PALAGONIA: UN CENTRO STORICO IN ASSOLUTO DEGRADO. MONUMENTI E SITI IGNORATI

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Visitiamo l’area   che comprende i quartieri  Matrice e Immacolata.  E’ questa la parte di città che, pur con tutte le varie trasformazioni subite,  conserva tutt’ora  un  suo  impianto urbanistico di tipo  medievale,  col caratteristico dedalo di vicoli e strette viuzze.

Interessante dal punto di vista storico-monumentale, in quanto vi ricade la maggior parte di edifici religiosi ( Chiesa Madre – San Nicola – Immacolata -Crocifisso – Cappella votiva S. Giuseppe ) e civili ( Palazzi Politini – Politini bis – Blandini, ossia quello delle Orsoline nel Piano Barresi – Ex Convento – Ponte).

Interessante anche dal punto di vista morfologico e antropologico, grazie alla presenza di numerose grotte naturali ed escavazioni rocciose ricavate dalle pendici

tufacee del Poggio Croce adibite ad uso abitativo (in particolare il percorso che si estende lungo via delle Grotte), che vagheggiano un po’ i più noti “Massi di Carrara”.

Purtroppo, come ormai già noto da anni – soprattutto dai fatidici anni ‘70 in poi – in cui tra l’altro si registra la scomparsa dell’imponente Palazzo dei Principi Gravina,

tale zona ha conosciuto un selvaggio abusivismo che ne ha deturpato radicalmente l’aspetto.

Si ricordi inoltre che, i due luoghi di culto più insigni della città (Chiese Madre e Immacolata) attendono a tutt’oggi un adeguato restauro che le riconsegni al loro splendore, mentre anche la Chiesa del Crocifisso presenta la necessità di un restauro e soprattutto del consolidamento del campanile che da diversi anni rischia il crollo.

Sul fronte dell’abusivismo, si può rilevare come esso continui a perpetuarsi da parte degli stessi abitanti del posto, i quali per motivi funzionali confacenti alle moderne esigenze, apportano vistose e spesso inopportune trasformazioni. In particolare, oltre alla già nota e facilmente rilevabile modifica radicale e   conseguente   deturpamento   delle   abitazioni  private,   con   eccessive sopraelevazioni, installazione di recipienti in resina, antenne paraboliche, infissi in alluminio, saracinesche etc., l’arbitria e insensata trasformazione delle caratteristiche scalinate in pietra locale in colate di asfalto – che non risale soltanto ai “felici” lavori degli anni ’80. Esempio eclatante di abusivismo è poi la presenza di un garage ricavato a ridosso della facciata della Cappella San Giuseppe, sita in via Duca degli Abruzzi.

Un progetto di recupero del centro storico, atto a ridargli dignità e decoro, dovrebbe in sintesi prevedere: da parte dell’apposita commissione edilizia, una più oculata sorveglianza atta a contenere e all’occorrenza bloccare il continuo insorgere di fenomeni d’abusivismo;

il recupero del Piano Matrice, in particolare l’area ove sorgeva il Palazzo Baronale, con un adeguato progetto che tenga conto del contesto storico ove ricade;

il restauro delle Chiese Madre, Immacolata e Crocifisso (e aggiungiamo Chiesa Madonna di Belverde); il recupero del palazzo Politini (alla Carrubba); il ripristino dell’antica pavimentazione lastricata delle vie, e delle relative scalinate; la rimozione di costruzioni totalmente illecite come quella su menzionata; un’adeguata illuminazione con lampioncini caratteristici; numerazione civile e indicazione delle vie con insegne ceramiche; incentivi agli abitanti del posto per lavori di restyling, con facciata, sostituzione degli infissi con altri più idonei, accorgimenti estetici atti a camuffare la presenza di recipienti e antenne paraboliche etc.

