IL MEDITERRANEO: DA LUOGO DI SCAMBIO CULTURALE A CIMITERO A CIELO APERTO-

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Nei mesi scorsi ha fatto scalpore la notizia di una nave da crociera che aveva attraccato in prossimità delle coste di Haiti, con i vacanzieri a bordo, nonostante l’sola fosse stata appena colpita da uno spaventoso terremoto. Scelta discutibile, in effetti; ma non andrebbe dimenticato che ogni giorno le navi da crociera del Mediterraneo solcano acque che si stanno tragicamente trasformando in un luogo dove esseri umani provenienti dai paesi più poveri del pianeta incontrano sempre  più spesso la morte. Il “Mare Magnum”  di romana memoria è diventato un cimitero a cielo aperto nel quale i migranti trovano una vergognosa e macabra sepoltura.

Alcune cifre recenti possono servire da esempio:

16 giugno 2008: 40 morti e 100 dispersi al largo di Lampedusa.

20 agosto 2009: un’imbarcazione con 5 sopravvissuti eritrei in condizioni fisiche allo stremo, giunge in territorio italiano; 73 loro connazionali sono periti durante la traversata, non essendo stati soccorsi da alcuni natanti che transitavano nei pressi.

26 ottobre 2009: 298 migranti approdano a Pozzallo (Ragusa).  Le  richieste di aiuto inviate a Malta e alla Libia erano state rifiutate; qualcuno di loro non ce l’ha fatta.

La Costituzione Italiana (art. 10, comma 3) recita a proposito del diritto d’asilo: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Le leggi varate dal nostro paese rispettano il dettato costituzionale e la normativa europea? Gli episodi recenti, che hanno visto respingere verso la Libia barche cariche di migranti prima dell’attracco al suolo italiano, e dunque senza possibilità di identificazione, certamente violano i principi concernenti il diritto d’asilo, dal momento che a bordo potevano esserci rifugiati provenienti da paesi nei quali la vita degli individui è minacciata da guerre e regimi dittatoriali, e i basilari diritti alla libertà e alla sicurezza sono minacciati e conculcati.

Per quanto inumani, tali provvedimenti trovano  però un ampio consenso nell’opinione  pubblica, presso la quale lo straniero continua a costituire una minaccia secondo la notoria equazione straniero-estraneo-diverso-nemico. Si tratta di un’idea che, al di là di timori atavici, viene continuamente ribadita e sostenuta dalla volontà dei governi europei; delinquenza comune e minaccia terroristica sono gli strumenti della propaganda, con i quali si crea un clima di paura che fa passare in secondo piano altri, ben più gravi problemi: la crescita della sperequazione economica, il decadimento morale, civile e politico delle nostre società, la perdita di competitività sul piano internazionale, le guerre scatenate per salvaguardare gli interessi economici occidentali, e così via.

Il migrante diventa potenzialmente un criminale e/o un terrorista. Di conseguenza, le imbarcazioni che si avvicinano alle coste italiane qualcuno le vede, ma gli occhi drogati dal timore per la sicurezza percepiscono solo volti di nemici agguerriti che hanno fame non di cibo, ma delle nostre  vite. Dimenticando, ovviamente, che per un clandestino respinto (e magari annegato) nel Mediterraneo, altri dieci entrano e sono perfettamente funzionali, anzi indispensabili al sistema economico che abbiamo creato.

La storia del Mediterraneo, tuttavia, è anche segnata da vicende di altro tipo e di altra statura.

Una storia fatta da millenni di migrazioni, sotto forma di invasioni, conquiste e saccheggi, ma anche di scambi, confronti e trasformazioni reciproche di popoli provenienti da foreste, steppe e deserti. La circolazione degli uomini, ma anche degli animali, delle piante, delle tecniche e delle religioni, è stata talmente intensa che alla fine risulta difficile distinguere ciò che è stato elaborato all’interno del crogiolo mediterraneo e ciò che è arrivato dall’esterno.

Un mare circondato da terre, il Mediterraneo: Mare Magnum per i Romani, Al-Bahr Almutawassit (la superficie d’acqua che si trova di mezzo) secondo gli Arabi, per molto tempo il Mediterraneo è stato un polo di grande attrazione, raffigurato al centro di tutte le carte geografiche, oltre che il luogo di incontro delle tre religioni monoteiste diffuse tra Oriente e Occidente.

Il contatto tra il mondo arabo-persiano musulmano e l’Europa avviene infatti tramite il bacino del Mediterraneo. Nel 827 gli Arabi di Tunisia sbarcano a Mazara. In Sicilia, la lunga permanenza araba significò impulso economico e sviluppo sociale, l’importazione di progredite tecniche agricole e il trapianto di una cultura e di un’arte raffinata che hanno lasciato splendide tracce trasferite in Europa attraverso i Normanni e gli Svevi di Federico II.

E’ grazie al Mediterraneo che fino alla scoperta dell’America, possono verificarsi scambi mercantili (commercio di oro dal Sudan o di seta dalla Cina), militari, religiosi (i pellegrinaggi) e, non di meno, artistici e intellettuali. Le città più attive su questi fronti hanno nomi che possiedono una forte potenza evocativa cosmopolita: Cartagine, Alessandria, Bisanzio, Palermo, Genova, Venezia e altre ancora.

Tuttavia oggi, a quanto pare, i potenti della terra preferiscono non ricordare questi antichi splendori, e ci chiamano invece a uno “scontro  fra civiltà” che invocano e  creano nel momento stesso in cui dicono di temerlo. Dimenticando le origini meticce della stessa Europa, figlia di un re fenicio e dunque semita (come Ebrei e Arabi), rapita da Zeus, divinità indoeuropea, nell’era contemporanea si finisce per inseguire una “limpieza de sangre” del tutto estranea alla parte migliore della storia europea e, soprattutto, italiana.

Mauro Carosio

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