Palagonia: Nascerà il Museo Civico?

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Un museo è espressione culturale del territorio. Facendosi ricettacolo del patrimonio storico e artistico di una determinata realtà geografica o di particolari periodi storici, rappresenta il valore identitario di un popolo. Quanto è riconducibile all’espressione della vita umana attraverso le varie epoche, sia esso un reperto archeologico o un’opera d’arte pittorica o scultorea, sia esso un oggetto di arredamento o un arnese da lavoro, esprime un’imprescindibile relazione tra uomo, storia e cultura, costituendo quindi una preziosa testimonianza avente valore di civiltà. Fino a non molto tempo fa, le società non si ponevano il problema della memoria storica come bene da tutelare. Molte comunità cercando quindi di volgere lo sguardo al passato, si son trovate di fronte all’amara constatazione di avere perso irrimediabilmente le tracce del proprio percorso di civiltà. Ma la storia presenta prima o poi il suo conto; il carattere di unicità che contraddistingue quanto un determinato ambiente ha prodotto, in termini di tradizioni, monumenti, opere d’arte visive o letterarie, fino a comprendere anche quelle espressioni tipiche del mondo dell’artigianato, delle arti e dei mestieri d’un tempo, è, per sua stessa natura, un patrimonio insostituibile. Proprio questa unicità e insostituibilità di tali beni, pone quelle realtà meno lungimiranti, ree di avere incautamente distrutto le testimonianze del proprio passato, di fronte allo sconforto di un vuoto storico che non potranno mai più colmare.
Attraverso la tutela e la salvaguardia delle tradizioni, dei monumenti, nonché l’istituzione di un museo, gli Enti locali si propongono lo scopo precipuo di realizzare l’interesse della collettività. Quanti sono chiamati al governo di una città assumono anche l’ineludibile dovere di farsi gelosi custodi del patrimonio culturale che questa città detiene e di compiere attorno ad esso concrete azioni di promozione e valorizzazione. Ciò in risposta a quell’inalienabile bisogno identitario che esprimendosi attraverso la fruizione di questi beni fa sì che, per la comunità, essi diventino elemento di appartenenza e motivo di orgoglio.
Secondo un’indagine Istat del 2007 il 30% dei comuni italiani ha un museo nel proprio territorio. Si tratta di ben 4.742 strutture espositive, tra musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali musealizzati e altre strutture espositive similari, cui si aggiungono almeno altre 700 istituzioni che propongono elementi documentali della tradizione storica, culturale, etnica, economica e sociale delle comunità di appartenenza, a carattere prettamente locale.
Volendo fare un riscontro della presenza museale nell’ambito territoriale a noi più vicino, ossia l’area del Calatino Sud-Simeto che comprende quindici comuni, notiamo come soltanto due città non abbiano ancora oggi un proprio museo: Palagonia e San Cono. Caltagirone conta ben 8 strutture museali; seguono Mineo con 3; Militello V.C. e Ramacca con 2; mentre tutte le altre città (Castel di Judica, Grammichele, Licodia Eubea, Mazzarrone, Mirabella Imbaccari, Raddusa, San Michele di Ganzaria, Scordia, Vizzini) hanno almeno un museo o esposizione permanente.
Nel caso specifico di Palagonia ci troviamo chiaramente di fronte a un paradosso. La città può vantare infatti un immane patrimonio consistente in reperti archeologici alquanto rari e di particolare pregio, attualmente custoditi nei depositi della Soprintendenza BB. CC. AA. di Catania. Basti citare solo alcuni di essi, come i rarissimi manufatti provenienti dall’insediamento castellucciano delle Coste di Santa Febronia, rinvenuti durante un breve saggio tenuto nel 1995; da soli costituirebbero già un ricchissimo e interessantissimo fondo museale. Si aggiungano a essi i reperti risalenti all’età del rame ritrovati a metà degli anni ’80 proprio nell’area prospiciente il sagrato della chiesa Matrice; altri reperti archeologici esposti al museo civico di Ramacca, ed ancora la cospicua e preziosa collezione di argenti