Per molto tempo si è lamentato a Palagonia lo stato di totale abbandono in cui versavano i siti d’interesse storico-archeologico. Lacuna, questa, cui l’Amministrazione ha ovviato, sapendo sfruttare le opportunità di finanziamento offerte dai progetti della Comunità Europea. Vengono così recuperati nel 2005: “Coste di S. Febronia”, “Noria Blandini” e “Basilichetta San Giovanni”.

Chiunque visiti quei posti potrà rendersi conto di quale ricchezza Palagonia possieda attraverso questi beni, in termini storici, culturali, paesaggistici e antropologici. Essi rappresentano indubbiamente delle grosse risorse di forte richiamo turistico, o meglio dire, di “turismo culturale” tanto ricercato oggigiorno. Purtroppo si è dato constatare come tali potenzialità non siano affatto sfruttate, al fine di garantire un positivo impatto anche economico, oltre che culturale, sulla città.

Se da una parte può apparire apprezzabile l’iniziativa privata da parte di chi ha ottenuto l’affidamento delle Coste di S. Febronia, che andando ben al di là delle proprie specifiche competenze, si è prodigato a bonificare alcuni punti del sito, rendendo tra l’altro nuovamente fruibile la “sorgente naturale di s. Febronia”, resa ormai invisibile dai roveti, dall’altra si rimane sgomenti nell’assistere al progressivo depauperamento dei pregevoli affreschi dell’Eremo di S. Febronia, quelli non ancora interessati dai restauri, i quali sono ormai del tutto illeggibili.    Urge un intervento di conservazione di tali affreschi, e di impermeabilizzazione della superficie rocciosa, per proteggere l’ambiente interno dal proliferare di muschi e licheni dovuti alla eccessiva umidità. Occorrerebbe inoltre dotare tale eremo di un’adeguata illuminazione, e coprire altresì la cripta posta al centro dell’ambiente con una lastra di vetro simile a quella realizzata nella chiesa S. Nicola. Poiché l’importanza delle “Coste” è data anche dalle interessanti necropoli ed acropoli che si estendono lungo tutto il promontorio, si potrebbe creare un ideale percorso itinerante previo sentieri con camminamenti e staccionate in legno adeguatamente illuminati. Va segnalata inoltre, lungo la banconata che costeggia il sentiero che conduce all’eremo, la presenza di paletti di ferro da carpenteria lasciati allo scoperto, costituendo serio pericolo d’incolumità per i visitatori. Non diversa appare la situazione degli altri due siti: “Pozzo Blandini” e “Basilichetta S. Giovanni”. Quest’ultima in particolare, presenta il più vistoso stato di degrado: illuminazione (di dubbio gusto, più adatta ad una villetta privata) distrutta; ampie aiuole il cui solo verde è costituito da ulivi e magnolie messi a dimora e ormai secchi.

Per tutti questi siti mancano oggi materiale illustrativo, orari di apertura al pubblico e persino un’opportuna segnaletica turistica.

Giuseppe Maggiore

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One thought on “PALAGONIA: UN CENTRO STORICO IN ASSOLUTO DEGRADO. MONUMENTI E SITI IGNORATI

  1. Sono una palagonese di nascita emigrata negli anni70 io la mi palagonia me la ricordo come la descrivete voi è spero un giorno di rivederla così di nuovo……..è un sogno!!!! Ma spero di cuore che riusciate a riprendere un po’ il centro storico……..quei terribili porte di garage di alluminio che schifo!!!!!!!! È quelle strade rifatte così ma che schifo,non sarebbe bello vedere la strada della matrice un po’ rifatta dei bei fiori dappertutto un bel sogno……..ma questo e permesso. Ps.e vi ricordate i canta storie a chiazza vecchia,non quelle brutte macchine parcheggiate ovunque.sapete quando vengo in vacanza e porto qualcuno, mi dicono ma a palagonia non ce niente ne cultura ne niente dove andare a bere qualcosa niente da visitare con 2 piazze così belle dobbiamo andare ho all’uscita del paese ho scordia mineo e altri,sapete una cosa ci rimango male.una palagonese che ama tanto il suo paesello,grazie e scusate se ci sono sbagli

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