LA CONDIZIONE GIOVANILE A PALAGONIA ASPIRAZIONI, ISTANZE, DISAGI…

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13 SEBASTIANA TERRANOVA - planando su palagoniaLa presente relazione è frutto di un’attenta osservazione degli atteggiamenti sociali ed individuali su vari fronti, e dell’esplorazione di numerosi Blog pubblicati in internet da parte di giovani palagonesi, forma questa, che più d’ogni altra consente di rilevare dati e aspetti utili allo scopo dell’indagine, grazie alla discrezionalità che il cyberspazio garantisce agli utenti interpellati. Nei blog, infatti, gli utenti ricorrono spesso all’adozione di un “nickname” grazie al quale sentono protetta la loro vera identità; sentendosi così più liberi di manifestare le proprie idee.

Ne emerge un quadro piuttosto sconfortante su vari fronti: da quello riferito all’appartenenza all’identità storico-culturale cittadina, a quello circa le modalità di vivere la propria città; dal grado di soddisfazione in merito alle opportunità di istruzione, formazione e inserimento nel mondo del lavoro, a quello riguardo alle opportunità di attività socio-ricreative. Risultati, questi, magari soltanto empirici, ma che potranno essere meglio verificati (confermati o mitigati), con l’apporto dei lettori.

ECCO I RISULATI EMERSI:

1. In gran parte dichiarano, senza tanto girarci attorno, di non amare la propria città, di vederla soltanto come un “dormitorio” e di fuggirne via non appena gli si presenterà l’occasione. Ne condannano lo stato di degrado, la mentalità troppo chiusa e asfissiante, la mancanza di stimoli alla loro crescita culturale ed alla realizzazione in campo professionale. Quanti invece dichiarano di amare Palagonia (davvero un’esigua parte), lamentano, da una parte lo stato di abbandono da parte delle Istituzioni, giudicate spesso troppo assenti, e dall’altra un diffuso malcostume da parte dei cittadini stessi, ritenuti troppo individualisti e poco o per nulla interessati alla “cosa pubblica”.

2. Sono molti coloro i quali, risiedendo per la maggior parte del loro tempo fuori, per motivi di studio o di lavoro, confessano di vergognarsi addirittura della loro provenienza, e di omettere per quanto possibile di specificarla.

3. Fanno propri i luoghi comuni, spesso negativi, che ormai da tempo sono associati alla città, ritenendoli il più delle volte ben motivati.

4. Hanno scarsa conoscenza della storia locale, degli usi e costumi legati alla propria città. Lamentano la mancanza di adeguato materiale illustrativo sulla propria città che possa servire ad approfondirne la conoscenza ed a promuoverne le peculiarità per un eventuale flusso turistico.

5. Conoscenza sommaria di alcuni monumenti cittadini, grazie alle visite con le scolaresche (san Giovanni, Coste S. Febronia, Pozzo Blandini), ma con disinformazione sulla loro effettiva fruibilità (si chiedono se e quando essi siano aperti al pubblico). Mentre coloro i quali hanno avuto modo di visitarli ed apprezzarne l’alto valore storico-artistico, si rammaricano dello stato di abbandono in cui versano: le “Coste di S. Febronia” possono contare sulla custodia di privati, ma nel frattempo mancano di interventi volti a salvaguardarne le preziose testimonianze; San Giovanni, con la sua basilichetta paleocristiana, appare desolata fra le sterpaglie ed i segni di vandalismo che ne hanno rimosso illuminazione e panchine; Pozzo Blandini si presenta al visitatore come una proprietà privata, ricadendo in dei fondi agrumicoli privati ed essendo il cancello d’accesso sempre chiuso.

6. Ritengono che il centro urbano non conservi alcun monumento degno di nota e che quanto esisteva un tempo sia stato distrutto. Molti di essi, in particolare quelli risiedenti nelle zone periferiche della città, non sono mai stati nel centro storico (sconoscono ad esempio la Chiesa San Nicola e non sono mai stati nel quartiere Matrice-Carrubba).