della chiesa Madre (vedi foto che ritrae la pisside quattrocentesca) custodita presso il Museo San Nicolò di Militello Val Catania, ove si trova pure ciò che rimane dell’antico pavimento ceramico del ‘700 proveniente dalla Chiesa San Nicola. C’è in definitiva materiale per allestire un ampio e dignitoso museo. Eppure, non si comprende il perché, questa città, nelle varie amministrazioni che si sono succedute, non ha mai voluto prendere seriamente in considerazione tale idea. Qualcosa sembrava fosse cambiata lo scorso anno, quando venivano consegnati alla fruizione pubblica alcuni palazzi del centro storico, acquisiti e restaurati a cura dell’Amministrazione Comunale grazie anche ai fondi del Pit 16 Calatino Sud Simeto; vedevano così la luce: Palazzo Ponte, sito in via Umberto (€ 770.000,00), da destinarsi ad attività museali, ma i cui lavori si sono limitati solamente ad un’esigua parte del pian terreno, lasciando completamente inutilizzabili i piani superiori ed il tetto fatiscente ancora da consolidare; Palazzo Blandini, sito nella centralissima piazza Garibaldi (€ 1.098.449,52), anch’esso da destinarsi a museo civico ed il cui progetto di restauro curato dallo studio di architettura Fabrizio Russo di Catania, è stato conseguentemente realizzato secondo le moderne concezioni di edilizia museale, con tanto di impianto fotovoltaico; Palazzo Gulizia sito in via Roma (€ 367.775,41), da adibire a biblioteca ed emeroteca; Palazzo Politini, sito in via Duca degli Abruzzi, da adibire a centro ascolto e centro informazione turistica (€ 395.243,93). Sulla carta, dunque, tutti destinati ad attività culturali, nei fatti le cose sono andate diversamente. Il Politini, nonostante i recenti restauri, è totalmente inutilizzabile a causa del persistente degrado dovuto all’alto tasso di umidità e infiltrazioni d’acqua che hanno completamento danneggiato tutti gli intonaci di rivestimento delle pareti; il Gulizia è a tuttoggi chiuso e di destinazione incerta; il Ponte è stato assegnato alla Proloco, che lo usa come sede e per lo svolgimento di alcune manifestazioni ricreative; mentre il Blandini ospita complessivamente la sede del Comando VV. UU., l’associazione Antiracket e l’Ufficio Attività Produttive del Comune, rimanendo allo stato attuale soltanto il pian terreno generalmente utilizzato come spazio mostre.
E di mostre l’associazione Amedit ne ha tenute diverse, proprio in quel Palazzo Blandini dove sembrava si stesse realizzando il sogno di molte generazioni di palagonesi. L’intento, più volte dichiarato di queste mostre (si ricordino in particolare la mostra “La Santa venuta dall’Oriente”, già nel 2002; quella fotografica sulla Chiesa dell’Immacolata, nel 2008; “Cinemorfismi”, 2009; nonché le due edizioni della mostra etno-antropologica, tenute nel 2008 e 2009) è stato e rimane quello di sollecitare l’istituzione di un Museo Civico. Se, infatti, sembra che le varie Amministrazioni non abbiano mai avuto una chiara idea del patrimonio storico-artistico di questa città, non altrettanto si è dato riscontrare da parte dei cittadini, i quali si chiedono da molto tempo perché mai i propri beni debbano giacere altrove. Segno tangibile della volontà da parte dei cittadini è la disponibilità a donare i propri cimeli di famiglia per la creazione della sezione civiltà contadina; mentre da tempo la Soprintendenza BB. CC. AA. di Catania tenta un dialogo con le varie Amministrazioni Comunali di Palagonia, al fine di poter consegnare i beni che essa detiene alla fruizione pubblica dei palagonesi. Un nuovo spiraglio di speranza sembra essersi aperto nel corso della Fiera di Belverde 2009, dall’incontro tra il Vicesindaco Daniela Cunsolo, gli Assessori comunali Antonino Ardizzone e Lorena Leonardo con il sottoscritto presidente dell’Amedit. In quella occasione i sigg. Assessori hanno garantito il loro vivo interessamento sull’argomento, e da parte dell’Ardizzone il proposito di presentare la proposta in Consiglio Comunale.
Che dire? La speranza è l’ultima a morire.

Giuseppe Maggiore

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