LA TRISTE VICENDA DEL PALAZZO POLITINI (PALAZZO PALAGONIA DELLE ARTI E DELLE RISORSE DEL TERRITORIO)

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Il 7 aprile 2008, alla presenza dell’Amministrazione Comunale capitanata dall’allora sindaco Fausto Fagone, veniva ufficialmente inaugurato il Palazzo Politini, pregevole edificio dell’800 sito in via Duca degli Abruzzi. A tale evento erano presenti tra gli altri l’arch. Giusy Sciacca, gli esecutori dei lavori di restauro nonché i membri del sodalizio Amedit.  In tale occasione la struttura veniva formalmente affidata all’associazione Amedit – Amici del Mediterraneo, dietro regolare contratto di affitto della durata di dieci anni, allo scopo di istituirvi un Civico Centro Culturale Permanente aperto alla città. I Lavori di restauro e       riqualificazione, eseguiti da una ditta di Paternò su progetto dell’Arch. Giusy Sciacca, sono stati finanziati dall’Assessorato Regionale Beni Culturali nell’ambito del Pit 16 Calatino Sud Simeto per un importo complessivo di 395 mila euro, 88 mila dei quali coperti con le risorse del bilancio comunale.  Paradossalmente, già all’atto dell’inaugurazione i presenti hanno potuto rilevare i primi vistosi segni di affioramento d’umidità in vari punti dell’edificio appena restaurato. Tanto gli esponenti della ditta appaltatrice, quanto l’architetto stesso hanno spiegato che ciò fosse dovuto al mancato rifacimento delle facciate esterne, reso impossibile dall’esiguità di fondi disponibili (impiegati sia per l’acquisto dell’immobile che per i lavori di restauro), trovandosi quindi costretti ad operare delle scelte, ossia il pieno ripristino degli ambienti interni tralasciando l’esterno, ed auspicando che in un secondo tempo si sarebbe potuto procedere al definitivo completamento dell’opera.  Preso atto di ciò, gli ingegneri ed i tecnici comunali, presenti anch’essi all’inaugurazione, si erano proposti di avviare al più presto una nuova procedura di finanziamento per i lavori di restauro integrativi. Intanto, da quel giorno è trascorso più di un anno e mezzo, nel corso del quale la situazione è peggiorata: l’eccessiva umidità ha provocato danni di una tale entità, da rendere l’edificio praticamente inagibile.

Profondo rammarico viene espresso dal Presidente dell’Amedit, Giuseppe Maggiore, che con i suoi collaboratori aveva riposto su tale struttura tante idee e progetti di grande rilevanza culturale:

“Sembrava finalmente il coronamento di un sogno durato anni. La nostra associazione ha operato per molto tempo nell’esiguità di mezzi e di risorse, ma soprattutto senza poter disporre di una propria sede. Il nostro impegno nel sociale attraverso l’arte e la cultura si svolge in pieno spirito di volontariato no-profit. Non disponiamo di risorse economiche tali da poterci permettere l’affitto di una sede. Con il Comune di Palagonia avevamo convenuto l’affidamento dei locali di detto edificio dietro la stipula di un regolare contratto di affitto, previo la corresponsione di un importo mensile simbolico, rientrante nelle nostre modeste possibilità. Il comune ci concedeva la nuda struttura, impegnandoci a nostra volta ad arredarla ed a dotarla di tutto il fabbisogno necessario allo svolgimento delle varie attività, ciò grazie all’apporto di sponsor privati e libere donazioni da parte della cittadinanza.”

Come mai la scelta di ribattezzare Casa Politini in “Palazzo Palagonia delle Arti e delle Risorse del Territorio”?

Per un semplice atto di amore verso la città nella quale con più pregnanza l’Amedit opera.  Per sfatare una volta di più la triste notorietà di Palagonia legata ai reiterati fatti di cronaca nera. Per suggellare il connubio Arte e Cultura con Palagonia. Per fornire una risposta a quanti da questa città fuggono o si vergognano della loro appartenenza.”

Cosa prevedevate di fare?

“Il nostro era un progetto ambizioso e alquanto oneroso, con il quale ci assumevamo una grande responsabilità. Un progetto maturato nel corso della nostra decennale presenza nel territorio. All’interno del sodalizio Amedit operano persone competenti in vari ambiti artistici e culturali, dalla musica al teatro, dal cinema alla letteratura, dall’archeologia alla storia locale. Il cospicuo carnet di attività svolte finora rappresenta infatti la piena attuazione di tutti questi preziosi talenti di cui il nostro territorio è ricchissimo. Ma le manifestazioni, per quanto belle e interessanti, prima o poi lasciano il tempo che trovano. Da qui l’esigenza di avere una base operativa, un vero e proprio centro propulsore, che consentisse di convogliare e organizzare opportunamente tutte queste risorse all’interno di un ben articolato progetto di lunga durata. Avremmo operato in stretta sinergia con enti e istituzioni locali, in primis le scuole, e avevamo inoltre già individuato altre realtà associative ed operatori culturali sparsi in tutto il territorio nazionale, con i quali intraprendere dei proficui interscambi, tali da creare un ciclico e costruttivo flusso che proiettava il Centro, e con esso la Città di Palagonia, verso il mondo esterno, inserendosi in un più ampio e fertile circuito di trasmissione culturale.

