Gaetano Ponte (Palagonia (CT),1876 – Transacqua (TN). 1954) Uno scienziato e il suo sogno di modernità

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Il Ponte fu una figura di studioso dedito nell’arco della sua vita alla realizzazione di un sogno di modernità sostanzialmente mai realizzatosi: la messa in funzione sull’Etna, di un organismo di ricerca sperimentale che facesse di Catania il centro di studi vulcanologici più importante d’Europa. Era un personaggio emblematico degli anni della Catania defeliciana del “rinascimento municipale”, anni di ottimistica fiducia nella possibilità di industrializzazione e modernizzazione di una Sicilia “desta, forte, libera e moderna”. In un articolo apparso sulla rivista <<La Sicilia Industriale>> del luglio 1918 emblematicamente intitolato Svegliamoci!, Ponte lamentò l’insufficienza delle conoscenze tecnico-industriali e la conseguente mancanza in Sicilia di una utilizzazione razionale dei prodotti del suolo. Sostenne inoltre che le scuole industriali invece di essere indirizzate, come di fatto avveniva, soltanto alle industrie meccaniche ed elettriche (fenomeno che creava un sovrannumero di manodopera specializzata costretta, quindi, ad emigrare), dovevano essere potenziate negli indirizzi chimico-estrattivi per sfruttare al massimo la ricchezza del suolo siciliano. Il suo sogno era la creazione di una scuola industriale che fosse in grado di creare manodopera specializzata e che fosse fornita di laboratori sperimentali per il perfezionamento e l’aggiornamento continuo delle conoscenze tecnologiche. Questo miraggio di modernità ed efficienza della Sicilia caratterizzò anche una lunga battaglia condotta da Ponte per la valorizzazione dell’Etna come luogo di studio privilegiato per gli scienziati, oltre che meta turistica e risorsa industriale. Progettò per Catania il primo Istituto Universitario di Vulcanologia d’Europa, dotato di un osservatorio vulcanologico e, consapevole delle potenzialità offerte dal vulcano all’industria turistica e sportiva, auspicò la costruzione di strade, impianti sciistici, stazioni climatiche, alberghi e rifugi. Si impegnò inoltre per la costruzione di un impianto siderurgico ai piedi dell’Etna utilizzando la magnetite di ferro contenuta nelle sabbie vulcaniche; propose la creazione di un ghiacciaio artificiale nel lato di tramontana della Valle del Bove per generare un torrente permanente di acque potabili utili a rifornire i centri etnei.  Tutti progetti lungimiranti che non verranno mai tenuti seriamente in considerazione dalle autorità e che quindi venivano ritenute vere e proprie utopie. La mancata realizzazione per Catania del suo grande sogno di modernità si può per altro ben inserire nella storia del graduale dissolvimento del mito della “Milano del Sud”.

  • L’ eclettico Ponte: approccio col mondo della Fotografia e del Cinema.