7. Quanti tra loro sanno dell’esistenza di beni cittadini custoditi presso altre città, si chiedono come mai a Palagonia non esista ancora un Museo. E’ un dato di fatto che, nel corso dell’anno 2008, sono stati consegnati al pubblico ben quattro edifici storici restaurati con i fondi PIT 16, sulla carta due destinati a strutture museali, uno ad emeroteca, uno a centro di ascolto musicale, ma nessuno di questi edifici svolge di fatto tali funzioni. Un’altra occasione mancata, dunque, per il tanto agognato museo civico e per dei veri e propri centri di aggregazione culturale e ricreativa.

8. Hanno scarso interesse nei confronti delle ricorrenze cittadine, sia quelle di natura religiosa (Settimana Santa, santa Febronia, Natale) sia quelle più puramente ricreative o folkloristiche (carnevale, estate palagonese, sagra dell’arancia). Molti ammettono di non avere mai assistito a nessuna di tali ricorrenze. I più interessati vorrebbero vederle invece più valorizzate e tutelate, soprattutto negli aspetti puramente tradizionali, e più partecipate da parte della popolazione.

9. Dopo il ciclo di media inferiore, studiano per lo più fuori (Catania, Caltagirone, Scordia, Ramacca, Mineo), mentre quelli che frequentano gli istituti superiori locali, si dicono insoddisfatti del livello di formazione e delle strutture scolastiche che reputano inadeguate e prive di idonei servizi. Tale situazione è un evidente risultato della marginalità del proprio istituto dovuta al fatto di essere stato fino a tempi recenti una semplice succursale, priva di autonomia gestionale e di degna considerazione da parte della sede centrale di Militello V.C.. La situazione sembrerebbe mostrare i primi segni di miglioramento dopo l’acquisizione dell’autonomia avvenuta con l’anno scolastico 2008-’09.

10. Sono molti quelli che ancora sconoscono la nuova sede della Biblioteca Comunale, e quelli che invece la frequentano, la trovano poco fornita di libri. In gran parte essa viene frequentata dalle scolaresche elementari e medie inferiori, non rispondendo adeguatamente alle esigenze degli studenti impegnati nelle superiori ed all’università. Viene molto apprezzato, invece, il servizio internet point, messo a disposizione degli utenti.

11. Gli studenti universitari rientrano nella propria città soltanto nei fine settimana, ma confessano di farlo soltanto per ovvi motivi familiari. Trascorrono tali momenti a casa, o se escono, si recano in altri centri (Scordia in particolare, seguita da Catania), poiché, dicono, Palagonia non offre alcuna ragione per restarvi, nessun luogo di incontro o di aggregazione.

12. Lamentano per l’appunto la mancanza di luoghi di incontro (cinema, discoteche, locali ove poter stare in assoluta tranquillità, centri culturali), ma anche di strutture sportive quali Piscina, Palazzetto dello Sport e un’adeguata Palestra (molti di essi non sanno nemmeno che esista una Palestra Comunale o un Centro Polivalente Giovanile). Lamentano inoltre la mancanza di un’isola pedonale e di spazi verdi ove poter fare delle passeggiate senza dover respirare i gas di scarico delle automobili.

13. Sono all’oscuro di quanto venga organizzato in termini di attività culturali o ricreative, proprio perché vivono completamente alienati dalla propria città (dentro casa, davanti ad un computer, o fuori paese).

14. Chiedono comunque maggiori iniziative culturali, ricreative o di svago, purché, dicono, si svolgano con maggior frequenza, meglio pubblicizzate, non solo in occasioni particolari e non necessariamente sempre in piazza, ma anche altrove (es. Bambinopoli – Passeggio o aree periferiche).

