FRANK SINATRA… ORMAI POCHI DUBBI SULLE ORIGINI PALAGONESI

Posted on 23 dicembre 2009

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frank_sinatra_siciliano_palagoniaDurante la tournée siciliana del 1987, Frank Sinatra lanciò un accorato ed inatteso appello: «Io sono siciliano. Aiutatemi a cercare le mie radici. Mio padre è nato in provincia di Catania».
Nelle biografie ufficiali di Frank Sinatra troviamo di tutto – il luogo e la data di nascita (Hoboken, New Jersey, 12 dicembre 1915), le donne, le amanti, i film, le canzoni, i legami, veri o presunti, con Cosa Nostra – ma nulla che serva a far luce sulle sue origini siciliane. Un mistero che stranamente si dirada quando si cercano notizie sulla madre. In questo caso, sappiamo tutto di Natalina Garaventa, originaria di Lumarzo (Genova). Nel 1997 il Comune ligure le ha pure dedicato una lapide nel corso di una festa cui prese parte Barbara, moglie di Frank.
«Un delitto d’onore sarebbe all’origine della gloria di Frank Sinatra. Un delitto commesso all’inizio del Novecento dal padre Saverio quando, ancora giovanissimo, viveva a Palagonia, il paese della Piana di Catania dove era nato il 22 novembre 1882, e dal quale sarebbe stato costretto a emigrare per sfuggire alla giustizia italiana. La fortuna del grande cantante iniziò proprio da quella fuga». E’ questa la tesi sostenuta dal palagonese avvocato penalista Giuseppe Scaccianoce che, stando ai suoi dati, sarebbe cugino diretto del noto cantante e attore siculo-americano Frank Sinatra. Così infatti si esprimeva un articolo apparso su Repubblica dell’1 ottobre 2002 a firma di Luciano Mirone. In quell’occasione, Scaccianoce aggiungeva: “Pur essendo sempre stato al corrente delle sue origini paterne Sinatra cambiava discorso quando qualcuno gli chiedeva notizie sul passato della famiglia». Una reticenza motivata forse da quel passato imbarazzante, al punto che, secondo l’avvocato, una volta giunto negli Stati Uniti, Saverio decise di farsi registrare col nome di Antonio Martino, per gli amici Marty, una pratica estremamente semplice nell’America di quel tempo.

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Diversa invece, per alcuni tratti, la ricostruzione effettuata da don Filippo Vitanza, ex parroco di Palagonia, il quale, dopo anni di accurate ricerche negli archivi ecclesiastici di Caltagirone (Chiese di S. Giacomo, S. Giuliano, S. Giorgio) e nell’Archivio parrocchia¬le di S. Pietro (Matrice) di Palagonia, nel 1997 ha pubblicato un libriccino dal titolo “Frank Sinatra – Le Origini”, corredandolo di un dettagliato albero genealogico della famiglia Sinatra. Nella versione del Vitanza, scopriamo che Saverio Sinatra (nonno di Frank), oriundo di Caltagirone, si trasferì con tutta la famiglia a Palagonia a seguito di importanti commissioni di lavoro da parte delle facoltose famiglie Sessa e Ponte; egli infatti aveva studiato architettura in un collegio religioso, dove tra l’altro lui era stato parte della comunità di frati. Il palazzo Barresi (ex sede delle Orsoline) e l’elegante tomba gotica dei Sessa al cimitero sono alcune delle opere eseguite dall’ex frate Saverio a Palagonia. Il 24.2.1881 Gio¬vanni Sinatra, figlio dell’ex frate Saverio, sposò a Palagonia Giuseppa Scaccianoce da cui ebbe 11 figli (cinque maschi e sei femmine); il maggiore di questi è proprio il Saverio padre di Frank, nato a Palagonia il 22.11.1882, come si evince dai documenti conservati nell’Archivio Parrocchiale S. Pietro (Matrice). Rimasto vedovo, Giovanni Sinatra si risposò con una donna che già era al terzo matrimonio. «La scelta del padre di sposare una donna giunta già alle terze nozze – si legge nel libro del Vitanza – non fu gradita dal figlio Saverio, che considerò vergognosa la situazione. Ma ciò che fece precipitare gli eventi fu l’atteggiamento poco riguardoso e aggressivo della matrigna verso le sorelle». Le incomprensioni fra Giovanni e Saverio, dopo la morte della madre, accelerarono la partenza di quest’ultimo, programmata da tempo. Saverio decise infatti di imbarcarsi per gli Stati Uniti d’America, dove iniziò una nuova vita. Sappiamo poco riguardo alle sue vicende americane a parte il fatto che cambiò nome in Antonio Martino e che sposò la genovese Natalina Garaventa, dalla cui unione nacque, il 12.12.1915, Frank.

