La forza delle Idee

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Fra i tanti libri che affollano la mia biblioteca, uno in particolare mi torna spesso fra le mani: la “Scienza Nova” di Giovan Battista Vico.
Si tratta di uno straordinario saggio di storia e filosofia dal quale, ancora oggi, si possono trarre spunti e illuminazioni intellettuali per dare alimento al pensiero e allo spirito.

Non a caso nei tre secoli passati ad esso hanno attinto le più varie correnti europee della storia delle idee: quella dei Lumi, l’Idealismo Hegeliano, lo Storicismo, lo Strutturalismo e la Critica Kantiana.
Fra le tante sollecitazioni che questo libro trasmette, una mi è rimasta impressa nella memoria, quando il filosofo napoletano condensa la sua esperienza di intellettuale affermando che “natura delle cose è nel loro nascimento in certi modi e in certe guise”.
Questa massima, nella sua brevità ed eleganza, può essere applicata a tutti gli aspetti evolutivi e vitali dell’esistenza. Se la analizzate bene essa rappresenta un pensiero guida per orientare riflessioni e metri di giudizio. Può tornare utile quando si riflette sulle sorti di uno Stato, di un sistema sociale, di un gruppo dirigente, di un singolo individuo.

A me è tornata in mente leggendo le cronache poco edificanti di questi giorni. Le tragedie civili ci costringono a ragionamenti e interrogativi. Scopriamo, ognuno per suo conto, il nocciolo vuoto dell’esistenza. Ci sforziamo di tentare un bilancio, ma esso risulta approssimativo e vacillante: l’italiano dello “stellone” del “tira a campare”, del “finché la barca va”, seguita a schiacciarci come un macigno.
Ci sentiamo più soli, meno protetti, impauriti di esprimere ciò che veramente sentiamo nostro. Anche tra amici ci si guarda negli occhi e basta. Poche frasi appena accennate, poi ognuno torna nella nicchia dei suoi pensieri che, se non sono sicuri, almeno risultano familiari.

Mi chiedo come doveva essere il mondo quando la vita era giudicata e interpretata come un dono. Nessuno di noi se ne ricorda. Chissà come passavano i giorni, quando si ubbidiva ad abitudini, proverbi popolari, piccole certezze e lealtà reciproche: abbiamo smarrito questa misura.

Lottiamo contro il tempo che invece di essere il compagno del nostro vivere è diventato un pericoloso nemico. Lo afferriamo, spaccando il secondo in tanti millesimi, per utilizzarlo a scopi ignoti e spesso immondi, tentiamo di addomesticarlo e lui ci trafigge senza pietà.

Non siamo mai stati così soli, così poveri anche di fronte all’opulenza, così deboli e impotenti anche quando c’illudiamo di avere il potere fra le mani.
Intanto la scienza fa passi da gigante e il pianeta e sventrato, voliamo da un capo all’altro del mondo attraversando un cielo plumbeo e ingombro di apparecchi e scorie metalliche, le città sono piene di automobili sempre più moderne e pericolose e l’aria è inquinata, gli orologi rincorrono la coda del tempo della nostra esistenza. Si corre, si conquista, si domina la natura e mai che sorge dal profondo del cuore l’unica ragionevole domanda: cosa ne sarà di noi, cosa faremo domani?

Un tempo il timore di un qualsiasi giudizio divino frenava certi propositi. Oggi le certezze materiali, forti come l’ignoranza, giustificano ogni azione anche la più sporca e disonesta.

Mi viene in mente quel ladro di Palermo arrestato qualche settimana fa che custodiva sotto il sellino della moto, utilizzata per le sue incursioni ladresche, una copia della Divina commedia. Pur nella condanna per le azioni criminali del topo d’auto, sorrido di indulgente benevolenza. Dante sotto il sellino voleva dire: quando mi beccano non voglio sembrare un analfabeta che non sa quello che sta facendo.

E’ uno dei pochi pensieri nobili che intravedo fra le maglie nere della cronaca. Da troppo tempo l’intruglio in cui viviamo non risulta capace di pensieri nobili. Ci trasciniamo come animali feriti. Il destino cui eravamo chiamati poteva essere diverso, invece andiamo avanti con passo sempre più stanco. Svincoliamo persino nelle parole in un eterno gioco a nascondino. Chi parla chiaro lo sentiamo bugiardo perché non dice ciò che ognuno di noi vorrebbe sentire e non trova il coraggio di dire.

L’unica ancora di salvezza alla quale possiamo aggrapparci sono le Idee. Quelle con la I maiuscola e poco importa se siano antiche o logorate dal tempo. Poco importa se lanciano ombre platoniche o barcollano attraverso il caos. La conservazione delle Idee è il nostro ultimo approdo. Dobbiamo educare, e educarci, a nutrire pensieri ampi, assoluti anche se orgogliosamente inutili rispetto alla nostra realtà; ripensare a noi stessi come creature che hanno uno scopo microscopico ma onesto. La realtà che noi siamo, va combattuta con distacco socratico, sennò finirà con lo stritolarci dentro le sue maglie acuminate e putride.

Alla cronaca quotidiana che non promette nulla di buono possiamo rispondere creando improvvise oasi di quiete, distribuendo piccole quotidiane armonie perché come scrisse Giovanni Arpino: “Non esiste notte perenne che non possa essere vinta, per un attimo, da un fiammifero acceso”.

Salvo Reitano

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