Palagonia e lo sciopero dell’acqua: ricordare per imparare

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Come ben sappiamo, la carenza di acqua è una di quelle problematiche che affligge, da tempo immemore, il nostro territorio. Tutti, inoltre, conosciamo l’utilità di questo bene primario, fondamentale tanto per i più svariati usi nella vita di tutti i giorni, quanto per l’irrigazione dei campi (e sappiamo anche quanto l’economia del nostro territorio sia dipendente dall’agricoltura).
Cosa accade, quindi, quando questa viene a mancare, e quando alla carenza naturale di questo importantissimo bene si somma l’incapacità delle istituzioni?
Palagonia, aprile 1980, sciopero dell’acqua: la popolazione palagonese, in preda all’ira, decide di agire; è il 12 aprile, e dopo un lungo periodo nel quale la città è stata messa a dura prova, la logica conseguenza di quaranta giorni di sete è l’insurrezione: niente e nessuno è risparmiato, dalle sedi di partito (non importa di quale colore politico), alla segreteria comunale, alla sede dell’esattoria; la folla reclama a gran voce l’acqua, non vuole sentire ragioni. La rivolta dà i suoi frutti, e la situazione migliora, il commissario straordinario Lo Franco, che si sostituisce a una giunta decisamente inadeguata che non riesce a risolvere il problema, si pone come mediatore tra il comune e la regione, con la decisione di affidare l’approvigionamento idrico a tre pozzi privati, Blandini, Frangello e S. Antonio (seppur temporaneamente).
Per la seconda volta nella storia del paese, dopo quella che è stata la conquista delle terre nel 1903, il malessere comune è stato propulsore di un’azione collettiva, di un episodio di coesione, di unità, che si è imposto al fine di modificare lo status quo a Palagonia.
Andando, quindi, al di là della vicenda storica stessa, cosa ci insegna l’avvenimento importantissimo dello sciopero dell’acqua? Quale importante insegnamento ci lascia il passato, dopo questa vicenda? In che modo la storia si pone come “magistra vitae”?
Il senso dell’importanza di ciò che è pubblico, di ciò che è, come l’acqua, diritto insindacabile della popolazione, volontà di far fronte comune contro il problema di una politica tendente a rendere privato ciò che dovrebbe assolutamente essere pubblico; ma siamo sicuri che tutto ciò l’abbiamo veramente imparato? Siamo sicuri che a Palagonia si stia veramente pensando all’interesse collettivo, e non ad altro? Siamo sicuri che la privatizzazione, oggi come in passato, non possa portare alla speculazione, danneggiando la comunità, e privandola di ciò che le spetta? Le risposte non le forniamo di certo noi, il nostro compito è quello di documentare: se non altro, ci auguriamo che Palagonia possa ritrovare quel senso critico che ha portato al miglioramento nell’ ’80, e che, oggi, sembra essere stato perso.

Il Gruppo “Giovani in Movimento”

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