Gaetano Ponte vive in tempi in cui a Catania proliferavano le attività culturali e mondane e si muoveva fra i suoi studi vulcanologici sperimentali e il Circolo artistico catanese, dove gli intellettuali della città si incontravano a discutere e ad assistere a conferenze di personaggi illustri. Sviluppa l’amicizia con Verga e De Roberto, con i quali condivideva l’interesse per l’Etna e la passione per la fotografia, e quella con Filippo Tommaso Marinetti, inventore del Movimento artistico – letterale Futurista, con cui il Ponte sviluppò un amichevole epistolario. Dopo la visita al cratere centrale compiuta nel 1924 in sua compagnia, il Ponte inviò a Marinetti una foto che ritraeva il poeta con la moglie durante un pic-nic sull’Etna, e sul retro scrisse: “Caro Marinetti, mi trovo all’Osservatorio per assistere alle riparazioni più urgenti che spero di ultimare tra qualche giorno. Se il governo desse almeno centomila lire all’Osservatorio potrei ben renderlo adatto agli studi vulcanologici. Conto molto sulla Vostra cooperazione. Avete ricevuto le fotografie che Vi mandai il giorno 13 al campeggio in grande busta chiusa? Appena ritornerò a Catania Vi farò stampare le fotografie fatte al cratere. Gradite cordiali saluti a voi. PregoVi presentare alla gentile signora i miei omaggi. Vostro G. Ponte”. Marinetti, dopo aver ricevuto le foto che il Ponte aveva promesso di inviargli rispose con queste parole: “Caro Ponte, ricevo ora le fotografie. Veramente bellissime. Grazie di tutto cuore. Sono ossessionato dall’Etna. Ho bevuto all’orlo di quel cratere una nuova ispirazione che certamente stupirà il mondo. Etneamente vostro. F. T. M.”[1]. Ponte utilizzò le sue fotografie come sussidio di indagine talvolta decisivo e, corredandone i suoi scritti, come strumento di dimostrazione e illustrazione dei meccanismi dei fenomeni vulcanici. Uno dei risultati in questo senso più sorprendenti è rappresentato da alcune fotografie scattate il 14 Agosto 1922, eseguite con un sistema di sostegni, ora calando la macchina fotografica dentro il cratere centrale, ora inoltrandola al di sopra di esso per riprendere il profilo e il fondo di un imbuto craterico mentre viene squarciato da un’esplosione. Certo che per accingersi a compiere tali imprese avrà avuto una buona dose di coraggio! Fotoamatore e giornalista dunque, oltre che scienziato. Nel complesso la qualità delle fotografie prodotte da questo autore rivela una cultura fotografica raffinata della quale non si possono ricostruire che alcune frammentate tracce a causa dei pochi indizi che ci sono rimasti. Non sappiamo esattamente quando sia avvenuto l’incontro di Ponte con la fotografia ,ma le prime immagini risalgono alla seconda metà degli anni Novanta dell’Ottocento, quando era ancora poco più che ventenne. Si tratta di una ventina di piccole stampe di accento verista: si sarà probabilmente accostato allo stile fotografico di Giovani Verga, che immortalava scene di vita quotidiana, scorci paesaggistici e cittadini. Dovunque andava, Ponte portava con sé la macchina fotografica, con la quale ritraeva la moglie accostata ai più importanti monumenti del mondo o fotografando paesaggi. A partire dalla fine del decennio si fanno sempre più evidenti nelle sue foto spunti di matrice pittorialista: diminuisce la definizione, aumenta le zone d’ombra e gli effetti di morbidi contrasti tonali. Questa attitudine si protrasse fino alla seconda metà degli anni Quaranta, data oltre la quale il Ponte, ormai anziano, cessò la sua attività artistico – amatoriale.

Altra grande passione di questo eclettico personaggio fu il cinema. Purtroppo della sua attività in questo campo ci sono rimaste soltanto due pellicole della durata complessiva di 20 minuti, riprese a Tripoli intorno al 1925. Sappiamo comunque di numerose riprese effettuate sull’Etna, alcune delle quali depositate all’Istituto Luce, e della sua collaborazione alla rivista <<La Tecnica Cinematografica>>. Su questa rivista  Ponte pubblico, nel 1914, un curioso articolo dal titolo La Stereocinematoscopia e la proiezione stereocinematografia nel quale, dopo aver descritto i vari tentativi di applicazione della stereoscopia alla cinematografia, illustrò un metodo di invenzione. Anziché utilizzare due fotogrammi proiettati su due schermi, propose l’uso di una sola pellicola contenente i due fotogrammi (stampati alternativamente) di due pellicole ottenute con il metodo stereoscopico. Proiettando questa pellicola con un comune proiettore, provvisto però di un disco metà rosso e metà verde, “ponendo innanzi agli occhi il noto occhiale con un vetro rosso e l’altro verde” lo spettatore avrebbe avuto “la visione esatta del rilievo”. Dopo aver elencato tutti i possibili movimenti di macchina utilizzabili per incrementare la percezione di dimensionalità nello spettatore, Ponte suggeriva di sostituire al comune treppiedi un veicolo su cui installare la macchina da presa. Si trattava del dolly e del crane, usati per la prima volta da Giovanni Pastrone durante le riprese di ‘Cabiria’, per aumentare l’effetto di tridimensionalità degli elaboratissimi set. Il film, uscito nel 1914, venne girato, oltre che in Tunisia e sulle Alpi, in Sicilia. Possiamo dunque ben dire che il Ponte non era solo al corrente, ma anche partecipe, delle più rivoluzionarie acquisizioni nelle tecniche di ripresa.

Concludo rivolgendo un particolare ringraziamento al dott. Gaetano Interlandi che mi ha guidato nella scoperta di un personaggio per me quasi sconosciuto. Auspico che in futuro si affronti  con uno studio più approfondito il profilo di questo grande uomo di scienza e di cultura che aspetta ancora importanti riconoscimenti istituzionali.

Raffaele Panebianco


[1] LEONARDI Nicoletta, Gaetano Ponte, vulcanologo e fotografo, in “AFT, rivista di storia e fotografia”, 9 (1993)17, 11-14.

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