Anzikitanza – “questione di stile”

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Il gruppo è quello di sempre, il contesto sociale in cui “sopravvivono” anche. Il primo progetto “ufficiale” è , nel 2005, l’uscita di un singolo, “Vibra” che spiana la strada alla preparazione del primo lavoro in studio,”Orientale Sicula”, pubblicato appena due anni dopo. Da qui in poi è un continuo salire e scendere dai palchi più prestigiosi d’Italia, condivisi con Meg, Roy Paci, Radici nel cemento, per arrivare persino a Julian Marley, Seeed e Capleton (tanto per citarne alcuni).
Ma è con l’avvento del 2010 che si ha un’importante svolta: in una terra dominata dal sole, dagli agrumi e dai campi stracolmi di spighe gialle, ma che troppo spesso è in mano a chi i conti li sa fare solo usando i mezzi illegali, nasce il secondo lavoro in studio degli Anzikitanza (nuovamente con l’etichetta indipendente ANZK Production e con la collaborazione dell’etichetta Suoni Diversi). Stavolta però è soltanto una “Questione di stile”, puro stile siculo al 100% e mai titolo è stato tanto azzeccato; 12 tracce che catapultano, di volta in volta, nelle storie che esse raccontano, realtà parallele in cui si avvicendano le vite difficili di ragazzi di strada che fronteggiano “uomini d’onore” (Strati di paisi), ma anche amori travolgenti nati sotto il cocente sole siciliano (Mela)…e poi, pensandoci bene, queste realtà tanto parallele non sono. Chiave di lettura e filo conduttore di tutti i brani del disco è l’ironia, il voler provocare ad ogni costo una risata, un’ilarità generale che viene trasmessa da ogni singola parola, persino raccontando una fastidiosa “Questione meridionale” che mette in ginocchio una terra che fa fatica a camminare a testa alta e che vive ancora all’ombra di casse per il Mezzogiorno “fantasma”. I testi, tra l’italiano “sicilianizzato” e un inglese timido, sono ben strutturati e di una semplicità positivamente disarmante, quasi un voler raccontare fiabe noir a dei bambini inermi. Naturalmente ne sono degna spalla la musica e gli arrangiamenti, suoni pieni e caldi, che non lasciano neanche un attimo per prendere fiato, ma non sono più dei “soliti” accordi del rock-steady o del raggae, queste sonorità insieme alla vivacità dallo ska, si fondono con ritmi orientali ed etnici e con suoni che riecheggiano i bei tempi in cui danzavano i nostri “vecchi” (Non ci resta che piangere). La “Questione di stile” stà proprio nel fatto di aver dato vita ad un suono “insolito”, non classificabile, quasi unico: fiati, percussioni e chitarre in levare accompagnano l’ascoltatore “inna laghetti town”, la città dei Laghetti, un luogo immaginario fatto di amori liberi e bellezze mozzafiato. Punta di diamante sono le preziose collaborazioni, da Lorrè (Laghetti) a LuMarra (Pizzo), da Jaka (Someone lives a fight) a Giulia Digianpasquale, lady dei Wogiagia Crew (Nando’s Riddim), senza trascurare le versatili mani di DJ Seby (Girano li dischi, Strati di paisi). A qualunque categoria si voglia accostare questo disco pare essere comunque “fuori posto”, dando vita ad un miscuglio musicale, quasi un “ibrido”. Gli Anzikitanza propongono un disco “cantastorie”, da ascoltare tutto d’un fiato, per carpire odori e colori di una terra magica, i cui scheletri nell’armadio ne celano le meraviglie, in cui il sacro delle mille chiese e il profano delle altrettante mafie convivono in una sintonia sfacciatamente surreale. D’altronde, come recita un vecchio detto siciliano, “mafia e parrini si desiru la manu”…buon ascolto!
MSKA PESCE

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