli antichi conoscitori del luogo non potendo dare giustificazione con la ragione a tutto questo fenomeno naturale: l’agitazione delle acque e soprattutto l’esalazioni gassose che portavano alla morte, le attribuivano a forze divine.

i paliciGli antichi intorno a questo fenomeno naturale hanno dato origine al mito dei gemelli Palici.

Secondo Macrobio, i Palici erano nati da Thalia, figlia di Vulcano, rapita e messa incinta da Giove presso il  fiume Simeto. Thalia per evitare le ire furiose di Giunone supplicò pietosamente la Terra affinché la proteggesse.  Questa ascoltate le suppliche della ninfa si aprì e la occultò nel suo seno, arrivato il momento del parto, nacquero due gemelli, che per essere seppelliti prima e rinati poi furono chiamati Palici.

Per gli antichi, i due getti di acqua che si innalzavano dal lago non erano altro che i due gemelli che tentavano di rinascere dalle viscere della terra.

Durante la trentaseiesima Olimpiade (632 a.C.), Antigono in un suo passo scriveva che quando ad Atene governava Epeneto, in Sicilia fu eretto un edificio, dove chiunque entrava anche se persona in condizioni fisiche ottimali, se si chinava con il capo basso verso terra moriva, se si teneva dritto poteva camminare senza che gli accadesse nulla.

Questa descrizione fa pensare che tutto ciò era riferito al tempio dedicato ai fratelli Palici, il quale, secondo la supposizione dell’abate Francesco Ferrara fu edificato presso il lago e chiudeva dentro le sue mura i crateri, come a Delfo, dove l’antro vaporoso era situato in fondo al santuario di Apollo.

Questa congettura è avvalorata dal Fazello, che dopo la metà del sedicesimo secolo visitò il lago dei Palici e vide intorno ad esso grandi resti, dove la maggior parte dei quali erano coperti dalla terra.

Questa supposizione non è stata mai avvalorata, in quanto non è stato mai possibile eseguire delle indagini archeologiche nei dintorni di ciò che resta dell’antico lago di Naftia; la zona attualmente è proprietà privata.

Un tempio fu eretto presso il lago con tutte le magnificenze di cui erano di solito fare i Greci-siculi a simili edifici. Diodoro Storico di Agira, che sicuramente ha visitato il luogo, nel suo XI libro così descrive la zona in cui era ubicato il tempio: “Il recinto sacro era  situato in un campo amenissimo degno della maestà degli dei; e tale è quella veramente grande pianura, nella quale è il lago; estremamente fertile, deliziosa, e per le montagne, che la circondano bella e pittoresca.

L’edificio era adornato di portici e di logge magnifiche, che lo rendevano ammirabile ed era stimato assai più degli altri e per l’antichità e per la religiosa venerazione, e per i grandi fenomeni che vi avvenivano, soprattutto per i miracoli dei crateri”.

Molti autori antichi hanno descritto diverse rappresentazioni riguardanti il culto e le cerimonie che si svolgevano all’interno del tempio dei Palici.

Il tempio era un vero e proprio tribunale, in cui si svolgevano processi a carico di persone che erano accusate di qualsiasi reato. I giudici del tempio erano dei sacerdoti, che avevano cura di fissare  i dovuti e stabiliti sacrifici.

Nel tempio si arrivò persino al sacrificio di esseri umani, ma quando questa barbara usanza terminò, i Palici vennero detti, deità placabili.

Virgilio nell’Eneide descrive l’ara dei Palici come non tinta più come prima di sangue umano, mostrandosi più pingue e più placabile.

Il tempio era detto pingue perché in tempo di grande carestia dovuta ad un lungo periodo di siccità in Sicilia, i siciliani avevano consultato l’oracolo dei Palici, ritenuto senza dubbio il più importante di tutta la Sicilia, sia per la venerazione, sia per la fede che si riponeva nei suoi giudizi; in quella occasione aveva proposto per risolvere l’infausto evento di effettuare un sacrificio all’eroe Pediocrate.

Essendo ritornata con tale provvedimento la pioggia e la conseguente fertilità, i siciliani portarono sopra l’altare dei Palici ogni sorta di prodotto della terra.

Gli dei Palici davano il responso della verità o della menzogna a chiunque era considerato reo di qualche colpa.

Il presunto colpevole, prima di entrare nel tempio doveva purificarsi, vestito con una semplice tunica senza cintura, con una corona di foglie verdi in testa ed in mano un ramo tagliato dal vicino bosco sacro, che agitava di continuo, era condotto dinanzi ai crateri nel punto designato dai sacerdoti, e dopo aver invocato gli dei per tre volte a testimonianza dei suoi detti, veniva fatto chinare verso il basso, toccando il cratere con le mani e dipendeva dalla distanza di avvicinamento del capo alla superficie del lago che chiunque poteva cadere sotto l’effetto delle esalazioni mefitiche, indipendentemente se fosse reo confesso o innocente, il tutto dipendeva dalla volontà del sacerdote di turno.

Alcuni autori  descrivono un’altra procedura di rito dei giuramenti. I giuramenti dell’accusato erano scritti su una tavoletta che veniva a sua volta gettata dal sacerdote in mezzo al lago, se questa galleggiava, dimostrava che l’imputato aveva dichiarato la verità, e l’accusato poteva tornare a casa sano e salvo, ma se la tavoletta era inghiottita dalle acque, il giuramento era da considerarsi mendace, e l’accusato era immediatamente gettato nel cratere; mentre altri prima che lasciassero il tempio sacro erano privati dalla vista.

Un’altra funzione importane attribuita al tempio dei Palici era quella di dare asilo ai servi maltrattati dai padroni. Un servo oppresso dal padrone che li andava ad esiliarsi non poteva più essere ripreso per nessun motivo, tranne che, il padrone giurava davanti alle divinità di trattarlo benevolmente e senza commettere angherie su di lui. Non è mai successo che un padrone, dopo aver giurato nel tempio dei Palici, abbia trasgredito il patto, tanto era il rispetto e l’adorazione per quelle divinità.

In quel luogo, oggi esiste una S.p.A. denominata Mofeta dei Palici1, che ha sepolto i fratelli Palici in una campana di cemento ed ha trasformato il loro culto, in un culto che li rende ancora più vicini a noi, anzi dentro di noi “Il culto delle bollicine” molto conosciuto e venerato da adulti e bambini.

1L’azienda sfrutta la sorgente naturale di anidride carbonica, producendo ghiaccio secco per il trasporto e la conservazione di gelati e la gasatura di acque minerali e bibite.

logo-amedit-gravatar-okSebastiano Interlandi

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