SINTESI E TRADIZIONE NELLA SCULTURA DI SERGIO VALERI

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<<L’arte è, sopra ogni cosa, gusto. E’ il riflesso del cuore dell’artista sull’oggetto che crea. E’ il sorriso dell’animo umano sulla casa e su quanto essa contiene. E’ il fascino del pensiero e del sentimento incarnato in tutto quello che l’essere umano usa.>> Auguste Rodin

L’approccio che Valeri stabilisce con la materia, lungi dal porsi in contraddizione con la lunga e polimorfa stagione della scultura tradizionale, è sempre sotteso al perseguimento di un referente armonico, all’individuazione di un linguaggio plastico schietto e universale, scevro d’insistenze ornamentali ed insofferente agli ammiccamenti del polimaterico. Una scultura pulita e nuda, delineata nei suoi accordi, dove protagonisti sono la materia e l’impronta che l’artista ha irrorato su di essa. Valeri parla un linguaggio semplice, immediato, intimo.

La sintesi esibita lascia trasparire la padronanza del “mestiere” di scultore, ben incanalata in uno stile deciso e riconoscibile. Questi aspetti li ritroviamo, in particolare, quando Valeri si misura con la figura umana: nudi femminili, putti, volti..; linee morbide e carezzevoli, contenute e serene, mai tese al dramma. Pur assecondando dichiaratamente il gusto collettivo, Valeri riesce a mantenere un’impostazione del tutto personale, che attinge generosamente dalla tradizione ma che al tempo stesso conserva un carattere attuale.

L’adesione alla classicità, in uno scenario così problematico e anti-tradizionale qual è quello contemporaneo, può apparire per certi versi come un’operazione anacronistica e reiterativa; ma in Valeri, come nella maggior parte degli scultori di indubbio talento, c’è più pratica che teoria, più urgenza di forma che elucubrazione del contenuto.

Perseguendo la forma “semplice” e riconoscibile Valeri riesce a individuare felicemente una comunicazione emozionale efficace, che si lascia apprezzare per rifrazione diretta senza dover a tutti i costi passare per le vie traverse di una “cifra stilistica” marcatamente personale. L’opera, o se si preferisce il manufatto (o l’esemplare scultoreo) si fa così portavoce di un messaggio leggero, discreto, per nulla aggressivo: il contenutistico si stempera dichiaratamente nel piacevole, nel gradevole (non usiamo questi termini come “riduttivi”, tutt’altro).

Scolpire, modellare, misurarsi con la tridimensionalità dell’oggetto-opera, passando dall’esemplare a tutto tondo al bassorilievo, impiegare ora lo sforzo e ora la delicata precisione, interagire con la durezza e la fragilità della materia grezza, stabilire tecniche d’intervento diversificate assecondando la specificità dei singoli materiali.., il mestiere di scultore non può esulare dal “laboratorio”, e in taluni casi dal “cantiere”, fucina dell’assoggettazione della materia, scandita da ore di fatica, di polvere, in un equilibrio che accomuna la costanza procedurale all’ispirazione.

Parallelamente alla sua linea di ricerca Valeri, motivato da una pulsione creativa, è attivo anche nell’ambito della decorazione scultorea di destinazione arredativa, e questa non è certo una nota di demerito, rimarca anzi l’importanza fondamentale che l’artista riserva al “mestiere” di scultore di cui si è già accennato in apertura. Oggetti d’arredo che si qualificano però, data la loro singolare unicità, come opere d’arte a tutti gli effetti, dalle quali traspare non solo un gusto del “bello” ma principalmente un amore e un rispetto verso la materia plasmata.

Fiore all’occhiello di questa produzione, per altro assai nutrita, sono i caminetti, vere e proprie architetture d’interni che l’artista esegue su commissione ispirandosi agli spazi di volta in volta destinati ad accoglierle. Sede domestica del fuoco, punto di diffusione del calore e della luce, il caminetto, una volta installato, per le sue caratteristiche di massa muraria finisce per divenire parte integrante dell’edificio, distinguendosi significativamente dalla mobilia asportabile.

La profusione decorativa, con un occhio sempre rivolto alla classicità e l’altro alla sintesi contemporanea, segna un ulteriore elemento di preziosità. Questa produzione, lo ripetiamo, va però ben distinta da quella, per così dire, ufficiale; un comun denominatore resta comunque lo stile, sempre motivato da un impegno e da una professionalità indubitabili.

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