15. Si sentono poco protetti dagli organi preposti alla sicurezza ed all’ordine pubblico, avvertendoli assenti o poco efficienti; Sentono il peso di una città stretta nella morsa della criminalità, dello spaccio di stupefacenti, del dilagare di pericolose devianze (consumo di droghe e alcolismo), di dispregio della legalità (fanno in particolare riferimento ai tanti incidenti sulla strada che addebitano ad un non rispetto del codice della strada e delle norme di sicurezza, al fronte del quale, a loro dire, non vedono una reale presa di posizione da parte delle Forze dell’Ordine, o se questa c’è, manca poi la collaborazione da parte dei cittadini);

16. Riconoscono che, anche quando l’Amministrazione cerchi di fare qualcosa di buono (una struttura, un bene pubblico), essa non venga rispettata dai cittadini, facendola oggetto di atti di vandalismo, e ritengono pertanto si debba parallelamente impiegare delle persone alla custodia di questi beni.

17. Hanno poca fiducia nelle Istituzioni, siano esse politiche, militari, scolastiche o religiose. Giudicandole il più delle volte incapaci di dialogare con i cittadini, molto distanti dai reali bisogni della gente e poco efficienti.
Accusano anche la famiglia, che non sempre si preoccupa di recepire i loro reali desideri, cercando di imporre un modello di vita già codificato. Trovano in essa scarsi stimoli di incoraggiamento verso la sperimentazione di esperienze nuove che possano rivelarsi costruttive su un piano umano e socio-culturale.

18. Ancor più che nei confronti delle Istituzioni, sono molto critici verso i cittadini di Palagonia che ritengono molto retrogradi e “incivili”, carenti soprattutto sotto il profilo socio-culturale, senza peraltro riuscire a vedere qualche segno di un seppur lieve processo evolutivo. Le persone buone e capaci, dicono, ci sono, ma finiscono spesso col restare nell’ombra o fuggire via.

19. Tuttavia, a fronte delle aspre critiche rivolte alla propria città, la compagine giovanile, al di là di qualche facile entusiasmo destinato presto a svanire, non mostra segni concreti di una partecipazione attiva, mirante ad un ruolo protagonista nel sociale, attraverso iniziative personali a carattere socio-culturale o tendenti ad una sana condivisione di comuni valori ed interessi. Paradossalmente, appare essa stessa, portatrice di quell’individualismo e di quella mancanza di interesse alla cosa pubblica che tanto lamenta negli adulti.

20. Esistono isolati casi di passioni condivise, soprattutto nel campo musicale, ma, eccetto due o tre formazioni anche qui si rileva il problema di gruppi spesso incostanti, che si formano e si sfaldano nel giro di una luna. Da questo ambito emerge la richiesta di locali deputati a sala prove, poiché non sempre dispongono di luoghi idonei a tale scopo, e maggiori occasioni per esibirsi, dietro la corresponsione di qualche incentivo di natura economica.

21. Sono molti coloro i quali si dedicano comunque a degli hobby, quali la danza o la palestra (entrambi presso strutture private a pagamento); esiste un gruppo dedito al teatro, che pur tra mille difficoltà cerca di resistere, ma lamenta il fatto di non avere dei veri e propri locali tutti per sé (attualmente sono ospitati dalla parrocchia S. Giuseppe). Molti sono poi quelli dediti alle attività sportive, in prevalenza il calcio, seguito dalle discipline marziali. Altri lamentano le scarse possibilità di esercitare altri sport quali il nuoto, il tennis, il basket, il pattinaggio o il ciclismo. In gran parte denunciano il grande monumento alle opere incompiute rappresentato dal Palazzetto dello Sport.

Esistono poi due corpi bandistici, tra i quali vi è un forte e deleterio antagonismo che non porta ad un costruttivo dialogo o ad alcuna forma di collaborazione reciproca che potrebbe essere foriera di attività diversificate, magari aperte ad un pubblico più vasto, soprattutto sul piano formativo e di vera e propria cultura musicale.