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Delitto d’onore o rifiuto di una matrigna non desiderata? Se le tesi di Giuseppe Scaccianoce e di don Filippo Vitanza su questo punto sono discordanti, su almeno quattro elementi coincidono: l’esistenza di Saverio Sinatra, la sua data di nascita, l’emigrazione negli Stati Uniti, il cambio del nome di battesimo. Ma un’altra tesi, dai toni più leggendari che seguono lo stereotipo di una Sicilia “d’onore”, viene raccolta nello stesso articolo di Repubblica cui si faceva menzione. Secondo questa versione, una sorella di Saverio Sinatra fa la fuitina con un ragazzo del posto, il quale non intende rimediare con le classiche nozze riparatrici. Il paese è piccolo, la gente mormora, per la famiglia Sinatra è uno «sfregio» che non si rimarginerà facilmente. Passano i giorni, il chiacchiericcio si moltiplica, la ragazza è segnata per sempre: non è illibata, dunque nessun giovane del paese la porterà all’altare. Saverio sente il peso dell’affronto. Dopo giorni di grande sofferenza, prende una decisione unica e irrevocabile, in una Sicilia che considera il delitto d’onore al di sopra della legge: accecato dalla collera, aspetta l’ex cognato e lo uccide. Fugge da Palagonia per sottrarsi alla legge, sosta davanti all’edicola della “Santuzza” e con uno sguardo all’altarino spara un colpo di pistola in aria e grida: «Sicilia, non mi vedrai più», Si china, bacia la terra, riprende la corsa fino alla stazione di Scordia: «Addio, Palagonia ingrata». Prende il trenino che lo condurrà a Catania, e da lì il rapido fino a Napoli. All’alba del giorno successivo è sulla nave che lo porterà in America, ammassato in una stiva assieme ad altri disperati che inseguono il sogno americano.

Sebbene Saverio abbia deciso di chiudere definitivamente con il suo paese, stando a quanto ci dicono sia Scaccianoce che Vitanza, in base alle varie testimonianze da loro raccolte presso i presunti parenti ancora in vita, pare che egli mantenne i contatti epistolari per circa 60 anni, con alcuni amici e parenti, in particolare con lo zio Antonino che lo aveva aiutato economicamente ad espatriare, ed è proprio quest’ultimo che, nella sua stanza, teneva appesa ad un chiodo la foto del piccolo Frank con il violino tra le braccia, inviatagli dall’America. Ricorda ancora l’avvocato Scaccianoce di quando a Natale e Pasqua giungevano dei plichi inviati da Saverio alla sorella Angela: «Da ragazzino vedevo la zia aprire le buste azzurre che contenevano 100 dollari. Poi poche righe di accompagnamento che la donna, analfabeta, si faceva leggere da mio padre: “Vi mando tanti saluti e tanti auguri. Fatevi le buone feste”. E lì la zia cominciava a piangere». Purtroppo, queste missive, così come la foto del piccolo Frank, sono andate smarrite.

Giuseppe Maggiore

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Questo articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Amedit n. 01 – Dicembre 2009.

 


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