Disponendo di ben sette ambienti, avevamo previsto di destinare ciascuno di essi ad una diversa tipologia di attività: biblioteca multimediale dello spettacolo – laboratori di scrittura creativa, cinematografia, teatro, danza, arti plastiche – sala per incontri, conferenze, concerti e mostre – centro studi e documentazione di storia locale.

Ma soprattutto, mancando a Palagonia un Museo civico, avevamo anche pensato di destinare due sale ad esposizioni permanenti di importanti documenti – in particolare l’Archivio fotografico e cartaceo del vulcanologo Gaetano Ponte e le apparecchiature pionieristiche della  locale emittente televisiva.”

E invece, come sono andate le cose?

Come ben potete rilevare, con un nulla di fatto. Dopo più di un anno e mezzo non abbiamo ancora potuto mettere piede all’interno della struttura. All’inizio non immaginavamo che la situazione degenerasse con una tale entità ed in così breve tempo. Ma presto ci siamo resi conto che il tasso di umidità e le infiltrazioni di acqua erano tali da comportare un rapido e progressivo degrado dell’intero edificio. Fin da subito abbiamo fatto opportune segnalazioni all’Amministrazione, in cui chiedevamo sopralluoghi e pronti interventi, ma per mesi abbiamo atteso invano, fino ad aprile scorso, quando finalmente ingegneri e tecnici comunali si sono recati al palazzo insieme agli operai della ditta che aveva eseguito i lavori, dando l’ordine di spicchettare tutti gli intonaci sollevati.

Ad aprile mi recai  personalmente dal Sindaco, il quale  mi ha detto di non entrare più nel palazzo finché la situazione non si sarebbe risolta.  Aggiungeva inoltre che la ditta non gli aveva ancora fornito il collaudo e che attendeva questo per poter decidere l’azione da intraprendere. Intanto, a metà giugno, su iniziativa del consigliere Carmelo Liggieri, il caso è approdato in Consiglio Comunale, con la relativa proposta di istituire una commissione interna che si occupi della vicenda.”

Quali le riflessioni, il vostro stato d’animo?

“Un’amara riflessione sullo stato di cronico degrado sociale e culturale in cui versa questa città e della ineludibile necessità per essa di puntare innanzitutto su progetti a serio carattere culturale come quello che ci eravamo proposti di attuare. Il nostro voleva essere un dono gratuito ed un’opportunità di crescita e di riscatto per Palagonia. Ma se ciò non viene recepito od avvertito con la stessa importanza da parte di istituzioni e cittadini e non riceve alcun concreto riscontro, i nostri sforzi vengono vanificati.

C’è ancora molta improvvisazione ed estemporaneità.

Notiamo ancora una persistente errata concezione che vorrebbe far passare lo svago ed il divertimento fini a se stessi per Cultura. La gente ha sì bisogno di momenti ricreativi, ma se essi non si fondano su una solida base culturale, se essi insieme al mezzo ( che possa essere la musica, il teatro o lo sport), non recano il Messaggio, o non avvengono all’interno di un preciso progetto di promozione umana, costante e continuativo, tali iniziative, per quanto valide non portano a nulla, son soltanto specchio per le allodole.”

Come pensate di proseguire il vostro impegno?

“Come abbiamo fatto finora, con la stessa tenacia e con lo stesso spirito che ci anima fin dall’inizio. Siamo consapevoli di avere scelto il percorso più difficile, quello della Cultura che tanto spesso viene bistrattata dalle nostre parti. Sappiamo di essere soli, di non godere di certi appoggi o utili “protettori”. In mancanza di una sede fisica, ne abbiamo una più ampia che risiede dentro di noi, nelle nostre idee e nei nostri progetti. Una sede che nessuno potrà toglierci e per la quale non dovremo mai dire grazie a nessuno. Il nostro grazie lo rivolgiamo soltanto a quanti in questi anni ci hanno accompagnato col loro sostegno e con la loro presenza. Continueremo a ricercare un costruttivo dialogo istituzionale ed una fattiva collaborazione. Il nostro appello non sarà mai rivolto al Politico, ma all’Istituzione, poiché al primo non abbiamo nulla da chiedere né da offrire, alla seconda si!”.    

Livio Donadon / G. M.

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One thought on “LA TRISTE VICENDA DEL PALAZZO POLITINI (PALAZZO PALAGONIA DELLE ARTI E DELLE RISORSE DEL TERRITORIO)

  1. Il paese…dell’abbandono. Colpa dei politici corrotti e miserabili che ci ritroviamo ogni volta che votiamo per le amministrative!!! Gente! mi spiace dirlo ma si devono cambiare le regole del gioco, basta gente che non sa dove vive!!! Siamo il paese del Calatino sud Simeto dove ancora non è iniziata la raccolta differenziata, non ha il depuratore delle acque reflue, non esiste Cultura, le scuole sono abbandonate a se stesse, non c’è un 118 con ambulanza medicalizzata… (città con 17.000 abitanti) devo continuare? Ho bastano queste poche cose per far capire che si DEVE CAMBIARE REGIME? Non vogliamo i soliti politici che ci hanno condotto fin qui!!! Se poi vogliamo continuare così, vuol dire che ci sta bene che siamo dei masochisti. Ed allora, frustiamoci da soli fino a farci male. Non voglio restare impelagato in questo piccolo paese di cialtroni. BASTAAAA!!!!!

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