22. Non sono interessati alla politica, né tantomeno all’associazionismo. Definiscono l’una “una sporca faccenda”, l’altro un espediente per raggiungere secondi fini.

23. I più sensibili alla questione politica, vorrebbero l’affermarsi di una nuova classe al governo della città, fatta di volti nuovi e giovani, e soprattutto dotata di buona formazione culturale e di vere competenze.

24. Di fronte all’ipotesi di prender parte ad un’associazione culturale emerge un’aspettativa lucrativa, mancando nella maggior parte di essi una vera e propria cultura del volontariato. In alternativa dicono di “non aver tempo” o che sia solo “una perdita di tempo”.  Esistono poi, coloro i quali, pur desiderando impegnarsi in qualche attività artistico-culturale in seno ad un’associazione, sono frenati da fattori di timidezza, mancanza di approvazione da parte del “gruppo” o della stessa famiglia, oppure temono comunque di esporsi o di non esserne in grado.

Diverso sembra essere l’approccio nei confronti di quelle associazioni a sfondo umanitario ( donatori del sangue, assistenza agli ammalati o a diversabili) spesso a rilevanza nazionale, dove si riscontra un’adesione più motivata e consapevole, che si esplica in una fattiva aderenza ai fini di tali organizzazioni. Và però rilevato che a tuttoggi Palagonia si attesti tra le città con più basso numero di donatori.

25. Soltanto una piccola percentuale di giovani frequenta assiduamente un luogo di culto, in maggior parte la chiesa Cattolica, ma in crescita esponenziale anche altre confessioni come Testimoni di Geova e Cristiani Evangelici Pentecostali. I più avvertono la religione, e in particolare la chiesa cattolica, lontana dalle loro aspettative di ordine spirituale, chiusa tra le sue mura, poco presente dunque nel tessuto sociale e nelle reali problematiche della gente. Chiederebbe maggiore spirito missionario e iniziative anche di ordine socio-culturali che possano coinvolgere giovani e meno giovani in attività utili a creare momenti di socializzazione e di condivisione.

26. Riguardo al lavoro sono piuttosto disincantati: anche se meno rispetto al passato, avvertono ancora i poteri politici come una potenziale “corsia preferenziale” sulle opportunità di impiego, ma nel contempo reputano “l’amicizia politica” una meta raggiungibile a pochi “soggetti scaltri”, verso i quali, tuttavia, sono meno severi e meno intrisi di valori ideologici rispetto al passato: “fa bene, chi ne ha la possibilità, ad approfittarne”, poiché in alternativa, dicono, le opportunità di farsi strada nel mondo del lavoro, basate sulla meritocrazia, sono davvero poche.

27. Sono molti quelli che sarebbero disposti a sospendere o abbandonare gli studi intrapresi di fronte ad un’immediata opportunità di lavoro, poiché ritengono che i titoli di studio, alla fine, valgano ben poco; o perché, di fatto, raramente tali studi forniscano a loro avviso reali competenze e buona preparazione ( si fanno troppe cose e male), o perché, d’altra parte, difficilmente si avrebbe la possibilità di svolgere la professione per la quale si è specificamente studiato. Permane dunque in molti, la convinzione che “il titolo di studio” non valga una “buona raccomandazione”.

28.  Esiste infine, accanto a questa Palagonia che esprime più o meno apertamente ed in modo dialettico il proprio disagio, una realtà che mostra più evidenti i segni di un malessere e di un degrado sociale ripiegando su droga o alcol, così come cresce in modo esponenziale il fenomeno del bullismo, presente non solo nel periodo adolescenziale, ma in taluni casi anche in età adulta. Qui si và dalle molestie fisiche o verbali nei confronti di soggetti deboli alla deplorevole pubblicazione di video che li mostrano e ridicolizzano su internet.                                                              

Giuseppe Maggiore

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